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L’Associazione dei Giornali in Cina per discutere gli arresti di cybercolleghi

16 Dicembre 2002

L’Associazione dei Giornali in Cina per discutere gli arresti di cybercolleghi

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L’Associazione Mondiale dei Giornali (AMJ) ha protestato a Pechino contro la carcerazione in Cina di alcuni giornalisti Internet. Il reclamo è stato fatto davanti a un responsabile cinese che ha definito queste accuse come “voci” e “false informazioni”.

Durante una riunione, spiega l’associazione in un comunicato, “la delegazione dell’AMJ ha protestato presso Liu Yunshan, capo del dipartimento della Propaganda presso il Politburo contro l’arresto e la carcerazione di almeno 30 giornalisti e difensori della libertà di espressione, perseguitati per i loro scritti, nella maggior parte dei casi su Internet”.

Il responsabile cinese, secondo l’AMJ, ha smentito le accuse. “È la prima volta che sento questo – ha dichiarato Yunshan davanti al presidente e al direttore generale della AMJ – Si tratterà di voci o di false informazioni”.

Il presidente della AMJ ha sottolineato che l’associazione ha subito esaminato ognuno di questi casi con le autorità cinesi competenti, che si sono mostrate reticenti.
“L’assenza di reazioni di fronte a queste asserzioni, contribuisce ad appannare l’immagine della Cina agli occhi della comunità internazionale”.

Il responsabile cinese, secondo quanto riportato dalla AMJ, ha risposto che i media cinesi sono tenuti a “veicolare vere informazioni per condurre il popolo sulla buona strada” e che “le false informazioni che inducono la società in errore possono condurre al disastro”.

L’AMJ insisterà e ha promesso che invierà altre delegazioni per approfondire questi casi.

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