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La rete salverà le lavoratrici italiane?

10 Novembre 2011

La rete salverà le lavoratrici italiane?

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Storie di imprenditoria web al femminile, che si fanno largo tra opportunità inedite e congiunture complicate

Sempre più spesso la rete, anche in Italia, è al femminile. Sono migliaia le donne italiane che negli ultimi tempi hanno deciso di buttarsi su Internet, intraprendendo percorsi professionali grazie alle nuove tecnologie. Dialogo ma anche business per una via italiana che passa anche attraverso il commercio di prodotti e servizi del made in Italy. Ecco allora che il web diventa l’alcova di esperienze imprenditoriali, incubatore di nuove idee di business. Ma la rete italiana può considerarsi una sostenibile integrazione (o addirittura alternativa) per le lavoratrici? Cerchiamo di capirci qualcosa analizzando alcuni dati e raccontando alcune storie al femminile.

Imprese al femminile

In Italia si moltiplicano le realtà in rosa. A evidenziare questo aspetto è stata una ricerca di Impresa Donna di CNA (Confederazione dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), che ha fotografato un fenomeno innovativo per il nostro Paese, intervistando un campione di 101 piccole e medie imprese italiane. Il 54% delle donne intervistate ha creato da zero a una nuova azienda, spesso contando quasi esclusivamente sulle proprie risorse economiche. Inoltre l’85% delle intervistate ha dato vita a una nuova attività elaborando personalmente il progetto, mentre il 63% non ha utilizzato alcuno strumento di analisi di mercato, affidandosi alle capacità e alle intuizioni personali.

Famiglia d’affari allargata, si potrebbe descrivere quella delle neo-imprenditrici, con un forte coinvolgimento della sfera parentale per il 59% dei casi: così tra le intervistate che impiegano uno o più familiari all’interno delle proprie aziende, il 66% dà lavoro a fratelli, il 63% ai propri genitori, il 56% ai propri figli. «È il nucleo familiare più ristretto a partecipare alla vita e al sostegno dell’impresa, sottolineando indirettamente il ruolo sempre più significativo dell’impresa familiare nella tradizione della produzione artigiana», affermano da CNA. Altro dato di estremo interesse è il tasso di tenuta delle imprese al femminile, nonostante la crisi e le difficltà di accesso al credito: il 74% delle intervistate giudica l’impatto della crisi sulla propria attività meno negativo di quello prodotto in altre aziende.

Le Wwworker

Dall’impresa femminile alla rete il passo non è breve e nientaffatto scontato, ma nonostante ciò si moltiplicano attività di e-commerce: infatti una buona parte delle neo-imprese si posiziona in rete. Secondo una ricerca di Murphy Research commissionata da eBay, oggi 1 donna su 3 che fa acquisti sul noto portale di e-commerce è mamma. E tra queste ben il 58% ha figli in età prescolare. Non solo acquisto, ma anche vendita: attualmente su eBay sono attive circa 5.000 donne imprenditrici italiane che vendono i propri prodotti. Anche la fotografia che emerge dalla community Wwworkers.it immortala una maggioranza di donne che sul web lavorano (64% sul totale dei quasi 2.000 casi mappati). I wwworkers sono in Rete per potenziare la loro visibilità, incrementare il dialogo, commercializzare in modo più snello e trasparente.

Ma poi, andandoli a trovare nelle loro botteghe o nelle mansarde, sono lavoratori in carne e ossa che hanno scommesso sulla cosa più preziosa che si possa avere. Se stessi. Le professioni sono le più disparate: avvocati, trainer, wedding planner, artigiane, ristoratrici. Dai primi profili emerge come siano rappresentate sul web soprattutto le professioni di servizio. Le donne che operano in Rete moltiplicano le ore di lavoro: la media è di 9 ore al giorno. Ma in realtà si ridefinisce il proprio orologio biologico, realizzando un personale e spesso coerente “worklife balance”, bilanciamento tra attività professionale e vita personale. Le donne – e spesso mamme – che lavorano con le nuove tecnologie da casa riescono a coniugare meglio gli impegni familiari con quelli professionali.

Lavoratrici nella rete

Dai dati alle storie. Virginia Scirè, Marta Arona o Chiara Cecilia Santamaria sono soltanto alcune delle tante donne lavoratrici della rete. Partiamo da Virginia. Dopo tre anni come impiegata in una società finanziaria del trevigiano, la neomamma Virginia Scirè è costretta a lasciare il lavoro: non può accettare il trasferimento che le hanno prospettato, ma le clausole che ha firmato all’epoca dell’assunzione consentivano all’imprenditore di richiedere quel genere di impegno. Così Virginia decide di mettersi in proprio e diventa imprenditrice online, titolare di un outlet sul web. Oggi è a capo di Allegribriganti.it, un portale di e-commerce sull’abbigliamento per i più piccoli. Virginia si  occupa di tutto: dall’acquisto dei capi alle spedizioni, fino alla campagne pubblicitarie. A Tavarnelle in Val di Pesa, in provincia di Pisa, vive invece Silvia Bartolucci (nella foto): insieme alla sua famiglia ha aperto un negozio online dove commercializza cuscini in pula di farro, intercettando la vendita di prodotti biologici che sul web spopola. Anche Daniela Gazzini e Cristina Cattaneo hanno scelto la rete come vetrina e come commercio, ma partendo da uno spazio fisico, reale. Amiche per la pelle e socie in affari, hanno creato un ristoro per gli habitué del parco di Monte Verde, quartiere romano. Sono divenute ristoratrici di Vivi Bistrot nel cuore di Villa Pamphili. Tra i servizi offerti è da segnalare il cestino per i più piccoli prenotabile online su Vivibistrot.it.

Da Roma a Milano, da due quarantenni a una sessantenne energica e “digitalizzata”. Vitalba Paesano ha investito la pensione e ha acceso il portale Grey-Panthers.it, piattaforma per over 50 che raccoglie informazioni e notizie di servizio: outdoor, green, technology, wellness le aree su cui poi si sviluppa la navigazione. Il sito aggrega una comunità alto-spendente e tendenzialmente metropolitana. Ancora Milano, ancora una storia di imprenditrice della rete, dopo una carriera come manager nel settore della comunicazione in grandi gruppi italiani e internazionali. Marta Arona oggi è stilista: realizza una linea di abbigliamento femminile. «Gusto, attenzione al dettaglio, curiosità, coraggio di provare e una passione per i tessuti e gli abbinamenti», così racconta Marta le caratteristiche del suo attuale lavoro. Il percorso da wwworker è stato tortuoso e si è affinato sul campo. «Sono andata a ritirare il primo ordine di stoffe di circa 50 metri con la mia city car. Quando il rappresentante mi ha chiesto dove fosse il camion per il carico ho capito di aver sbagliato qualcosa», ricorda Marta. Oggi la piattaforma di e-commerce è uno strumento del suo business.

Numeri in chiaroscuro

Ma attenzione, il rosa in rete non è tutto… roseo. E ogni medaglia ha il suo rovescio. A oggi in Italia il lavoro spesso non si coniuga bene con una buona cultura del lavoro: l’Istat fotografa 800.000 donne che all’arrivo di un figlio sono state costrette a lasciare il lavoro nel 2010 perché licenziate o messe nella condizione di doversi dimettere. Negli Stati Uniti un testo sta già diventando l’avamposto delle mamme lavoratrici post-crisi: “Shattered” di Rebecca Asher immortala questo disagio. Non è ancora arrivato in Italia ma già se ne parla: racconta come con la maternità tante donne lavoratrici siano costrette a tornare indietro diverse caselle del proprio percorso professionale. E il dibattito sulle lavoratrici della rete si infittisce: come ha ampiamente riportato il Corriere della Sera in un post molto commentato sul blog al femminile La27esima Ora non è detto che lavorare in Rete possa rappresentare la panacea di ogni male. E allora ecco l’interrogativo: il web è una strordinaria opportunità di lavoro o una soluzione per chiudersi in casa rispetto a un mercato ancora poco attento alle esigenze femminili?

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