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La saga SCO produce (anche) buoni frutti

20 Febbraio 2004

La saga SCO produce (anche) buoni frutti

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Commenti e iniziative a tutto campo nella difesa di Linux, a partire dal successo di Groklaw

Proseguono i flussi e riflussi della saga legale di SCO contro Linux. A ormai quasi un anno dal suo inizio, l’orizzonte rimane confuso, anche se non pochi prevedono l’imminente arrivo di sentenze giudiziarie — onde poter avere, finalmente, qualche chiarezza. Continuano intanto a circolare (online) interventi di esperti e meno esperti, con importanti rilanci a latere e opinioni articolate. Diamo una rapida occhiata ad alcune situazioni e commenti recenti.

La prima segnalazione arriva dall’animatrice di Groklaw, blog di ricerche e informazioni legali su casi relativi al kernel Linux e al software open source in generale. Lanciato nel maggio dello scorso anno da Pamela Jones nel tipico spirito aperto e collaborativo, il progetto è arrivato ora a coinvolgere centinaia di utenti, ponendosi tra l’altro come efficace contraltare ai potenti (e iper-costosi) avvocati sguinzagliati da società come Microsoft e, appunto, SCO. Pur avvisando di essere soltanto una “paralegal”, e quindi di rivolgersi ad avvocati veri e propri per assistenza su situazioni specifiche, da tempo il blog di Pamela Jones offre i documenti ufficiali, analizza e spiega il “legalese” ivi incluso, prevede le mosse possibili. Un lavoro certamente utile e certosino che trova ora riconoscimento nella posizione, appena assunta, di direttore per le ricerche su cause legali presso l’Open Source Risk Management (OSRM). Scopo di tale struttura, di recente formazione, è la fornitura di assistenza e servizi per clienti aziendali che usano software open source su questioni legali relative a copyright, brevetti e segreti industriali. Nello specifico, si prevede di tutelare la proprietà intellettuale in senso lato dei pacchetti di software libero e open source, riaffermandone la libertà di uso e modifica in ogni contesto.

Il senso complessivo di un’iniziativa importante quale Groklaw, con diramazioni a latere, viene opportunamente condensato e rilanciato in una recente intervista di Wired News alla sua ideatrice. La quale chiarisce subito che, pur essendo sempre “poco saggio” prevedere il futuro di simili intrecci giudiziari, “SCO rimpiangerà di essersi imbarcata sulla strada che ha scelto di seguire.” Punto cruciale pare essere la mancata comprensione dei termini e della portata della GPL (la GNU General Public License). Secondo Pamela Jones, “sembra che non la comprendano neppure ora, e questo è il loro tallone d’Achille.” Va poi aggiunto che SCO ha appena ridotto le accuse a IBM, facendo cadere la denuncia per ‘trade-secrets’ e limitandosi ai ‘derivative work’, mentre Novell ha diffuso un dettagliato promemoria in cui ribatte ai recenti addebiti sul ‘copyright ownership’ segnalati sempre da SCO. La cui prossima mossa, vista la scarsa consistenza concreta del polverone sollevato finora, potrebbe essere tentare la carta del notorio DMCA –“a imitazione del proprio eroe, la RIAA,” aggiunge Jones. Anche qui, tuttavia, la strada appare in ripida salita per la ex-Caldera.

Fatto forse ancora più importante, l’onda lunga di questa saga legale sta valorizzando l’esperienza di Groklaw a tutto campo. Oltre alle iniziative avviate da OSRM di cui sopra, Pamela Jones prevede il ri-design del sito onde occuparsi di altri casi giuridici legati all’open source e al software libero, grazie alla collaborazione di alcuni studenti di legge, oltre all’espansione dello Unix Timeline Project, visto l’interesse fattivo di “valenti storici di Unix e di molti tra i migliori sviluppatori originali delle varie correnti Unix.” Dulcis in fundo, la mole di materiale prodotto dal blog dovrebbe trovare la maggiore diffusione che merita, ovvero nel classico formato cartaceo: anche se l’autrice spiega di “non aver mai scritto un libro, così come di non aver mai messo mano a un blog prima di Groklaw,” in molti lo hanno richiesto e l’operazione si dimostrerà di certo utile per informare un pubblico più vasto sulle tematiche connesse al FOSS (free & open-source software).

Tra gli interventi invece più specifici sul tema, va segnalato un editoriale di ComputerWorld centrato sull’infinita stranezza della situazione in atto. La quale va trasformandosi sempre più in una sorta di crociata in stile SCO contro il resto del mondo, e che, suggerisce l’opinionista Frank Hayes, va senz’altro presa con un bel pizzico d’ironia. In particolare l’articolo si riferisce alla recente, ulteriore denuncia di SCO, stavolta contro Novell per ‘slander of title’, qualcosa che pur aggiungendo un sapore hollywoodiano al tutto, rimane assai difficile da comprendere, a meno di non essere un avvocato. In breve, anziché aprire una ‘disputa di contratto’ tra le due aziende relativo alle concessioni del 1995 sui copyright Unix, SCO ha scelto la querela per “diffamazione del titolo di proprietà”, una roba a cui si ricorre solitamente per mettere in discussione una proprietà immobiliare, allo scopo di “rendere difficile o impossibile la vendita di tale proprietà”, cerca di spiegare l’articolo. Applicando ciò al caso in questione, quando Novell sostiene pubblicamente che SCO non detiene quei copyright, non farebbe altro che incoraggiare gli utenti Linux a non pagare le royalties pretese invece da SCO. Bel contorcimento, no?

Eppure, non basta ancora. Al colmo delle stranezze, il bello viene ipotizzato nella conclusione del pezzo, che vale la pena di riportare integralmente:

“Dopo tutto il successo ottenuto dai responsabili SCO nell’usare le minacce legali per far salire le quote azionarie da meno di un dollaro a oltre 20 dollari cadauna, può darsi che i dirigenti — o quantomeno gli avvocati — si siano accorti da qualche mese di non aver alcun caso contro Linux? Non potrebbe forse darsi che stiano ammassando denuncie su denuncie per tenere viva la retorica, temendo che se dovessero fermarsi ora le quote azionarie possano crollare e finiscano per essere sepolti dalle querele degli azionisti e dalle inchieste della SEC? Nooo, sarebbe davvero troppo strano”.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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