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Le rivolte africane, tra Facebook e cellulare

06 Maggio 2011

Le rivolte africane, tra Facebook e cellulare

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Come ha fatto il popolarissimo social network a crescere così rapidamente in Africa? Sfruttando un'altra rivoluzione parallela e ancora più prorompente, la rete mobile

Secondo le ultime rilevazioni di Alexa, Facebook risulta essere diventato il social network di riferimento in molti paesi del continente africano. C’è da stupirsi? Probabilmente no. È una rivoluzione in atto da molti anni che non parte dal web. In molte parti del continente, il numero di utenti Facebook è raddoppiato negli ultimi sette mesi. L’Egitto è attualmente primo paese africano per numero di utenti di Facebook, con circa 6,8 milioni di utenti e un tasso di penetrazione del 8,5%. Il paese è seguito dal Sud Africa, dal Marocco e dalla Nigeria che hanno rispettivamente 3,7 milioni, 3,3 milioni e 3,0 milioni di utenti.

Spazio di crescita

Nonostante i tassi di crescita rapida, il continente ha un tasso di penetrazione Facebook di circa 3,06%, il più basso di tutte le regioni del mondo. Per questo motivo c’è notevole spazio di crescita per gli utenti africani e molte aziende stanno investendo proprio per arrivare per primi su un mercato ancora tutto da conquistare. Ma come ha fatto Facebook a crescere così rapidamente in queste regioni del mondo? Zuckerberg ha sfruttato un’altra rivoluzione africana in corso da ormai una decina di anni: la telefonia cellulare. Negli ultimi anni l’Africa è stato il mercato di telefonia mobile più in crescita al mondo e la Nigeria, in particolare, cresce del 100%.

La prima telefonata al cellulare in Africa è stata fatta in Congo (allora Zaire) nel 1987; oggi in 19 Paesi africani tre quarti di tutti i telefoni sono Gsm e gli utenti nel Continente sono oltre 100 milioni (su una popolazione di 700 milioni). L’invasione dei cellulari può essere giudicata come l’ennesima, definitiva violenza dell’Occidente all’identità del Continente nero, ma uno studio della London Business School indica che, in un Paese sottosviluppato, un aumento di 10 telefonini per ogni 100 persone equivale a una crescita dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. La mania per i cellulari, che in Occidente significa anche fastidio e maleducazione, in Africa potrebbe essere considerata come motore di sviluppo.

Il mercato dell’usato

Gli investimenti in Africa di paesi come la Cina e l’India stanno portando a un’abbassamento ulteriore dei costi di queste tecnologie, incentivando lo sviluppo e la diffusione delle stesse, ma un’altra delle ragioni di questa diffusione è il grande mercato dell’usato. Molti di questi telefoni, scartati dai mercati europei o giapponesi perché ormai fuori moda o perché soppiantati dai modelli di ultima generazione, vengono inviati ai paesi in via di sviluppo. C’è poi un fattore di digital divide dovuto alla assenza di infrastruttura wired. L’abbattimento del digital divide passa dalle tecnologie mobili proprio perchè mancano quasi del tutto infrastrutture di telefonia fissa, e quindi manca l’internet via cavo, ma la rivoluzione, qui, è ormai chiaramente mobile. In Gran Bretagna, ad esempio, ci sono voluti 15 anni perché i telefoni mobili riuscissero a superare quelli fissi, mentre in Tanzania questo ricambio è avvenuto in 5 anni.

Le molte applicazioni sviluppate sui cellulari permetteranno alle economie dei Paesi africani di svilupparsi più rapidamente, come hanno dimostrato in questi ultimi anni progetti delle principali organizzazioni non governative. Servizi di comunicazione via cellulare che hanno contribuito ad accrescere la produttività delle comunità rurali in Uganda o i primi servizi di pagamento tramite cellulare che diventano preziosi strumenti per i piccoli commercianti di Sud Africa, Senegal e Kenya. Non un modo per connettersi a internet, o almeno all’internet come la conosciamo noi, ma un modo per mettersi comunque in comunicazione con gli altri, il che aiuta non solo l’economia, ma la costituzione stessa di una società. E questo, qualcuno, lo ha capito già da un pezzo.

Rivoluzione tecnologica

Il capo di Stato del Senegal Abdoulaye Wade, nel settembre 2004 ha introdotto una conferenza stampa al Palazzo di Vetro dell’ONU dicendo: «Ci sono più linee telefoniche a Manhattan che in tutta l’Africa».
Wade e altri rappresentanti sono ben coscienti della necessità di non perdere le occasioni della rivoluzione tecnologica, per questo hanno chiesto già da tempo di unire le forze e dar vita a un Fondo di respiro internazionale che possa dare una mano ai cittadini dei paesi poveri ad acquistare telefoni cellulari e ottenere l’accesso ad Internet. L’uso della telefonia mobile viene ritenuto da questi capi di Stato essenziale in molte aree africane, laddove mancano totalmente le infrastrutture di rete fissa.

Già nel 2005 il Times spiegava che «oggi salverebbero più vite i cellulari che le medicine». I telefoni cellulari sono emersi come uno strumento di campagna organizzativa attraverso i tradizionali confini socio-economici e culturali. Ci sono numerosi esempi provenienti da tutto il mondo in cui le campagne sviluppate mediante telefoni cellulari hanno fatto oscillare i risultati elettorali attraverso attività innovative di get-out-the-vote. Sono stati utilizzati telefoni cellulari per garantire le elezioni imparziali attraverso un migliore monitoraggio, hanno dato luogo a massicce azioni collettive per la liberazione dei prigionieri politici e sono utilizzati nelle strategie di salute pubblica. Basti pensare alla recente ondata i profughi arrivata dalla Libia alla Tunisia. Nei campi di accoglienza, subito dopo il confine tunisino, i rifugiati libici ricevono oltre che al cibo, anche dei cellulari.

Mercato

Facebook ha un pregio che lo rende molto più vicino alla rivoluzione della telefonia mobile che a quella del web come piattaforma autoriale, predisponendosi infatti alla creazione di relazioni umane in cui il “contenuto” è l’utente stesso. La chiave di questa rivoluzione sta tutta qui ed è la stessa chiave che ha portato (e porta) gli abitanti di paesi come l’Egitto o la Tunisia a fare un uso incredibile di questo strumento per comunicare durante la Rivoluzione del Pane e la guerra tutt’ora in corso in Libia. Visto l’alto tasso di abbonamenti di telefonia mobile in regioni come l’Africa, Facebook ha puntato molto sulla telefonia mobile per la sua strategia di penetrazione.

Christian Hernandez, Head of International Business Development in Facebook, ha recentemente dichiarato: «Sappiamo che il mercato mobile è uno strumento importante per guidare l’impegno nei paesi in via di sviluppo, dove si parte con iniziative rivolte al mercato mobile». Per venire incontro a questo nuovo mercato gli operatori telefonici si stanno attrezzando con particolari proposte confezionate sulla base delle necessità degli abitanti di quelle zone. Le principali aziende telefoniche mondiali, infatti, offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo. Servizi come mobile banking o m-banking consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.

Armi

Non ci sarà da stupirsi quindi se vedremo Facebook continuare a crescere e investire sempre più su modelli di business che integrano perfettamente telefonia mobile e servizi di social networking. E non ci dobbiamo neanche stupire nel vedere diventare il cellulare e i social network come Facebook e Twitter le principali “armi” in mano alle popolazioni che stanno portando avanti le rivolte in Africa del Nord e in Medio Oriente.

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