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Le piccole emozioni dei siti inutili

14 Maggio 2008

Le piccole emozioni dei siti inutili

di

Collezione di angoli della Rete che non servono a niente, ma toccano il cuore

In ogni luogo che gli esseri umani chiamano casa ci sono angoli utili, angoli indispensabili e angoli nei quali si accumulano oggetti e cose che non possono essere considerate necessarie, cose senza una funzione, il cui solo valore è quello affettivo. Sono però quelle cose che saltano in mente quando viene fatta la domanda della vita (la domanda della vita è quella nella quale qualcuno, in genere la sera, di fronte a una mezza bottiglia di Nebbiolo, vi chiede: se dovessi finire su un’isola deserta/un’astronave/aldilà, cosa ti porteresti?). Sono le buone cose di pessimo gusto della nonna Speranza cantate da Guido Gozzano. Quelle per le quali si vieta a chiunque il solo pensiero di buttarle nelle pulizie di primavera. Quelle per cui nessun acquirente spenderebbe un centesimo per portarvele via, ma che si sono agganciate da qualche parte nella parte più profonda del nostro sentire.

Anche su internet ci sono questi angoli. Nell’iper-fuzionalista Rete vivono e a volte prosperano siti inutili, oziosi, leziosi che si nutrono di piccole emozioni, evocazioni, brevi momenti che non vi faranno guadagnare né tempo né denaro ma solo un po’ di respiro. Sono iniziative estemporanee che spesso attirano attorno a sé un pubblico devoto e appassionato, disposto a condividere passioni e sentimenti, purché il tutto sia allegramente senza scopo di lucro.

We Feel Fine
Come sta il mondo in questo preciso momento? Non nel senso di come sta il Pil del Canada, il prezzo del Brent o il numero di delegati conquistati nel North Carolina da Obama. Proprio “come sta” nel senso di quella domanda generica e foriera di oziose chiacchiere che si fa a un amico/conoscente: “come stai?” Sfuggendo all’analisi sociologica, all’intervista antropologica, agli appostamenti, ai laboratori, Jonathan Harris e Sep Kamvar provano a dar forma ad una riposta scandagliando i migliaia di blog in lingua inglese, in tutto il mondo, collezionando le parole che appaiono dopo le formule “I feel”, “I’m feeling”: i feel good, i feel sad, i feel blue. Ne è uscito un vocabolario di sentimenti che può essere consultato in sei modi diversi (chiamati movements) in una visualizzazione statistico-poetica nella quale le parole fluttuano come un sciame di particelle o si compongono in grafici dalla consistenza morbida di un aspic alla frutta. Arricchito da circa 15.000 nuove dichiarazioni del sentire ogni giorno We Feel Fine è un luogo dove si può giocare con una consistente mole di dati. Non c’è una volontà scientifica dietro questa rappresentazione (del resto l’espressione dei propri sentimenti è la cosa più opinabile e soggettiva che si possa immaginare, dunque non scientifica), quanto piuttosto il tentativo di dare forma alla fluttuazione delle emozioni nel nostro mondo. È un po’ come condividere il sentire comune perché ci si possa rendere conto che c’è un sacco di gente che in questo momento, proprio come noi, sta pensando che vivere è difficile oppure bellissimo.

Office Guns
Sito indispensabile per impiegati emuli di McGyver, il brillante bricoleur che sconfiggeva ogni sorta di nemici con armi costruite sul momento, Office Guns insegna a trasformare innocui accessori di cancelleria in micidiali armi da offesa. Clips, pinze, elastici, biro vengono trasformate con grande serietà in armi da “fuoco” per le battaglie da scrivania. Il sito è organizzato con precisione balistica e con un piglio scientifico che descrive a fondo il montaggio delle armi e le analizza e confronta grazie a test scientifici che nulla hanno da invidiare a un laboratorio balistico di un CSI. E in effetti i curatori di questo sito vantano una discreta esperienza militare (Espen uno dei fondatori è stato comandante di carro dell’esercito norvegese). Ogni arma è dotata di una dettagliata scheda tecnica che ne presenta le caratteristiche tra cui la velocità di lancio (media e massima) e un dato che chiunque abbia esperienza bellica (anche quella da Playstation) non potrà che valutare con attenzione: la velocità di caricamento. Il sito è aperto a inventori e contributori. Le armi che possono essere proposte devono essere conformi a quattro principi. Gli elementi costitutivi dell’arma devono essere oggetti comuni nella maggior parte degli uffici. Tali oggetti non possono essere rotti o modificati. Tali oggetti smontati dall’arma devono poter essere riutilizzati nella loro funzione primaria e infine, il proiettile lanciato dall’arma, sia esso una biro, un elastico o una graffetta deve fare male. Office Guns offre gli strumenti per dirimere, una volta per tutte, le tensioni d’ufficio, con armi micidiali e disponibili.

Beautiful Agony
Celate nel vostro cuore la segreta curiosità di vedere che faccia fa il vostro o la vostra partner nell'”estasi d’amore” ma la vostra educazione vi vieta di avere rapporti sessuali con la luce accesa e gli occhi aperti? Niente paura c’è chi sta raccogliendo video ritratti di simpatici volontari che si filmano in primo piano (del volto) proprio in quel momento. Ecco una collezione di gente di ogni età, colore, paese che letteralmente se la gode e condivide quella strana trasfigurazione dell’espressione del volto durante un orgasmo. Solo primi piani e come recita la presentazione del sito olandese: l’unica nudità contenuta in questo sito è dal collo in su, il luogo nel quale le persone sono veramente nude. Niente pornografia dunque, ma un momento di intimità condiviso, a volte imbarazzante, sempre tremendamente umano. Lontanamente ricorda l’idea che ebbe il fotografo lettone Philippe Halsman: quando gli furono commissionati alcuni ritratti di personaggi celebri da NBC. Halsman chiese ai soggetti di fare un salto e nel bel mezzo del salto, scattò. E così Groucho Marx, Bob Hope, il duca e la duchessa di York e molti altri saltarono. Nel 1959 fu pubblicato un volume con 178 ritratti di celebrità saltanti. «Se chiedi ad una persona di saltare», ebbe a dire Halsman, «la sua attenzione è focalizzata nel salto così la maschera cade e la vera faccia appare».

The Graveyard
Abbiamo parlato di sentimenti, di guerra e di sesso, potevamo trascurare la morte? Ci sono molti siti che parlano di morte. Si possono visitare i luoghi di sepoltura delle celebrità holliwoodiane, oppure si può donare il proprio corpo (dopo la morte, naturalmente) alla Body Farm del Centro di antropologia forense dell’Università del Tennessee dove presumibilmente lo lasceranno decomporre in mezzo a un prato o nel baule di un’auto per esaminarne il decorso e i residui (maggiori informazioni nel volume Stecchiti di Mary Roach). Oppure si può accompagnare una vecchietta alla sua periodica visita al cimitero a trovare quelli che erano i suoi cari: parenti e amici ormai scomparsi. The Graveyard è un piccolo videogioco, scaricabile per Mac e Pc. L’ambientazione è un cimitero, il personaggio un’anziana donna che accompagnate verso una lontana panchina con le frecce della tastiera del vostro computer. Non aspettatevi salti da Lara Croft, zombies e mostri che si frappongano nel lungo viaggio. Nessun codice segreto, nessun gioco di abilità per sbloccare serrature. L’unica difficoltà è la pazienza che ci vuole perché la vecchina è piuttosto lenta e se la spingete troppo comincia a zoppicare. Calma dunque. Adeguatevi al suo ritmo. Rallentate. Arrivati alla panchina la vecchietta vi si accomoderà e comincerà una canzone che racconterà le vicende dei suoi cari scomparsi. Una sorta di Spoon River belga e in bianco e nero. Tutto qui. Si, avete capito, il “gioco” è tutto qui. Finita la canzone non vi resterà che riaccompagnare la signora al cancello. Perché fare un “videogioco” così? Sinceramente non lo so, ma l’accompagnare la vecchia signora e poi aspettare che finisca la sua canzone ha un che di coinvolgente. Malgrado non sia divertentissimo, non me la sono sentita di abbandonare la vecchietta alla panchina. Pazientemente l’ho riaccompagnata al cancello. Ora nutro la speranza che sia tornata a casa tranquilla. Esiste la possibilità di acquistare un versione completa del gioco, per cinque dollari, la cui unica features aggiuntiva è quella per cui esiste la possibilità che la vecchina muoia. Improvvisamente, senza un preavviso e senza che il giocatore ci possa fare nulla. Come, a volte succede ai vecchi.

Piccole idiozie, grandi sentimenti, informazioni senza utilità, un modo tutto emotivo per raccontare il mondo. Un ritratto del nostro tempo che sarà più impietoso, vero e duraturo di molte gelide dissezioni sociologiche. Un modo per condividere ciò che sta dentro, ciò che ci accompagna tutto il giorno al quale spesso non sappiamo dare voce. Per finire in gloria questo viaggio nell’impalpabile e nell’apparentemente futile ci lasciamo alle spalle le parole di Immanuel Kant: l’immaginazione è la più scientifica delle facoltà perché è l’unica a comprendere l’analogia universale.

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