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La RIAA costringe un ISP a rivelare l’identità di un utente del P2P

23 Gennaio 2003

La RIAA costringe un ISP a rivelare l’identità di un utente del P2P

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La potenza della RIAA, l’associazione dei discografici americani… Ha convinto un giudice federale a ordinare a un ISP, un fornitore di accessi, a rivelare l’identità di un proprio abbonato. Il tizio in questione, un grosso utilizzatore di reti di scambio file (P2P), l’aveva fatta grossa: aveva scaricato ben 600 brani musicali in un solo giorno.

Non riuscendo con la via diretta, la RIAA ha provato una strada indiretta. Così, a nome e per conto delle major discografiche americane, ha portato in giudizio Verizone che si era rifiutata di rivelare il nome del mega-scroccone.

Verizone, si era appellata al rispetto della privacy dei suoi clienti e al concetto che un ISP non dovrebbe diventare la “polizia” dell’industria discografica.

Il giudice federale ha pensato diversamente, dando ragione all’associazione che segna una piccola ma importante vittoria nella sua lotta contro la pirateria online della musica, ma provocando una grossa falla nel sistema di protezione della privacy, almeno negli Stati Uniti.

Conoscendo la bramosia della RIAA nel cercare punizioni esemplari, non vorremmo essere nei panni dello scroccone, appena sarà rivelato il suo nome.

Dovrà vendersi casa per poter pagare gli avvocati che dovranno difenderlo, visto che sicuramente la RIAA lo porterà in giudizio con l’intenzione di dare un esempio a tutti gli utenti delle reti peer-to-peer.

Se così fosse, saremmo arrivati all’epilogo della guerra: perseguire penalmente gli utenti dello scambio gratuito online di musica.

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