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La vita che ognuno desidera

18 Dicembre 2006

La vita che ognuno desidera

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Dal 2003 a oggi Second Life ha raccolto già più di due milioni di iscritti, che vivono e fanno affari dentro un ambiente a cui oggi si guarda con particolare interesse. Difficile definirlo soltanto un gioco

«Voglio che la gente si impegni su un piano diverso dal gioco», ecco cosa si propone Philip Rosedale, fondatore e amministratore delegato di Linden Lab e creatore di Second Life. Condividere liberamente le proprie esperienze con gli altri utenti del mondo virtuale senza costringerli a compiere azioni di routine o seguire strade preorganizzate è l’idea veramente innovativa di questo software. Invece di mettere gli uni contro tutti gli altri, afferma Rosedale, il programma mette a disposizione i mezzi per esprimere le proprie personalità. «L’aspetto interessante è che ciascuno può realizzare uno spazio da modificare coscientemente per riflettere il proprio ego», sottolinea Rosedale, l’obiettivo è permettere ai giocatori di esprimesi in libertà, senza il bisogno di antagonismo o del continuo clima di sfida che caratterizza tutti i videogiochi classici.

Alla luce di queste premesse, ci si è reso conto che solo prendendo il meglio delle chat e dei videogame si poteva dar vita a qualcosa di completamente nuovo. E con Second Life si è raggiunto lo scopo, creando un mondo virtuale in continua espansione, dove viene riprodotto l’ambiente che conosciamo, con l’unica differenza che i limiti sono dati dalla nostra fantasia. Entrare in questo mondo è gratuito, a meno che non si opti per un account premium a pagamento. L’unica cosa che costa sono, per l’appunto, i soldi: l’economia del gioco si basa, infatti, sui Linden dollar, valuta acquistabile e rivendibile in cambio di dollari veri, che si possono utilizzare per comprare e vendere ogni genere di bene, dal vestito all’isola tropicale. Dunque si può scegliere di essere un semplice visitatore e girare per il mondo facendo nuove amicizie oppure sviluppare un’esperienza di gioco e di interazione più completa, creando perfino un proprio business.

Per il suo stile innovativo, un nuovo utente si trova spesso disorientato e spaesato davanti ad un ambiente così vasto e all’infinità di possibilità offerte da Second Life, ma basta fare due chiacchiere con qualcuno più navigato e subito si impara a muovere i primi passi. Come nel mondo reale, ognuno si approccia alla realtà come preferisce, come testimoniano i due personaggi che hanno voluto regalarci un loro pensiero per aiutarci a capire Second Life. La prima testimonianza è di Gunther Berthold (nome dell’avatar che lo rappresenta nel gioco). Si presenta con uno stile davvero impeccabile, abito nero, capigliatura argentata e molto curata, occhiali da sole e orologio rolex al polso. Lo incontriamo nei pressi del suo pub, che proprio in questi giorni sta espandendo per ospitare sempre più persone. La domanda che gli facciamo è perché stia costruendo un locale pubblico nel terreno che ha comprato e perché abbia speso dei soldi per questa operazione. La risposta è tanto semplice quanto chiarificatrice: «Gioco per divertirmi e non per fare affari come altri, mi piace l’idea di creare un’ambiente libero; infatti il mio pub è a ingresso gratuito e nasce come punto d’incontro per gentlemen eleganti. È questo uno dei punti che più mi piace di Second Life: se non vuoi sviluppare un particolare business, basta che entri nel gioco e ti puoi divertire a incontrare persone nuove, mentre se ti piacciono esperienze più sofisticate puoi investire del denaro per realizzarle». Gunther ama la compagnia e gli piace circondarsi di cose belle e di stile, ancora non ha esplorato le mille sfaccettature del gioco, ma quello che ha trovato già lo soddisfa.

La seconda ospite si presenta come una stupenda ragazza di carnagione scura, elegantemente vestita di rosso, che risponde al nome di Silverstar Barbarossa. Elegante e paziente ci fa da Cicerone mostrandoci prima di tutto il suo grazioso negozio di arredamenti: Silverstar, infatti, crea accessori virtuali e li rivende agli appassionati del gioco. Ci spiega che ormai il lato business del gioco sta prendendo sempre più piede, sia per quanto riguarda i piccoli artigiani virtuali come lei che per le grosse aziende, che hanno predisposto punti vendita in questo mondo (Apple, Sony, Sun Microsystems, Intel, Toyota, Nissan, Reebok, Adidas e molti altri stanno sviluppando il proprio alter ego in Second Life). Per Silvestar Barbarossa il lato economico è solo una sfaccettatura di questa realtà, infatti è una grande appassionata di eventi live e cerca di seguire tutti quelli che si svolgono all’interno del gioco. Dentro Second Life, infatti, vengono organizzati concerti dal vivo dei gruppi più popolari, a cui tutti possono partecipare. Lo hanno fatto gli U2, per esempio. Ma anche le case cinematografiche predispongono megaschermi per promuovere i propri film, com’è accaduto per l’ultimo capitolo degli Xmen, che è stato proiettato prima in Second Life che nei cinema statunitensi. Ovviamente trovandoci in un mondo parallelo non poteva mancare il sesso, ci spiega Silverstar Barbarossa. Ormai sono nati tanti spazi riservati a chi vuole svagarsi in questo modo, tanto che attraverso l’utilizzo di particolari script si può fare davvero di tutto, a seconda dei gusti, sottolinea maliziosa. Silverstar vive la realtà del gioco a 360°, cercando di sfruttarne tutti gli aspetti ludici e non. Che sia questo il segreto di una crescita di utenti calcolata per circa il 20% al mese?

Entrambi i nostri intervistati, dunque, hanno attività online (un pub e un negozio): in Second Life, come in tutti gli altri MMORPG, la proprietà privata è una cosa seria. A ogni utente è automaticamente attribuito il possesso delle cose che costruisce: egli può può decidere a quali condizioni consentirne la copia e la modifica. Ogni oggetto può essere comprato con un semplice clic, versando dei linden dollari sul conto del costruttore e ricevendone una copia. Il concetto di proprietà privata è uno dei cardini di questo ecosistema ed è il cardine dell’autoregolamentazione del gioco stesso. Ma non è solo una questione di affari: oltre a un florido mercato interno di beni e servizi, infatti, è molto diffusa la cultura del dono. Non è strano quindi che i nuovi arrivati vengano aiutati con un grande entusiasmo da utenti più esperti (e generosi). L’ho provato sulla mia pelle durante questa esplorazione: appena sbarcato in questo mondo, mi ha raggiunto un omone di colore che, sorridendo per la tenuta da barbone metropolitano, ci ha regalato vestiti e accessori. «Per tutti è dura iniziare», ha detto Rick, una sorta di stilista virtuale che non sopportava di vedermi così conciato in giro per il suo negozio. Tutti gli oggetti sono finiti in un inventario personale, nel quale non c’è alcun limite di spazio. Ho indossato un completo da manager aggressivo e ora in ogni momento posso sfoggiare un grandioso copricapo a forma di veliero.

Nel gioco esistono due sistemi di editing: uno per realizzare l’avatar e uno per creare tutti gli oggetti di cui abbiamo parlato fino a questo momento. Quello dedicato all’avatar è molto intuitivo, essendo il primo elemento con cui si entra a contatto una volta entrati in Second Life: consente di modificare fin nei minimi dettagli la fisionomia dell’alter ego con l’ausilio di un ottimo sistema di anteprima sui risultati ottenuti. Tutti gli oggetti (dalle abitazioni agli ombrellini da cocktail) sono realizzati dai giocatori combinando tra loro e decorando con le texture disponibili i poligoni basilari (cilindri, cubi e coni) che il sistema di editing mette a disposizione. Tutti gli strumenti di editing sono integrati nell’interfaccia di gioco, ma non sono semplicissimi da usare: per questo motivo sono nate organizzazioni di artisti e ingegneri specializzati in ogni tipo di oggetto e qualcuno di loro riesce a guadagnare molto insegnando a costruire in apposite scuole virtuali.

Come al solito l’Italia è timida in fatto di innovazioni, anche nel caso si tratti di un videogioco. La comunità di giocatori nostrani esiste ed è attiva, e anche chi è ai primi passi non ha problemi a trovare luoghi dove incontrare amici che parlino la stessa lingua così come connazionali che gli diano una mano. Il recente Barcamp di Torino, per esempio, ha avuto ospitalità dentro Second Life sull’isola di Idearium. Le aziende Italiane, invece, non hanno ancora preso in considerazione questa nuova realtà, rischiando di arrivare in ritardo dentro un ambiente che presto potrebbe creare prospettive future davvero allettanti. Da pochi giorni ha aperto un locale made in Italy, l’Exetera, a cui siamo stati invitati mentre passeggiavamo tranquillamente per il quartiere Parioli (si, proprio come quello di Roma). Come in ogni locale che si rispetti, ognuno ha il suo compito: il Dj mette buona musica, le ballerine intrattengono i visitatori e gli ospiti si divertono; c’è chi balla in pista, che si gode lo spettacolo seduto su un divano e chi semplicemente scambia quattro chiacchiere. La sensazione è quella di ritrovarsi dentro una riunione di amici: la comune passione per il gioco e la sensazione di protezione fornita dall’avatar, infatti, rendono molto più semplice e rilassante l’approccio con gli altri ospiti del locale.Nonostante la partenza lenta, anche li giovani italiani avranno l’occasione di ritagliarsi un loro spazio in questo gioco e anche i nostri artisti (come già fanno nel quartiere Parioli) avranno qualcosa da far vedere e da insegnare al resto del mondo.

Chiunque fosse interessato a provare non deve fare altro che andare sul sito ufficiale di Second Life e compilare la form di iscrizione gratuita. Il client da scaricare è di circa 23 MB e è di facile utilizzo. Per saperne qualcosa di più, invece, si possono visitare le pagine della della comunità italiana.

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