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Le app sono esperienze

17 Aprile 2012

Le app sono esperienze

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Su un tablet o uno smartphone dovremmo usare software che imita la realtà o che la annulla? La risposta è un'altra. A una domanda assai diversa.

Su Internet ci sono pochi articoli lunghi e articolati che è possibile leggere con interesse costantemente elevato e giunti al termine hanno realmente lasciato qualcosa di importante. Mi è successo con Augmented Paper di Matt Gemmell.

Gemmell parte dal confronto tra le moderne interfacce mobile – l’impersonare la realtà di iOS, l’aprire una finestra su spazi informativi di Windows Phone, l’ibrido tra tradizione desktop e adattamenti touch di Android – per passare a una disamina ancora più interessante, dedicata alle applicazioni da usare con il tocco delle dita. La sua preferenza va a ciò che definisce augmented paper, carta aumentata:

  • A quiet, aesthetically pleasing, breathable, layout-conscious treatment of information, where functionality is as implicit as reasonably possible, and where interface is minimised rather than either celebrated or avoided.
  • Information presented beautifully, with a print-like attention to readability and attractiveness.
  • Not obviously “software”, in the sense of a dated, legacy, widget-heavy, desktop-era design aesthetic.
  • Neither too lifelike (saturated with gloss), nor too ‘digital’ or artificial (stark, rarified and electronic).
  • Virtual enhancements where useful, but not so as to compromise the design. Make interaction cues subtle and quiet, without being obscure.
  • Displaying a core ethos of tactile surfaces, with judicious digital adornments.

Dopo un breve ma significativo excursus sull’editoria digitale per iPad arriva una conclusione stimolante:

Apps are only incidentally software; software is an implementation detail. Instead, apps are experiences.

I nuovi apparecchi, chiosa Gemmell, così personali, portabili, tattili, non sono gli altari dell’era del desktop al cospetto dei quali bisognava figurativamente prostrarsi, ma estensioni delle nostre vite, che le potenziano e le arricchiscono (se bene usate). Da qui deriva un modo di concepire e progettare il software che è del tutto diverso da una volta e probabilmente dobbiamo ancora scoprire in gran parte per sapere dove e a che cosa ci porterà.

Ho trovato la prosa di Gemmell scorrevole e notevolmente istruttiva. Consiglio a tutti la lettura.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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