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Lavorare in gruppi (virtuali) per creare conoscenza

13 Febbraio 2002

Lavorare in gruppi (virtuali) per creare conoscenza

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Il collaborative learning in Rete.

La nostra vita quotidiana nel mondo reale ci mette a confronto ogni giorno con situazioni d’interazione con gli altri. Siamo esseri relazionali, viviamo continuamente in situazioni d’interdipendenza reciproca con chi ci sta intorno. A partire da quando andiamo a scuola, per continuare nel mondo del lavoro, la nostra attività quotidiana è costellata da scambi verbali e non con le persone che ci circondano. È importante, quindi, che la scuola ci prepari ad affrontare le attività collaborative in modo positivo e produttivo, aperto, soprattutto, alla condivisione del sapere.

Non è nascondendosi dietro un atteggiamento competitivo che si riesce a crescere: il confronto e la condivisione delle conoscenze sono molto più efficaci nella creazione di nuovi saperi. L’interdipendenza deve essere quindi positiva, solo così in un gruppo di studio o di lavoro ha senso parlare di collaborazione e solo in questo contesto il successo del singolo viene a riconfigurarsi come il successo del gruppo intero.

Il collaborative learning nasce proprio come la condivisione di opinioni e saperi; esso tende ad una “rielaborazione” di contenuti che aiuti a ricollocare le differenze. Come riesce ad ottenere questo risultato? Rendendole, da un lato, meno in contrasto l’una con l’altra e, dall’altro, compresenti in una soluzione finale che ne mantenga l’identità senza rinunciare ad un risultato comune, rimodellato a partire dalle molte proposte iniziali.

Un gruppo collaborativo nasce da un progetto comune e da un insieme eterogeneo di persone, disposte ad acquisire le competenze necessarie per portare a termine un progetto. Ognuna di queste persone avrà il proprio stile di apprendimento, cioè un proprio modo di apprendere, ma lavorare con altre persone che hanno stili di apprendimento diversi dal proprio può costituire un ottimo terreno di confronto e di affinamento delle proprie attitudini. “Tutti imparano da tutti come si impara”, oltre che essere coinvolti in un progetto comune. Ma tutti imparano anche a prendersi le proprie responsabilità sia nei confronti degli altri che nei confronti del gruppo in sé in funzione del progetto: non c’è successo personale senza il successo dell’intero gruppo, non c’è insuccesso personale senza l’insuccesso dell’intero gruppo. Il singolo scompare, dal punto di vista del risultato finale, mentre diventa parte integrante di un “corpo collettivo” all’interno del quale riacquista la propria identità (con la propria opinione, la propria operatività, il proprio contributo al risultato del gruppo).

Vediamo quali sono, più nel dettaglio, le caratteristiche dell’apprendimento collaborativo, per poi scendere nel dettaglio relativamente all’apprendimento collaborativo online.
“Il lavoro collaborativo è un processo aperto all’interno del quale un obiettivo specifico viene perseguito con metodi e regole non predefiniti, ma negoziati fra i membri del gruppo”(1)
Gli studenti sono responsabili dell’apprendimento dei compagni così come del proprio. Il senso di responsabilità nei confronti del gruppo e la spinta ad imparare in modo attivo sono peculiarità che rendono l’apprendimento collaborativo una metodologia perfettamente adatta per la formazione degli adulti, sia in alcuni ambiti aziendali che in contesti strettamente didattici. L’attività più formativa è certamente legata al tentativo di riconciliare diversi punti di vista per arrivare ad una soluzione a denominator comune.

Come ci insegna Kaye, ecco i tre elementi principali della metodologia del collaborative learning:
Interdipendenza tra i membri del gruppo: “Perché ci sia un’efficace collaborazione e cooperazione, ci dev’essere una reale interdipendenza tra i membri di un gruppo nella realizzazione di un compito, un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità per il gruppo ed i suoi obiettivi e deve essere posta attenzione alle abilità sociali e interpersonali nello sviluppo dei processi di gruppo.”(2)
Condivisione di compiti e gestione del processo di gruppo: “collaborare (co-lavorare) vuol dire lavorare insieme, il che implica una condivisione di compiti. (…) In un contesto educativo, il successo dell’apprendimento collaborativo dipende da un certo numero di fattori importanti, non ultimo dei quali è la struttura dentro cui i processi di gruppo hanno luogo e il modo in cui questi vengono gestiti. Il ruolo del tutore come facilitatore e organizzatore è cruciale.”(3)
Finalità di costruire qualcosa di nuovo: “collaborare (…) implica (…) una esplicita intenzione di ‘aggiungere valore’ – per creare qualcosa di nuovo o differente attraverso un processo collaborativo deliberato e strutturato, in contrasto con un semplice scambio di informazioni o esecuzione di istruzioni.”(4)
Il collaborative learning, dunque, secondo Kaye, è “un apprendimento individuale come risultato di un processo di gruppo.”(5)

L’individuo impara interagendo con tre ambiti principali: se stesso, l’ambiente (fisico o virtuale) esterno e il contesto sociale. Questi tre elementi sono in diversa misura sempre presenti nell’interazione. In ogni situazione di apprendimento però ciascuno può prevalere sugli altri.
Per l’apprendimento che avviene nell’ambito individuale si intende quella situazione in cui prevalgono la riflessione, la creatività e la fantasia del singolo.
Nel caso dell’apprendimento strettamente in relazione con l’ambiente esterno giocano una parte preponderante i sensi e le percezioni del singolo.

L’interazione con le altre persone è invece prevalente in quell’apprendimento che è principalmente frutto del contesto sociale. Può avvenire in modi diversi:
Imparare per mezzo di altri: un soggetto ha l’esplicito obiettivo di far apprendere qualcosa a terzi. Due sono i flussi di informazione coinvolti: uno che va da chi insegna a chi apprende e l’altro in senso contrario. Il primo ha l’obiettivo di stimolare l’apprendimento, il secondo è il feedback del ricevente.

Imparare dagli altri: un individuo si appropria di alcune conoscenze in un processo non intenzionalmente predisposto per indurre apprendimento. La comunicazione qui è monodirezionale perché manca il feedback esplicito sul livello di apprendimento che è stato raggiunto. È il caso del collega di lavoro parco nelle sue istruzioni che va osservato per carpirne le conoscenze perché non le spiegherà mai direttamente.
Imparare con gli altri: è il caso del lavoro del gruppo. Qualunque sia il grado di collaborazione che si stabilisce tra i partecipanti – cioè ripartizione o divisione dei compiti – rileviamo una coincidenza tra quest’ultima modalità di apprendimento nel contesto sociale e ciò che sinora abbiamo definito apprendimento collaborativo.

La metodologia che sottende agli sforzi che si stanno compiendo nell’ambito del collaborative learning, soprattutto online, quindi in gruppi virtuali, vede due protagonisti principali.

Il metodo Jigsaw: introdotto da Aronson nel 1978 ed oggi utilizzato nella “Community of Learners”, è un metodo per l’apprendimento collaborativo. È organizzato in un ciclo di ricerca di circa dieci settimane che prevede cinque fasi.
Attraverso un brain-storming gli studenti scelgono un argomento che giudicano interessante e che desiderano sviluppare. Il tema scelto deve essere piuttosto ampio in modo da permettere uno sviluppo a diversi livelli.

L’argomento scelto viene scomposto in cinque sotto-argomenti.
Gli studenti si dividono in cinque gruppi ciascuno dei quali sceglie di occuparsi di un sotto-argomento.

Dalla scomposizione dei precedenti gruppi si formano altri cinque nuovi gruppi in modo tale che in ciascuno ci sia un esperto per ogni sotto-argomento.
In ogni gruppo ciascuno studente ha il compito di spiegare ai compagni la parte di materiale di cui è esperto e verificarne l’apprendimento da parte dei compagni. Al termine ciascun studente viene valutato sulla conoscenza e sulla comprensione di tutto il materiale.

Il “Reciprocal Teaching“: è un metodo ampiamente utilizzato per potenziare le abilità di lettura e comprensione del testo in studenti con problemi. Vi fanno ricorso diverse attività condotte online. Una sessione di Reciprocal Teaching prevede la costituzione di gruppi di lettura formati all’incirca da sei utenti ciascuno dei quali è chiamato, a turno, ad essere leader. In questo ruolo l’utente ha il compito di leggere, stimolare e sostenere la discussione tra i partecipanti. I compiti che devono essere assolti in un gruppo di questo tipo e condotti dal leader sono quattro:
riassumere
fare domande
chiarire
predire (l’obiettivo di quest’ultima attività è stimolare gli utenti ad immaginare come potrebbe proseguire il brano. Per verificare le proprie previsioni gli studenti sono infine invitati a continuare la lettura).

Questa strategia permette di approfondire un particolare ambito di conoscenza, oltre a stimolare la riflessione su determinati contenuti.

L’apprendimento collaborativo attraverso il computer

Il Computer Supported Collaborative Learning (CSCL) è una metodologia didattica che ha l’obiettivo di promuovere l’apprendimento collaborativo, avvalendosi del supporto dell’informatica e della telematica. La ricerca nel campo del CSCL, anche se orientata all’applicazione in ambito didattico, si avvale dell’esperienza teorica e tecnologica accumulata dal Computer Supported Collaborative Work. Il CSCW è una metodologia di lavoro collaborativo, già sperimentata con successo nelle aziende, basata sul principio che le reti di computer possano essere usate per agevolare, aumentare ed anche per ridefinire le interazioni tra i membri di un gruppo di lavoro. Esempi illustri di software dedicati al CSCW sono sicuramente First Class e BSCW.
Un modello pedagogico che può essere adottato in una situazione di CSCL a distanza è quello definito “problem oriented”. Gli studenti costituiscono una comunità indivisibile durante il processo collaborativo mentre analizzano un fenomeno, che per sua stessa natura è legato a situazioni contingenti e a condizionamenti sociali. Contrariamente ad una situazione di apprendimento di tipo trasmissivo (il docente trasmette dei contenuti alla platea di discenti), l’idea è di utilizzare un’applicazione informatica per:

  1. distribuire materiale
  2. distinguere i contributi individuali
  3. mediare l’interazione tra gli studenti
  4. ottenere un lavoro completato in modo cooperativo

L’apprendimento è organizzato come un progetto di lavoro cooperativo in cui deve esistere un problema che gli studenti ritengano stimolante comprendere e approfondire. L’analisi del problema viene condotta da individui che sono interdipendenti nel loro lavoro e che si avvalgono del supporto del computer. Alla base del CSCL a distanza si viene quindi a creare una relazione dialettica: l’applicazione informatica è il veicolo con cui viaggia la rete di relazioni umane coinvolte dall’apprendimento collaborativo.

Le applicazioni informatiche hanno ruoli differenti a seconda delle situazioni. In alcuni casi hanno il ruolo di mediare tra gli individui che collaborano, in altri di mediare tra l’individuo e il proprio lavoro. In questo contesto quindi il computer viene proposto come mezzo per la trasmissione dell’informazione, ma soprattutto come mezzo per le interazioni tra pari e per lo sviluppo del lavoro individuale.

In situazioni di collaborazione supportata dal computer, si assiste allo svilupparsi di un apprendimento attivo da parte dello studente. Lavorare con strumenti informatici da soli o ancor più in gruppo è un’azione più sotto il controllo dello studente che del formatore. L’introduzione dei computer consente di raggiungere l’obiettivo di portare l’apprendimento da un processo di semplice assimilazione ad un processo di costruzione attiva. Infatti il lavoro collaborativo supportato dal computer si basa in larga parte sui processi di costruzione mentale dello studente, quindi da lui controllati, e il parte minore sui processi di appropriazione sociale del significato, quindi controllati dal gruppo nel suo complesso.

Quali sono i principali requisiti che deve avere un software per CSCL?
Supportare al meglio la comunicazione.
a) Il contenuto e il contesto dell’informazione devono sempre essere resi disponibili (testo, immagini, voce o uno di questi).
b) Il mezzo deve essere in grado di coprire tutte le necessità di comunicazione del gruppo.
c) L’informazione deve essere gestibile in modo personalizzato. Può essere diretta agli individui, ai gruppi o a liste di individui e deve poter essere privata o pubblica, a seconda delle esigenze di chi gestisce l’intervento formativo.
Permettere un’adeguata organizzazione degli ambienti, delle attività e dei contenuti.
a) Deve essere garantita la possibilità di lavorare ad un certo livello di cooperazione, sia per discussioni formali di gruppo che per dibattiti informali.
b) Deve esserci la possibilità di organizzare il gruppo in modo elastico, per supplire alle diverse esigenze operative.
c) Il sistema deve poter essere modificato in base alle dinamiche di coesione scelte dal gruppo.
Sempre Kaye individua tre classi di tecnologie:
1) Sistemi di comunicazione: si tratta di groupware che permettono la comunicazione tra persone o gruppi distanti e quindi lo svolgimento di attività collaborative.
2) Sistemi per la condivisione di risorse.
3) Sistemi di supporto ai processi di gruppo: questa categoria indicava inizialmente software sviluppati per il CSCW in ambienti aziendali. “Questi includono strumenti per la gestione di progetti, diari e calendari condivisi con possibilità di segreteria automatica, strumenti per generare e stabilire priorità tra le idee, strumenti per strutturare specifici tipi di formati di discussione, browser per aiutare gli utenti a navigare all’interno di ambienti virtuali complessi.”(6)

In ambienti didattici, è da ricordare anche la funzione di supportare i diversi ruoli che si possono identificare in un gruppo offrendo accesso differenziato alle risorse, agli strumenti e alle attività: la figura del docente deve poter accedere ad aree di lavoro che possono richiedere l’esclusione degli studenti, viceversa possono esserci ambienti di discussione tra studenti che, esclusi ai docenti, permettono un più libero scambio di opinioni anche sul corso stesso.

Il collaborative learning è una metodologia che può essere estremamente produttiva ed efficace se e solo se viene gestita con accuratezza e professionalità; in assenza di particolari obiettivi formativi essa può essere totalmente inutile: se ad esempio il corso che si intende proporre riguarda l’acquisizione di competenze che non comprendono, ad esempio, la capacità di lavorare in gruppo e l’abilità di mediare per raggiungere un risultato “comunitario”, allora le strategie da adottare nella progettazione sono completamente diverse. Gli oggetti d’apprendimento di un corso devono guidare la progettazione, le scelte metodologiche sono sempre conseguenti agli obiettivi formativi e al target cui il corso è diretto. Il collaborative learning è una strategia che si adatta perfettamente ad alcuni obiettivi formativi, ma sarebbe controproducente utilizzarla per altri. Compito dell’instructional designer è dunque primariamente quello di individuare, per ogni corso che progetta, la metodologia didattica adeguata.

Note

1 S. Manca, G. Trentin, Desktop Conferencing e Didattica Collaborativa, in Trentin, Didattica in rete. Internet, telematica e cooperazione educativa, Garamond, Roma, 1996
2 A. Kaye, L’apprendimento collaborativo basato sul computer, in “Tecnologie Didattiche”, N.4, Autunno 1994, pag.11
3 Idem
4 Idem
5 Idem
6 A. Kaye, op. cit.

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