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La TV interattiva open source

18 Giugno 2001

La TV interattiva open source

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Nasce in USA la TV Linux Alliance, mentre parte in Germania l'Embedded Linux Consortium Europe

Diverse le note interessanti di questa settimana dal mondo open source. Negli States nasce la TV Linux Alliance, alla conquista di spazi nel settore emergente della TV interattiva. Intanto si rafforza la partnership tra Hewlett-Packard e CollabNet: i servizi di quest’ultima verranno impiegati dal network della prima (e partner annessi) per la scrittura collettiva di software personalizzato. Invece dalla Germania giunge la notizia della nascita dell’Embedded Linux Consortium Europe, altra iniziativa tesa a dare maggiore visibilità alle possibilità di Linux in questo rampante settore anche nei paesi europei.

Nel primo caso si tratta di una cordata composta da 24 aziende informatiche, tra cui Motorola e Pace Micro Technology, animate dall’obiettivo comune di creare una set-top box basata su Linux. Ciò allo scopo di realizzare un prodotto di basso costo e in grado di competere con quelli del gigante Microsoft. Uno sforzo congiunto che mira al prossimo lancio di tale standard per la TV interattiva quasi pronta, battendo sul tempo i concorrenti e spendendo meno nello sviluppo del software. Non a caso, oltre ai due nomi di cui sopra, l’Alliance include i diretti rivali di Microsoft nel settore, inclusi Liberate Technologies, OpenTV e ACTV. Sono inoltre presenti i produttori di chip STMicroelectronics, Conexant Systems e Broadcom, insieme a pezzi grossi quali Sun e [email protected] Senza dimenticare un’azienda Linux che ultimamente sembra andar forte, Lineo.

Secondo alcuni esperti, l’attività della TV Linux Alliance dovrebbe ravvivare alquanto la competizione nell’ambito dei sistemi operativi delle set-top box per la TV interattiva, incrementandone altresì qualità e prestazioni. Come sottolinea infatti il CEO di Liberate Technologies, finora tali sistemi operativi non “sono progettati per includere tutta una serie di nuove funzionalità”, tra cui maggior capacità di memoria e di potenza, elementi che si rivelano essenziali soprattutto nel caso in cui i produttori prevedano l’aggiunta di nuove periferiche e dispositivi in network alla ‘scatola’ originaria. Un’espansione funzionale del tutto naturale, che richiede quindi sistemi elastici, leggeri e tagliati su misura — qualità che non difettano certo alle versioni open source e suoi derivati.

Invece l’intervento di HP ha ampliato la missione iniziale di CollabNet, il cui sito mette in contatto diretto tra loro i programmatori con le società bisognose di software ad hoc, dietro il pagamento di varie tariffe. Un anno fa la stessa HP aveva già investito 35 milioni di dollari nel lancio della start-up open source. In cambio quest’ultima aveva ospitato e organizzato lo sviluppo del pacchetto E-speak firmato HP (anch’esso open source). CollabNet sperava di concludere simili affari con altre grosse aziende, traendo profitto dal sostegno allora assai forte verso simili iniziative. Il successivo calo d’interesse degli investitori e della borsa per il giro Linux e dintorni ha tuttavia portato ai necessari aggiustamenti. Spostandosi su situazioni più commerciali, CollabNet riceverà dei compensi da HP per l’utilizzo di strumenti che consentano ai programmatori di ogni parte del mondo di lavorare assieme via Internet. Un sistema che una volta messo a punto verrà usato all’interno della struttura produttiva di HP, con annessi servizi ausiliari a pagamento offerti da Collabnet tra cui consulenza e training specifico per il personale della società informatica.

Nei giorni scorsi sono state invece oltre una trentina le aziende che hanno dato i natali, in quel di Augsburg, Germania, all’Embedded Linux Consortium Europe (ELC-E). Obiettivo primario quello di lanciare attività di promozione e marketing dei relativi sistemi nell’intera regione europea. Da notare la presenza dei CEO di LynuxWorks e Red Hat, mentre i maggiori sforzi organizzativi dietro l’intera iniziativa vanno assegnati a società locali quali Tuxia (Augsburg) e Metrowerks (Basilea), insieme al tipico dinamismo di numerosi attivisti e volontari. Nell’attesa di nominare un “ambasciatore” ufficiale, verrà aperto quanto prima un ufficio in Benelux, posizione strategica per l’operatività in tutta Europa. Secondo Murry Shohat, direttore esecutivo dell’originario Embedded Linux Consortium statunitense, la nuova organizzazione “raccoglie membri assai diversi, da produttori di microprocessori a quelli di apparecchi dal grande consumo. Ciò conferma le nostre previsioni secondo cui Linux va rapidamente imponendosi come sistema operativo in ambito globale, dai palmari e laptop agli elettrodomestici per Internet all’infrastruttura per ogni tipo di esigenza comunicativa.”

Un successo che, si è affrettato ad aggiungere Shohat, sta per essere replicato anche nel subcontinente indiano e nell’area del pacifico. Il settore dei sistemi embedded offre infatti ampie potenzialità. Le possibili applicazioni vanno dalle “cucine intelligenti” in grado di monitorare e ordinare le cibarie della dispensa, a sofisticati sistemi di controllo degli autoveicoli e loro operatività, fino alle varie opzioni offerte dall’accesso wireless a Internet. Economico, scalabile e personalizzabile, Linux va velocemente imponendosi nell’utilizzo della miriade di dispositivi in cui va frammentandosi l’informatica odierna. Da qui nasce l’interesse (anche) delle corporation, come è stato nuovamente il caso nella riunione inaugurale di ELC-Europe. Non pochi i nomi di grossa portata presenti, tra cui STMicroelectronics, Fujitsu Siemens, Hewlett-Packard GmbH, IBM, Implementa GmbH, Intel, Lisasystem, Samsung Volvo Technological Development, Wipro Technologies Germany. Una flotta agguerrita che va ad aggiungersi ai 125 membri dell’ELC made in USA, nato meno di tre mesi or sono.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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