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Le dimensioni del cambiamento informatico

20 Aprile 1998

Le dimensioni del cambiamento informatico

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Per entrare nel 2000 è meglio comprare workstation potenti e buttare via i mainframe o fare il contrario ? Fino ad oggi la strada Microsoft ha indicato la prima direzione. Dobbiamo credere a Oracle & partners che ci introducono alla seconda via?

Passato

Le “filosofie” nell’informatica sono soggette alle influenze sociali e organizzative del loro periodo storico. Negli anni ’60, quando il controllo politico e aziendale era fortemente centralizzato e le informazioni venivano generalmente erogate dal governo ai fruitori, come pure agli operativi, i sistemi informatici erano talmente chiusi che IBM (un autentico monopolio all’epoca) osteggiò fino alla fine degli anni ’70, quando il monitor in informatica esisteva già da 20 anni, un’interfaccia diversa dalle schede meccanografiche o dai cosiddetti “terminali stupidi”. Gli elaboratori erano nel “cervello” (la metafora del “cervello elettronico” è dell’epoca), dove tutto, programmi, assistenza, apparati, era proprietario.

Solo con gli anni ’80, con il nascere della micro-imprenditoria e lo sviluppo della piccolo-media impresa e della cosiddetta società dei servizi, l’avanzata delle amministrazioni locali e il sorpasso delle categorie individuali (il “privato”, il “singolo”) su quelle politiche, si svilupparono – nello scetticismo generale – i calcolatori personali, le stazioni midi e mini, mentre i grandi elaboratori si organizzavano per raggiungere sedi decentrate a cui veniva delegata una quota a parte di autonomia e potere.

Presente

Con lo sviluppo dell’orientamento al cliente e in relazione al potenziamento di calcolo delle workstation, il rapporto di forza fra periferia e centro si è in molti casi invertito e il centro si è fatto da produttore a – secondo i casi – supervisore o consulente delle informazioni-decisioni periferiche. In questo periodo, al cui tramonto stiamo assistendo con non poche incognite, si è affermata l’architettura delle reti e il modello client-server. Questo è stato propagandato e difeso con toni non di rado a dir poco ideologici, fino a scoprire che le cose finivano per funzionare meno meravigliosamente di quanto fosse nelle aspettative.

Il modello suona un po’ come il classico uovo di Colombo. La piramide viene rovesciata e la gerarchia invertita. I PC sono i clienti che elaborano, organizzano e manifestano esigenze originali, mentre il “centro” è rappresentato da una catena gerarchica di serventi, calcolatori, cioè, che non fanno altro che fornire un servizio ai clienti.

In definitiva è come se una volta tutti usassero un grande e preciso orologio da parete, per poi passare ad una serie di sveglie per stanza e alcuni orologi da polso, mentre oggi ci sono solo tanti orologi da polso con una serie di sveglie qua e là, sincronizzati fra loro alla meno peggio, con una significativa tolleranza degli scarti.

Bilanci

Una tale architettura, laddove ha ridotto gli smodati investimenti unitari in sistemi di un tempo, ha moltiplicato le voci di spesa. A ogni singolo utente vanno infatti imputati il costo della workstation, quello del software, una percentuale della più o meno costosa infrastruttura di rete e delle spese per la sua amministrazione, alle quali vanno comunque il più delle volte aggiunti i costi di un mainframe per i database centralizzati. Il fatto è che con le nuove regole del mercato informatico capita che questi sistemi diventino obsoleti con una rapidità superiore alla velocità di aggiornamento delle organizzazioni. Fare l’upgrade a un host è infatti molto più rapido e attualmente meno costoso che cambiare tutti i programmi e tutti i PC. In più, le difformità che si ingenerano portano a inefficienze prima ignote e non è raro vedere viaggiare in posta elettronica documenti Word97 (che fino a poco fa non lavorava bene neppure con i suoi stessi precursori) che non possono venir letti dal restante dei Word per Windows 6.0, 2.0 o 5.5 per DOS aziendali.

In modo simile, nelle organizzazioni il rovesciamento della piramide gerarchica ha fatto emergere la necessità di semplificazione e della conseguente compressione gerarchica, portata così su due-tre livelli.

Rimangono tuttavia sempre più forti due caratteristiche della nuova era:

  • il decentramento delle responsabilità in condizioni di flessibilità, mobilità e leggerezza
  • l’incentivo allo sviluppo della differenza di competenze e pratiche di lavoro.

Futuro

Come si traduce questo in architetture informatiche?
L’infrastruttura, la rete, da sistema proprietario deve diventare un bene comune, una risorsa sociale indipendente dagli utilizzatori. Di questa necessità deve farsi carico il nuovo mercato liberalizzato delle telecomunicazioni (TLC), eliminando alla radice i problemi di installazione e gestione delle infrastrutture private. Dovunque mi trovi, chiunque io sia e qualunque sia lo strumento che uso (workstation, PDA, city-cordless…) devo poter accedere a tutte le reti che me lo consentano, collegandomi con qualsivoglia stazione.

Se anche i programmi possono essere diversi, il trend degli applicativi sono ormai tali che non esiste più differenza di prestazione per i rispettivi documenti. Per questo i formati dei documenti non devono più essere proprietari, ma uniformi. Starà poi al singolo applicativo l’essere in grado o meno di implementare talune features. Quello della rete e degli standard sarà l’unico livello intermedio fra un’unica elaborazione centrale proprietaria del sistema il più possibile potente (upsizing dei mainframe) e una galassia di “oggetti” di svariata natura di proprietà dei fornitori/utenti di informazioni.

Questi ultimi devono essere ritagliati per le singole necessità e ognuno di essi dev’essere specializzato per la funzione che deve svolgere e alleggerito di tutto ciò che non deve fare (users downsizing). Per esempio, una persona che debba fare della grafica e poi scrivere, far di conto, comunicare e giocare, avrà un computer per la grafica, un PDA (Personal Digital Assistant, o computer palmari) con accesso alla rete e un “Works” per gli applicativi comuni, oltre a eventuali consolle-WebTV per i giochi e l’edutainment. In ufficio, invece, è verosimile che prenderanno piede i network computer per le applicazioni distribuite, accanto ad altri devices per le attività specialistiche.

Una prima conseguenza sarà la riduzione dei costi di upgrade, tanto degli applicativi, che delle infrastrutture, che delle workstation e dei mainframe. Un’altra sarà la riduzione degli sforzi di apprendimento, delle installazioni, dei guasti, delle consulenze e, più in generale, degli utilizzi non funzionali delle macchine, dei sistemi operativi, dei programmi, e così via.

Non per niente, una recente indagine di Harris Research e Abacus mette in evidenza che senso di impotenza, frustrazione e una media di 3-4 ore, e 81 milioni di costi aziendali persi alla settimana, sono il magro risultato dell’attuale “rivoluzione informatica”.

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