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L’Accessibilità: punto di partenza o di arrivo?

22 Luglio 2004

L’Accessibilità: punto di partenza o di arrivo?

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Molto spesso quando si parla di Accessibilità si hanno comportamenti differenti e a volte sfugge in cosa consista realmente questo termine. L'Accessibilità è una prospettiva, più che una vera e propria disciplina. È un modo di interpretare la realtà che porta a una nuova dimensione progettuale

Una dimensione non casuale, ma causale e influenzata fortemente da dinamiche e forze estremamente distanti e divergenti dai contesti in cui oggi viene utilizzato questo termine. Non è possibile oggi immaginare l’Accessibilità come una nicchia del Web Design, sarebbe riduttivo e approssimativo, non tenendo nella debita considerazione i fattori storici che hanno portato a concettualizzare l’Accessibilità in quanto tale.

È da 40 anni che se ne parla, sebbene non sempre chiamando le cose con i nomi e le etichette che affibbiamo oggi. Se ne parla da quando per la prima volta fu chiaro a tutti che la società e l’economia stavano cambiando, mutando i baricentri e le forze che governavano e trainavano lo sviluppo economico mondiale. La consapevolezza della nuova società che stava nascendo e la sensibilità per i differenti contesti umani che componevano la nascente società hanno reso necessaria la decodifica di una nuova prospettiva da cui partire per realizzare e portare a compimento nel modo migliore le premesse che si stavano solidificando.

Il termine Accessibilità è nuovo, recente e ancora poco diffuso. Lo si presenta come un valore aggiunto a volte, altre volte viene proposto e vissuto come un punto di arrivo. Le stesse leggi che spuntano lentamente in tutti i paesi del mondo dimostrano come non si sia capito per tempo che l’Accessibilità non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza.

L’accessibilità non è un punto di arrivo per nessuno, perché nella nuova società essa diviene un pilastro costituente indispensabile e insostituibile. Essa dovrebbe essere la base da cui partire per costruire una nuova comunicazione e una nuova realtà. Non si arriva da nessuna parte con un sito accessibile, ma esso costituisce una tappa essenziale per creare la società dell’Informazione, il contesto in cui, volenti o nolenti, ci troviamo a vivere ed operare.

Molti fattori hanno concorso a creare una visione distorta e imprecisa dell’Accessibilità. Indubbiamente lo sviluppo e la repentina diffusione di un media come Internet hanno giocato un ruolo determinante. Nella storia, nessun altro media ha mai avuto un successo cosi rapido e globale come il Web. Questa rapidità nello sviluppo di Internet non poteva che creare e generare entropia: il Web è stata una febbre che ha coinvolto tutti – dai manager ai ragazzini, dagli intellettuali alle massaie. Il must dei primi anni della massiccia diffusione di Internet era essere online. Poco importava come e ancor meno spesso ci si domandava perché, l’importante era essere nel mare magnum della rete. E proprio questa frenesia ha rallentato la riflessione e l’analisi del nuovo media, travolto dalla propria stessa forza, permettendo cosi che nascesse e si sviluppasse un Web entropico, anarchico, senza regole e soprattutto senza idee chiare.

Si è assistito cosi allo sviluppo di un Web che imitava la televisione – si pensi all’uso smodato delle animazioni in Flash – ad un Web che ricalcava le brochure cartacee dimenticando l’innovazione dell’interattività che è la peculiarità del media Internet stesso.

Sono serviti tutto sommato pochi anni e lo scoppio della bolla speculativa per capire che Internet è un nuovo media che comporta e veicola le trasformazioni sociali ed economiche di cui si parlava negli ambienti accademici già dagli anni ’60. In quanto nuovo media, è necessario capire esattamente i punti di forza e le debolezze di questo media. E l’Accessibilità è una prospettiva fondamentale per questa analisi. L’Accessibilità sta al Web come i programmi di Mike Bongiorno e i film di Totò stanno all’evoluzione linguistica italiana. Se Mike Bongiorno e Totò non avessero aiutato i primi telespettatori italiani negli anni ’50 e ’60 facendo storiche gaffe, oggi entrate nel gergo quotidiano, commettendo errori linguistici puntualmente corretti e non avessero parlato italiano, la nostra lingua avrebbe richiesto più tempo per diffondersi cosi come è oggi diffusa. Se i primi programmi televisivi fossero stati regionali con trasmissioni in dialetto, oggi l’italiano sarebbe una lingua franca. Se gli italiani non avessero imparato tutti l’italiano, la televisione e gli altri media, giornali e radio, non avrebbero avuto la diffusione che hanno oggi. Insegnare l’italiano era essenziale per permettere a tutti di accedere alle informazioni e alle innovazioni tecnologiche. Si trattava di rendere i media comprensibili a tutti, e quindi Accessibili.

Come l’Italiano è servito da collante per creare la nostra società, cosi l’Accessibilità è analogamente il collante ed il fattore determinante e fondante della nuova società. L’italiano non era tanto un punto di arrivo, quanto un punto di partenza per lo sviluppo della società italiana del dopo-guerra.

Solo, manca per quanto riguarda l’Accessibilità, la cultura e la consapevolezza delle implicazioni reali che essa comporta. Non a breve termine, quanto nell’ottica di una visione più ampia e multidisciplinare da cui non è più possibile prescindere.

Come novelli Ulisse, si naviga a vista: conosciamo la direzione ma non sempre il percorso.

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