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Le piattaforme dell’e-learning in mostra

11 Giugno 2002

Le piattaforme dell’e-learning in mostra

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Oltre duemila esperti di tecnologie per l'educazione, provenienti da 74 paesi, hanno partecipato al Wem, World Education Market, che si è tenuto il mese scorso a Lisbona.

Il salone ha rappresentato un test per il mercato emergente dell’e-learning, valutato nel 2001 intorno ai 310 milioni di dollari, per quanto riguarda l’offerta di tecnologie e contenuti per i corsi on line.

Al Wem sono state presentate le più importanti piattaforme per l’e-learning, come Blackboard Learning System, nata alla Cornell University e oggi utilizzata da 2400 istituzioni nel mondo, o la WebCt, nata da un progetto di ricerca dell’università della British Columbia, ora adottata da 2600 istituti di formazione, prevalentemente università on line. Anche Ibm e Cisco hanno presentato congiuntamente la loro offerta per la realizzazione di classi virtuali, chiamata “Learning and Information Outlet”, che permette di distribuire in rete contenuti interattivi e multimediali.

“Il lavoro collaborativo è essenziale nella formazione a distanza, occorre promuovere la partecipazione nelle classi virtuali attraverso tutti gli strumenti che la tecnologia offre: chat, forum e videoconferenze” osserva Gianni Mancassola, amministratore delegato di E-education.it, la società del gruppo Scala di Firenze specializzata nell’e-learning (con l’università di Firenze sta mettendo on line il corso di laurea in Neurologia). “Le piattaforme, che sono organizzate sottoforma di Learning Object, ognuno dei quali rappresenta una specifica attività didattica, garantiscono non solo la distribuzione di contenuti in rete, ma anche un alto grado di interattività con gli elementi multimediali”.

Come dire che l’e-learning non si basa solo sul contenuto dei corsi, ma anche sull’insieme di strumenti che permettono di organizzare la formazione. “C’è un valore pedagogico enorme in queste piattaforme, perché da esse dipende l’organizzazione dell’apprendimento” sottolinea Serge Ravet, direttore dell’European Institute for e-learning, creato a Parigi all’inizio del 2001, che oggi conta membri in 7 paesi europei, Italia compresa. Durante le giornate del Wem l’istituto ha organizzato il Te-le Village “Total e-learning experience”: una serie di seminari per valutare le possibilità offerte dalle diverse piattaforme in commercio, tra cui anche l’italiana Giunti Interactive System.

“Oggi sono disponibili strumenti che permettono in base al profilo professionale di una persona e ai suoi obiettivi di indicare di quale tipo di formazione ha bisogno. Le piattaforme sono fondamentali per i test di valutazione, per tenere traccia di tutta l’attività in rete dello studente, per permettere di accedere alle diverse risorse educative e ai data-base on line, per far lavorare insieme, anche su uno stesso documento, il tutor e lo studente che si trovano lontani. La tecnologia oggi permette davvero di estendere le classi e di applicare alla formazione i principi del lavoro collaborativo”.

C’è anche chi ha provato ad applicare all’insegnamento a distanza i principi dell’Intelligenza Connettiva, descritti nell’omonimo libro da Derrick de Kerckhove, il Direttore del McLuhan Project in Culture and Tecnology all’università di Toronto e uno dei più ascoltati guru delle nuove tecnologie di comunicazione. La società Connected Intelligence, che ha sede a Lisbona, ha presentato al Wem il programma Ctid (Connected intelligence training and development), realizzato per conto del governo di Madeira, che ha permesso di mettere in rete 42 scuole, 200 insegnanti e 2000 studenti per farli lavorare on line come in un campus virtuale, su diversi obiettivi, in gruppi organizzati secondo il metodo dell’intelligenza connettiva. Un esperimento che potrebbe essere presto esportato in altri Paesi.

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