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L’America ha trasformato la ricerca in una macchina da guerra

08 Maggio 2003

L’America ha trasformato la ricerca in una macchina da guerra

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Nel 2004 il bilancio federale degli Stati Uniti dovrebbe destinare 122,5 miliardi di dollari al settore "ricerca e sviluppo". Circa la metà dovrebbe andare al settore militare

“Le grandi università degli Stati Uniti stanno selezionando i migliori studenti e ricercatori del mondo offrendo loro condizioni di vita e di lavoro incomparabili. Anche per le imprese europee, questo potrebbe essere un serio problema”. La dichiarazione è di Richard Sykes, ex presidente del laboratorio farmaceutico GlaxoSmithKline e mette in luce una realtà forse ancora sottovalutata nel Vecchio Continente.

Le risorse finanziarie destinate alla ricerca e allo sviluppo nelle università e nei college americani hanno superato i 30 miliardi di dollari nel 2001. Secondo uno studio della Warwick University, 700 dei 1.200 scienziati più apprezzati nel mondo si trovano oggi negli Stati Uniti: insegnano nelle scuole private più prestigiose, come il Massachusetts Institute of Technology (MIT), Caltech, Princeton, Harvard o Stanford, ma anche in università pubbliche come quelle della California a Los Angeles e Berkeley; del Minnesota a Minneapolis e del Michigan ad Ann Arbor. Più di 500 mila studenti e insegnanti stranieri frequentano a diverso titolo le università americane e tra questi, 175 mila lavorano in discipline scientifiche e tecnologiche.

Un milione di laureati di origine indiana, cinese, russa, britannica, tedesca, e italiana sono rimasti negli Stati Uniti negli anni ’90. All’epoca il miraggio della New Economy e di Internet aveva giocato un ruolo fondamentale, ma anche dopo la crisi dell’online, la capacità delle università americane di attirare talenti e mezzi non appare indebolita.

Il segreto di questa forza sta nella decisione di privilegiare, senza troppi pudori, le élite e la specializzazione, sviluppando stretti rapporti con le imprese e riuscendo a drenare ingenti finanziamenti privati. Alla Casa Bianca esiste un gruppo di lavoro la cui missione consiste nel definire e coordinare la strategia del Paese in materia di ricerca: conservare e incrementare la superiorità tecnologica degli Stati Uniti è un obiettivo prioritario dell’amministrazione Bush per ragioni strategiche, militari ed economiche.

Il crollo della New Economy ha assestato un duro colpo al sistema universitario americano. Da un giorno all’altro interi budget sono stati eliminati e ingegneri che avevano, in media, cinque proposte di lavoro interessanti, hanno iniziato a fare fatica a trovarne una. Ma le università e i laboratori di ricerca hanno ricevuto nuovo impulso dopo l’11 settembre e l’afflusso di finanziamenti pubblici per sviluppare strumenti di lotta al terrorismo e armi di distruzione di massa ha ripreso vigore.

I bilanci militari “tradizionali” di ricerca e sviluppo sono sensibilmente aumentati e dovrebbero raggiungere i 53,9 miliardi di dollari nel 2004 a fronte di un budget di 122,5 miliardi di dollari che il governo Bush destinerà al settore “ricerca e sviluppo” in generale. Dei 53,9 miliardi di dollari destinati alla ricerca militare, 9,9 miliardi saranno attribuiti ai “programmi scientifici e tecnologici del Pentagono”. Si tratta di ricerche teoriche e applicate, in fisica, chimica, matematica, informatica, elettronica, scienza dei materiali, biologia, studi degli oceani e dell’atmosfera, scienze conoscitive e altro ancora.

Ma gli Stati Uniti hanno anche creato un nuovo ministero, quello della Sicurezza Interna. Lo hanno fatto con discrezione, dotandolo di un ufficio scientifico la cui missione consisterà anche nel lanciare programmi di ricerca nelle tecnologie legate alla sicurezza. Una somma valutata in più di 2 miliardi di dollari gli è stata attribuita nel 2003 e i principali beneficiari dovrebbero essere, ancora, delle università: Harvard, il MIT e Caltech.

Con la stessa logica i senatori statunitensi hanno intenzione di creare una nuova agenzia federale, la Sarpa (Security Advanced Research Projects Agency), che disporrà da 200 a 500 milioni di dollari per finanziare, rapidamente, le imprese e le università su progetti innovativi contro il terrorismo. Quest’agenzia si ispira alla Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), diventata famosa per avere permesso la nascita di Internet.

Il MIT simboleggia, da solo, questa supremazia delle università scientifiche americane. Non sono necessariamente le più grandi o le migliori, ma sono le più forti, quelle con maggiori capacità nell’ottenere finanziamenti per centinaia di milioni di dollari. Il MIT, ad esempio, si è appena visto affidare un progetto sull’utilizzo delle nanotecnologie per la creazione di un’uniforme “intelligente” per i soldati americani. “Svilupperemo un nuovo tipo di mimetizzazione – spiega Ned Thomas, che dirige il progetto e un gruppo pluridisciplinare dei 35 professori -. Gli abiti saranno dotati di sensori e saranno anche in grado di modificare il loro aspetto per adeguarsi a qualsiasi ambiente.

L’uniforme potrebbe anche integrare materiali capaci di indurirsi in caso di rottura o individuare nell’atmosfera prodotti chimici o biologici pericolosi e attivare delle difese. Si tratta, forse, di fantascienza, ma per finanziare le sue ricerche il MIT ha già ottenuto 50 milioni di dollari dall’esercito, nonché 40 milioni dalla Raytheon – azienda produttrici di armi – e dal gruppo chimico e tessile DuPont.

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