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L'arte eterea delle app

25 Giugno 2014

L'arte eterea delle app

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Quasi cent’anni dopo le provocazioni dadaiste sul significato di arte e di artista, le problematiche si complicano.

Fountain, un orinatoio di porcellana firmato R. Mutt, venne esposto nel 1917 (oggi sta in replica alla Tate Gallery) e fu quello il modo di Marcel Duchamp di mettere in discussione l’idea di arte. Quasi cent’anni dopo, tocca alle app.
La prima inclusione di software in una raccolta artistica permanente data al 1994, anno in cui il Museum of Modern Art di New York (MoMA) ha incorporato i Reactive Books di John Maeda, sotto forma di floppy disk allegati a libri tradizionali.
Novità assoluta è invece lo sganciamento dell’opera dal supporto fisico, che porta nella curatela museale la problematica della conservazione dell’immateriale. L’anno scorso il museo del design Smithsonian ha acquisito nella raccolta Cooper-Hewitt la tutela e la conservazione della app Planetary, con regolare scheda:

Software e codice sorgente. File sorgenti in C++ e Objective-C. Donazione di Ben Cerveny, Tom Carden, Jesper Andersen e Robert Hodgin. 14 gennaio 2013. Le sue dimensioni sono (immagini escluse) di 12.779 righe.

Planetary, un visualizzatore di raccolte musicali, era abandonware, trascurato dagli autori. D’accordo con gli autori, lo Smithsonian ha reso il codice liberamente accessibile su Github con licenza open source (ci sono anche degli extra); patrimonio museale non solo scaricabile gratis da chiunque in multipli teoricamente infiniti, ma anche modificabile.
E veniamo all’oggi, con l’album-app Biophilia della cantante islandese Björk che è entrato a fare parte della raccolta permanente sempre del MoMA, sul cui sito si descrive così il lavoro:

un ibrido di software e musica con grafica interattive a animazioni che riflette l’interesse di Björk per un processo collaborativo che non comprende solo altri artisti, ingegneri e musicisti, ma anche le persone che scaricano e fruiscono dell’app/album.

Rimane sempre il concetto della modificabilità, in modo più convenzionale e già visto nell’arte contemporanea, dove il contenuto interagisce con il pubblico e si trasforma in modo anche imprevedibile, però sempre all’interno di vincoli dettati da una struttura.
Planetary ha certamente posto più domande e sollevato più dubbi, sulla funzione del museo e di che cosa significhino veramente preservazione, tutela, valore quando il quid è etereo al punto di manifestarsi unicamente nel momento in cui viene ordinata una compilazione.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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