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La videoconferenza con effetto presenza

01 Febbraio 1999

La videoconferenza con effetto presenza

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Due ricercatori americani sono riusciti, grazie all’ausilio di un robot, a dare una nuova dimensione alla videoconferenza via Internet.

Il nuovo sistema funziona in questo modo: una connessione Internet collega il vostro computer a uno schermo mobile, montato su una struttura pilotabile a distanza, equipaggiata con una telecamera e un microfono. Ovunque voi siate potete pilotare la stazione mobile e muovervi per la stanza come se ci camminaste dentro.
Denominata “Presenza Personale Vagabonda”, nelle intenzioni degli ideatori ha come obiettivo quello di “offrire agli utilizzatori un’esperienza che si avvicini il più possibile a quella reale”. A parlare è John Canny, ricercatore in tele-robotica presso l’Università di Berkeley.

Dopo parecchi anni di ricerche, il primo sistema di videoconferenza mobile dovrebbe essere costruito quest’anno e messo in commercio l’anno prossimo. L’obiettivo è quello di riuscire a produrre dei sistemi economici (circa 500 dollari) entro quattro anni.

“La nostra sfida – spiega Canny, che ha sviluppato il sistema di conferenza mobile insieme a Eric Paulos – è quella di prendere in esame gli indici fisici che caratterizzano l’interazione tra gli individui per migliorare la videoconferenza, per renderla più credibile e in grado di creare rapporti di fiducia”. Secondo il ricercatore, la dimensione visiva non è sufficiente a creare una telepresenza. Al contrario, il miglior esempio di telepresenza conosciuto è il telefono, tramite il quale ci si tuffa in una conversazione dimenticando che si sta parlando ad una macchina, perché l’esperienza è simile a quella di parlare a qualcuno di presenza.

L’attuale videoconferenza, invece, distrae gli interlocutori perché questi non si trasmettono alcuni riferimenti fisici che si scambiano abitualmente gli individui quando s’incontrano faccia a faccia, come la direzione dello sguardo. In effetti, la gente, durante una videoconferenza, non guarda in genere il suo interlocutore negli occhi, ma osserva lo schermo nel quale compare la sua immagine.

“La videoconferenza – dice Canny – distrugge talmente i punti di riferimento abituali, che la gente si butta sul telefono per terminare la conversazione in modo più soddisfacente”.

L'autore

  • Redazione Apogeonline
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