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La Silicon Valley nuovamente sommersa dai capitali (purtroppo)

16 Febbraio 2004

La Silicon Valley nuovamente sommersa dai capitali (purtroppo)

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Tre autorevoli esperti suonano il campanello d'allarme: la massa di denaro disponibile, a fronte del basso numero di progetti innovativi, potrebbe creare una seconda bolla nel mondo dell'Information Technology

Pare che nella Silicon Valley ci sia troppo denaro, ma non abbastanza start-up né progetti su cui investire per poter sfruttare questa nuova miniera d’oro.

Una simile affermazione sarebbe considerata follia se non venisse da John Doerr, figura di spicco del mondo finanziario californiano. L’uomo lavora, infatti, da Kleiner Perkins Caufield Byers (KPCB), società che gestisce un portafoglio di più di 350 aziende e ha finanziato grandi nomi come America On Line, Amazon, Handspring, Lotus, Netscape, Sun e, più recentemente, Google e Friendster.

Rendimenti di capitale deboli o negativi

“Dal 1998, le società di investimento hanno collocato sul mercato 200 miliardi di dollari, la metà di questa somma non è stata ancora realmente versata per mancanza di soggetti nei quali investire. Ma non solo, si assiste oggi a nuove emissioni di fondi a cui non corrispondono, purtroppo, sufficienti progetti intelligenti, né buoni imprenditori per assorbire una tale quantità di denaro”. Questo almeno quanto sostenuto da John Doerr.

E si tratta, purtroppo, di un parere condiviso da Jim Breyer di Accel Partners (società partecipataria di Groove Networks, Macromedia, Real Networks ecc.) ed Esther Dyson di Edventure. Gli osservatori più influenti, insomma, prevedono rendimenti di capitale deboli, se non addirittura negativi, per gli ultimi fondi immessi sul mercato.

“Come durante gli anni dell’esplosione di Internet – commenta Jim Breyer- ogni settore commerciale vedrà apparire decine di nuove start-up, mentre, sul mercato, c’è posto soltanto per una o due. È ciò che avviene ancora oggi in diversi settori: wireless, finanza, siti di incontri e nanotecnologie”.

Di parere opposto Tim Draper, responsabile della società d’investimenti Draper Fisher Jurvetson: “Non c’è mai sufficientemente denaro – sostiene – tanto più che il resto del mondo si è appena svegliato. Ci sono numerose regioni, come la Silicon Valley, dove lo sviluppo tecnologico è forte e le necessità finanziarie importanti”.

Questi quattro esperti (John Doerr, Jim Breyer, Esther Dyson e Tim Draper), riuniti attorno a Tony Perkins, ex fondatore della rivista online “Red Herring”, oggi responsabile del sito AlwaysOn, hanno elaborato le loro strategie d’investimento per il 2004.

Mentre Jim Breyer privilegerà i fornitori di contenuto e gli sviluppatori di software on-demand, Tim Draper si mostra orientato verso le applicazioni peer-to-peer e il Voice Over IP. Infine, Tony Perkins prevede l’acquisizione di Google da parte di Microsoft, dopo che la prima di sarà quotata in borsa. Operazione, per il momento, ancora piuttosto incerta.

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