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Le novità del LinuxWorld di ferragosto

19 Agosto 2002

Le novità del LinuxWorld di ferragosto

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Partnership tra VA Software e IBM, proposta di legge per l'open source nella PA californiana, e altro ancora...

L’estate incalza, maltempo incluso, e oltreoceano l’occasione è buona per lo svolgimento di importanti eventi in ambito informatico. Come già segnalato, a ridosso di ferragosto è stata la volta dell’edizione californiana di LinuxWorld Conference & Expo, svoltasi nel capiente Moscone Center in pieno centro di San Francisco. Ecco allora una serie di segnalazioni sparse a margine dell’evento.

Intanto l’annuncio di un partnership tutta particolare, quella tra VA Software e IBM: la prima sposterà l’attività di SourceForge, ambito-raccolta di progetti open source, all’interno di una fondazione che si occupa del software proprietario prodotto da IBM software. Contemporaneamente, VA Software (già nota come VA Linux) lancerà la promozione di programmi IBM, quali DB2 e WebSphere, per quanti vorranno passare alla versione commerciale del software collaborativo realizzato sotto il marchio SourceForge. Una sorta di matrimonio sui generis, quindi, in cui la filosofia open source, pur di ampliare e diversificare la propria presenza sul mercato, sembra sposare tesi e pratiche diametralmente opposte, quelle legate a sviluppo e diffusione del software proprietario. In realtà l’iniziativa tende ad avvicinare percorsi inizialmente divergenti sulla spinta dell’interesse sempre crescente su Linux e dintorni.

Per VA Software, in particolare la partnership si rivela come una specie di ultima spiaggia per incrementare le entrate. SourceForge, lanciato all’inizio del 2000 per dar spazio ai programmatori open source, è gradatamente divenuta l’unica entità centrale per l’intera l’azienda. Questa ha infatti mollato l’originale vendita di server Linux perchè non più profittabile. Un ambito in cui potrebbe aver senso utilizzare i database DB2 per archiviare in maniera precisa tutto il materiale prodotto e di WebSphere per creare l’infinità di pagine Web relate ai nuovi progetti in continua espansione. Mentre resta da vedere come la comunità globale degli sviluppatori risponderà all’iniziativa, IBM conferma così l’ennesimo passo dell’ampio coinvolgimento nel pianeta del pinguino, pur se con l’ovvia spinta per ulteriori ritorni economici.

D’altronde è noto come i giganti high-tech abbiano deciso di insistere con la produzione di mega-server Linux. Un settore in cui, oltre ai nuovi modelli della stessa IBM basati sui processori Xeon da 2/2.4GHz, l’evento di San Francisco ha visto l’avanzare di Sun. Di fianco alla nota suite desktop OpenOffice, la società californiana ha presentato i freschi server LX50 (a 2.796 dollari per 512MB di memoria, 5300 dollari per 2GB di memoria) già dotati del pacchetto denominato Sun Open Network Environment (Sun ONE). Si tratta di una variante del Linux di Red Hat, la cui totalità dei componenti raggiungerà la massima operatività soltanto tra sei mesi. Il software sarà disponibile anche nella versione dell’analogo ma proprietario sistema Solaris per chip Intel. Si tratta in ogni caso di un primo, deciso passo di Sun per l’ambiente Linux, anche se per ora non è previsto ciò vada a coprire anche il settore dei server high-end con più di due processori, dove punta di diamante rimangono le workstation UltraSparc in accoppiata con Solaris.

Passiamo ad un contesto altrettanto, se non più, vitale per il futuro del pianeta open source e free software, quello connesso all’arena politico-legislativa. LinuxWorld ha visto la presentazione di un’iniziativa finalizzata al supporto del parlamento californiano verso l’introduzione e la diffusione di programmi “aperti” nella pubblica amministrazione, come atto preventivo agli abusi di aziende basate invece sul software proprietario. Nello specifico, il titolo del testo è “Digital Software Security Act” e prevede che le agenzie statali della California possano acquistare programmai soltanto da quei produttori che non pongano restrizioni sull’uso o l’acceso dei codici sorgenti.

Spiega Walt Pennington, avvocato di San Diego tra i promotori del prossimo disegno di legge: “Abbiamo deciso di rendere pubblica l’iniziativa dopo aver ottenuto il sostegno di diversi legislatori nel corso di numerosi meeting avvenuti nel parlamento di Sacramento.” Tra questi, Juan Vargas democratico il cui distretto al confine col Messico include diverse agenzie nonprofit che già utilizzano Linux, specifica però che occorrerà lavorare ancora al testo prima di poterlo presentare al parlamento della California. “Si tratta di codice, speriamo presto valido anche a livello legale, ma che richiede l’attiva partecipazione di uno straordinario numero di persone onde renderlo accettabile a buon numero di persone.” Il deputato ha poi aggiunto che, quando la settimana prossima avvierà la discussione parlamentare, c’è da scommettere che “Microsoft inizierà a distribuire in giro hardware, software e servizi gratis.”

A scando equivoci, la proposta non vuole punire o puntare l’indice contro gli sviluppatori di software proprietario. Si vuole piuttosto sottolineare come quest’ultimo provochi costi aggiuntivi e rischi alla sicurezza, problemi che lo Stato deve giocoforza ridurre al massimo. Non a caso grossi nomi dell’industria hanno pubblicamente già annunciato il loro supporto al disegno di legge, a partire da Red Hat il cui CEO Michael Tiemann ha tra l’altro dichiarato: “Se riusciamo a far entusiasmare il movimento open source nella modifica del codice legale tanto quanto per C++ e Java, credo che l’attività di lobbying decollerà da sola.” Altre società importanti già in pista sono IBM, MandrakeSoft e Linux International.

Last but not least, LinuxWorld ha ribadito la necessità di impedire ogni frammentazione del kernel Linux, evitando lo sviluppo di versioni tra loro incompatibili come accaduto in passato per Unix. Ecco quindi che le versioni Linux di Red Hat 7.3, SuSE 8.0 Professional e Mandrake ProSuite 8.2 sono state le prime ad essere certificate sulla base delle linee-guida diffuse dalla Linux Standard Base. Quest’ultima entità è gestita dal Free Standards Group, organizzazione nonprofit composta da sviluppatori e dirigenti industriali, proprio allo scopo di standardizzare la maggior parte dei componenti di Linux pur consentendo alla varie distributori l’aggiunta di funzioni proprie. La certificazione LSB rappresenta quindi un primo passo per prevenire ulteriori frammentazioni, anche se notoriamente ciò non è sufficiente a garantire gli utenti sulla intercambiabilità delle svariate release in circolazione.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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