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L’eccitazione generata dai libri impubblicabili

17 Ottobre 2013

L’eccitazione generata dai libri impubblicabili

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Ora che chiunque può pubblicarsi, molti reagiscono scompostamente quando il tema delle pubblicazioni diventa sgradito.

Su The Kernel è apparso un articolo scandalistico intitolato Come Amazon fa soldi con luridume per Kindle, dove luridume sta per letteratura amatoriale depravata che glorifica stupri, incesti e abusi infantili.

La faccenda è più intricata di quello che sembra. Libri più o meno piccanti di livello letterario, diciamo, non eccelso si vendono da sempre. La novità è l’esercito di nuovi autori autoprodotti che possono diventare editori di sé stessi con un investimento minimo e scelgono la strada che ritengono più facile e redditizia, inondando Amazon di titoli che facciamo volentieri a meno di elencare.

In tutta la vicenda la parte degna di nota è che, a seguito del polverone sollevato da The Kernel, Amazon e altri distributori di rango (come WHSmith o Kobo) hanno reagito con una purga massiccia dei titoli, spesso procedendo per sommi capi e finendo con l’investire anche libri sostanzialmente estranei alla questione, come racconta The Digital Reader:

Un libro autoprodotto che è stato falciato da Kindle Store e Nook Store è Babysitting the Baumgartners, ebook certo a carattere erotico ma che, stando alle recensioni, di discutibile aveva solo la parola Babysitting nel titolo. E poi Riding the Big One, un romanzo a tema gay pubblicato anni fa e ripubblicato dall’autore nel 2010, che apparentemente non sarà più pubblicato in quanto la sua descrizione contiene la parola Teenager. È scomparso inoltre The Nun’s Lover, sembra rimosso per via della parola Sister nella descrizione.

La censura è più problematica proprio quando al centro del riflettore stanno opere effettivamente indifendibili. Chi ha il compito, o l’autorità, o la credibilità di tracciare la linea? Quando è etico censurare, e quando retrivo? Quando è libertà pubblicare, e quando invece è abuso di libertà? PJ Vogt su On The Media è per la neutralità del distributore:

Prima di Amazon esistevano piccole cittadine dove l’unico posto in cui comprare un libro era Walmart. Chi voleva un libro che la grande distribuzione considerava a rischio, aveva un problema. Se Amazon diventerà la libreria definitiva, spero che Jeff Bezos non sarà come Steve Jobs, che definiva la libertà per i suoi clienti come libertà dai contenuti discutibili. Spero che Bezos spiegherà come, nonostante disprezzi quei libri, il ruolo di Amazon sia pubblicare tutto, perfino la spazzatura più irredimibile della nostra cultura.

Il riferimento ad Apple è interessante, perché App Store è finito coinvolto a ripetizione in storie di censura, dove si trovava discutibile l’eccesso di zelo di Cupertino nell’escludere contenuti equivoci dal più frequentato negozio di app. Tracciare la linea è complicato da entrambi i lati.

Ieri sera ho assistito alla Scala di Milano a Don Carlo, una delle opere maggiori di Giuseppe Verdi, presentata per la prima volta a Parigi nel 1867. La trama, che deriva da un lavoro di Friedrich Schiller, ruota attorno all’amore di due giovani che sfocia in tragedia perché lei viene sposata senza amore dal padre di lui. Il padre medita l’uccisione del figlio e non esita a farne assassinare l’amico. Quando vuole uccidere entrambi i giovani, lo fermerà solo il fantasma di suo padre. I quali giovani avevano peraltro accettato la situazione di fatto, che li rende matrigna e figliastro.

Facile vederci del torbido. Eppure l’opera è stupenda. Ma facesse schifo, meriterebbe la censura?

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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