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L’aiuto dei pirati informatici contro Bin Laden è dannoso e controproducente

15 Ottobre 2001

L’aiuto dei pirati informatici contro Bin Laden è dannoso e controproducente

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Lo zelante impegno mostrato da alcuni gruppi di pirati informatici per “aiutare” le autorità americane nella lotta al terrorismo possono essere controproducenti.

A dirlo sono le stesse autorità federali e gli esperti informatici, che ribadiscono come queste iniziative non solo non sono di grande aiuto, ma potrebbero danneggiare gli sforzi attuali contro il terrorismo internazionale.

Spiega David Endler, analista di iDefense: “I loro motivi (dei pirati) possono essere giusti, ma le loro azioni potrebbero provocare danni e avere delle ripercussioni sulla privacy della gente”.

Sempre secondo l’esperto, citato in un’agenzia AFP, è impossibile controllare le attività di un’orda di pirati informatici, avventurieri o malintenzionati e alcuni potrebbero violare leggi per ottenere o modificare dati confidenziali.

Un fastidio, diciamolo pure, e una preoccupazione condivisa anche dal centro di protezione delle infrastrutture nazionali dell’FBI.
Quest’ultimo, senza usare mezzi termini, bolla questi comportamenti come “illegali e passibili di detenzione fino a 5 anni”.

E continua: “Questi individui che pensano di rendere un servizio alla nazione e s’impegnano in un eccesso di vigilanza dovrebbero sapere quello che fanno, danneggiano i loro paesi”.

Ma non sono tutti così. Soprattutto gli hacker e, in particolare, gli aderenti tedeschi al Chaos Computer Club che invitano ad evitare di attaccare i siti “nemici”.
“Essendoci una situazione tesa – spiegano – non dobbiamo bloccare le comunicazioni e aprire un forum di comprensione tra i popoli”.

Kim Schmitz, il discusso pirata informatico tedesco (è stato dentro per un traffico di carte di credito ed è sospettato di essere un informatore della polizia) alla testa di una nuova formazione di pirati contro Bin Laden, insiste sulle sue posizioni: “Siamo noi all’origine delle piste seguite dall’FBI”.

In un messaggio di posta elettronica inviato alla AFP, Schmitz dice: “Il nostro scopo è di lavorare con le autorità e non contro di esse. La nostra missione è trovare i soldi del terrorismo. Quelli che si uniscono allo YIHAT (il gruppo formato dal pirata tedesco) rispettano le nostre regole, danneggiare dati è strettamente vietato, così come modificare siti”.

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