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L’ebook in classe non risolve, ma almeno aiuta

21 Settembre 2010

L’ebook in classe non risolve, ma almeno aiuta

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Non basta distribuire lettori di libri digitali, se poi manca la visione di sistema. Ma l'ebook è più di un semplice supporto alternativo per i soliti libri di testo. E potrebbe essere la testa d'ariete per nuove forme di istruzione e di apprendimento

C’è una naturale evoluzione che porterà gli e-reader nella cultura quotidiana e domestica e passerà dalla scuola. Al di là degli hype da tecno-innovatori e dei suggerimenti sul lettore di e-book come “regalo dell’anno” che pioveranno durante il prossimo periodo natalizio da giornali e televisioni, quello che farà la differenza sarà la possibilità di un canale di avvicinamento culturale alle famiglie. I figli e la pratica scolastica sembrano essere uno dei migliori. Zaini e borse stracarichi di volumi patinati e costosi (tetto di 145 euro per la scuola primaria a carico del ministero, fino a 286 euro per la secondaria di primo grado e fino a 370 euro per la secondaria di secondo grado) incidono sul budget delle famiglie e sulla scoliosi degli studenti (ma solo per chi ha già una predisposizione). Senza poi contare che spesso ai contenuti di parte dei libri vengono preferite selve di fotocopie, perché «erano meglio i commenti della versione precedente dei Promessi Sposi» oppure «lo hanno scelto i professori di prima e a me alcune cose non piacciono».

La circolare

Si sa, la carta è “diversamente flessibile” e ha il suo peso e costo. Ma a partire da quest’anno scolastico il ministero dell’Istruzione, con la circolare n.16 del 10 febbraio 2009, ha aperto la strada a una trasformazione del testo nella forma ebook. Infatti leggiamo:

Lo sviluppo incessante e progressivo delle tecnologie investe oggi tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva e va modificando i processi di costruzione e di trasmissione della conoscenza. La scuola, che è il luogo privilegiato per un insegnamento connesso alla memoria come all’innovazione, non può non far interagire in modo dinamico il proprio tradizionale patrimonio di strumenti con quelli – sempre più diffusi e in continua evoluzione – offerti dalle nuove tecnologie. L’articolo 15 della legge 133/2008 prevede infatti che i libri di testo siano prodotti nella versione a stampa, on line scaricabile da internet e mista.

La finalità dell’adottare e trattare contenuti digitali ha, ovviamente, natura pedagogizzante e non esaurisce i suo scopi con la sola nuova cultura di fruizione:

Le nuove disposizioni legislative riguardanti i libri di testo offrono l’occasione per una educazione costante alla legalità nell’uso delle nuove tecnologie e dei contenuti che esse rendono accessibili, nel rispetto del diritto d’autore in cui si materializza il valore del lavoro intellettuale.

Il testo andrebbe letto tutto perché contiene diverse “perle” di buon senso («Le adozioni non esauriscono i propri effetti all’interno della scuola poiché hanno anche una ricaduta non indifferente sulle famiglie. Nella scuola secondaria, infatti, chi effettua la scelta del libro di testo, cioè il docente, non coincide con l’acquirente che ne sopporta il relativo costo») e di orientamento al futuro prossimo («A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista»).

L’Iva da abbattere

Al momento le risposte degli editori sembrano essere quanto mai intempestive, lavorando soprattutto per il futuro anno scolastico. E l’andamento relativo ai costi possiamo esemplificarlo con quanto dichiara Zanichelli, un editore che tradizionalmente lavora sulla scuola, nella pagina dedicata all’online per la scuola (una manciata di testi, per ora):

I volumi scaricabili da internet hanno uno costo pari al 60% del prezzo di copertina, su cui grava l’IVA del 20%, anziché quella del 4%, specifica per l’editoria su carta.

In pratica una manciata di euro di differenza fra carta e digitale. Basta scorrere le proposte di Ebook Scuola, libreria online specializzata, e confrontarle con le possibilità di acquisto degli stessi libri in formato tradizionale per farsi un’idea. Eppure, come testimonia una ricerca Adiconsum su scuola e nuove tecnologie,  sono proprio gli e-book che per il 60% dei genitori «possono contribuire a contenere il caro-scuola». Nel nostro immaginario i contenuti in digitale possono sviluppare cultura in modi più convenienti.

Prima o poi la questione del 20% di questi “oggetti digitali” vs. il 4% dei libri andrà risolta. Come pure occorre pensare che se si acquista il libro, ad esempio in Pdf, e lo si deve utilizzare a scuola, o lo si stampa (rendendo praticamente insensata la logica di trasformazione) oppure occorre avere un qualche tipo di lettore personale, il che fa risalire a un primo sguardo i costi. Dobbiamo quindi avere una visione un po’ più allargata e magari portare il dibattito in atto sulla trasformazione delle forme dell’apprendimento che avremo nelle classi. Non si tratta solo di avere contenuti digitali da leggere, ma disporre della possibilità di interagire con questi contenuti ed estenderli attraverso modi che la forma libro non consente. Si tratta di fare sposare le esigenze di costruzione del prodotto didattico a misura del singolo docente/materia e della sua classe con quelle editoriali, attraverso un grado di flessibilità che la forma digitale rende elevata. Così progetti interessanti come Book in progress, che vede testi scolastici scritti da 300 docenti della rete nazionale con capofila l’ITIS Majorana di Brindisi e stampati all’interno delle scuole, troveranno nella leggerezza del digitale e nella connessione della rete modi di co-poduzione e di diffusione nuovi.

Il tablet non basta

Ovviamente se ci concentriamo sulla pura sostituzione libro di carta/libro digitale mettiamo a fuoco solo alcuni elementi e ne perdiamo altri, come quelli di sistema. Basta pensare all’iniziativa che ha aperto il nostro anno scolastico, come si può leggere su Bergamonews, del liceo scientifico Lussana di Bergamo:

partirà una sperimentazione, grazie alla convenzione con l’ufficio scolastico della Lombardia, che doterà i 17 studenti di una classe di altrettanti iPad, mentre gli eBook a disposizione saranno sei. L’iPad verrà fornito anche a tutti i componenti del consiglio docente. Il tablet verrà utilizzato per le normali attività didattiche, verificando se possa efficacemente “sostituire, affiancare o integrare” i tradizionali libri di testo, facilitando un “approccio metacognitivo allo studio.

Peccato che quando i ragazzi sono entrati in classe il primo giorno di scuola ci si è accorti che mancava la connessione wi-fi e, come viene sottolineato nel post che uno studente della scuola ha scritto sul proprio blog (Il Lussana cade a pezzi, ma ha gli iPad), ci sono anche altre priorità:

secondo me, bisognerebbe prima mettere gli studenti in condizioni di sicurezza. Anche perché la tavoletta in questione non ti salva da pezzi di calcinaccio […] In questi anni ho avuto professori che non sapevano neanche usare i computer, non voglio immaginare che ci faranno con l’iPad: un uovo alla coque per cominciare.

L’informatica in ogni aula

Ambivalenza fra arretratezza atavica e scarsità di finanziamenti da un lato e voglia di innovazione dall’altro. Anche se, per quanto riguarda gli insegnanti e la dotazione informatica delle nostre scuole – come ci racconta sempre la ricerca Adiconsum – il 94% degli insegnanti possiede un computer e di questi oltre il 76% si dichiara esperto nel suo uso. Ben il 72% dice di usarlo nell’insegnamento e le aule informatiche e la connessione a internet sono presenti nella maggioranza delle scuole italiane ma solo il 16% degli insegnanti ne fa un uso plurisettimanale. A sentire gli studenti, poi, «viene evidenziata l’assenza di “curricula” adeguati e lo scarso aggiornamento e formazione dei docenti». E pensare che con una connessione wi-fi e la dotazione di un laptop con reader integrato ogni aula diventerebbe un’“aula informatica” e molte delle cose che dovrebbero essere insegnate in qualche ora laboratoriale diventerebbe materiale quotidiano di lavoro didattico. E l’eccezione si trasformerebbe nella normalità.

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