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La realtà che esiste solo dentro Internet

20 Dicembre 2007

La realtà che esiste solo dentro Internet

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L’informazione è sempre più influenzata dalla Rete: grandi opportunità di verità, ma anche altrettanto grandi rischi di manipolazione dell’opinione pubblica

Quello della Birmania è un caso molto interessante per affrontare i tema del rapporto tra realtà e Internet. Noi abbiamo saputo della situazione e dell’orrore sempre di più attraverso la Rete. Lo strumento da cui riuscivano a uscire notizie, foto, filmati. Tanto che alla fine i generali, per riguadagnare un minimo di controllo, hanno dovuto staccare la spina e isolare telematicamente il paese. Ma anche così, qualche bit di informazione che attraversa la frontiera viene di nuovo ripreso e diffuso attraverso siti Internet posti all’estero… che a loro volta alimentano i mass media. E i mini-media. E la nostra percezione della realtà è quasi totalmente dipendente da ciò che è comparso prima (o solo) su Internet.

A quanto pare il futuro va sempre di più verso il citizen journalism, il giornalismo diffuso. Il cellulare con capacità fotografiche o video sta diventando lo strumento di elezione per documentare (grazie alla sua presenza capillare) l’evento appena successo, quello che nessuna troupe professionale potrà mai sperare di beccare per caso più di una volta nella vita. I media stanno cavalcando questo trend, per tutta una serie di ragioni – basta guardare il rilievo che CNN dà, sul proprio sito e nei propri notiziari televisivi, agli “iReports“, i contributi inviati dai casuali cittadini che hanno la fortuna o la sfortuna di assistere o essere coinvolti in un avvenimento di cronaca.

Giornalismo ubiquo, capillare e sopratutto senza costi per i mass media, che barattano materiale che vale oro con un microsecondo di celebrità. E quando poi si deve spiegare dove diavolo sta la Birmania o qualche altro posto strano (tipo il Belgio o la Danimarca, per gli americani) ormai immancabile è il ricorso anche in Tv a Google Earth o Google Maps, diventati i depositari della verità geografica. Se abbiamo un dubbio, ce lo sciogliamo su Wikipedia, e su quell’informazione (come sappiamo, sempre a rischio) si basa poi il testo dell’articolo che va su media tradizionali.

Insomma, sempre di più la realtà esiste perché l’abbiamo vista online o perché la notizia di stampa e Tv è stata costruita su contenuti reperiti su Internet, con il contributo di anonimi ed irrintracciabili dilettanti. Io stesso, come giornalista che cerca di essere serio, con tanto di tessera dell’Ordine, mi trovo a volte in grandi difficoltà a capire dov’è la verità. Un esempio? Prendiamo la storia di Nikola Tesla, lo stranissimo scienziato che circa un secolo fa ha rivoluzionato l’elettromagnetica, ha gettato le basi per un milione di prodotti e tecnologie come la 220 Volt. E che, secondo alcuni, avrebbe parlato con gli alieni e scoperto una altra forma di energia, universale e gratuita, un fluido eterico o chissà che.

È il perfetto esempio della persona che fa scaturire centinaia di scenari di complotto e cospirazione. Di verità alternative a quelle ufficiali. Bene, se cercate notizie su di lui, su alcuni siti troverete che nasceva da una famiglia di scienziati e in altri che veniva da una famiglia ignorante e di umili origini. Qualche fonte vi dice che è morto in miseria perché nessuno gli ha creduto e altre fonti affermano che ha finito gli anni nel lusso, in un albergo pagato dai soldi di una major del petrolio che aveva ovviamente interesse a sopprimere la sua scoperta esplosiva. Un conto è la difformità delle opinioni, un dramma l’inesistenza dei fatti.

Spesso la verità, e ne discutiamo dopo, è solo la versione che ci piace di più. Che ci fa arrabbiare di più, che ci dimostra che là fuori ci sono gli alieni, che i politici sono tutti ladri e bastardi, che i preti sono tutti infidi, che i rossi sono tutti mangiabambini. I want to believe.

I generali Birmani, oltre che grandissimi (censura) sono anche, come molti governanti, dei veri imbecilli. Non saranno loro ma qualcun altro presto sarà, che nell’affrontare una crisi nel proprio paese applicherà le tecniche di disinformazione, di “intossicazione” che ad esempio erano bravi a usare i governi del blocco sovietico. A pensarci bene non ci vuole molto. Usiamo l’immaginazione e teniamo conto che siamo solo dei dilettanti e cerchiamo di immaginare cosa potrebbero fare i professionisti. Un po’ di filmatini amatoriali montati con intelligenza, qualche decina di contributi in diretta su blog fatti apposta o meglio esistenti, qualche testimone di prima mano accuratamente pilotato. Si inietta il tutto in Rete e si contrasta con “prove concrete” la verità. Che a questo punto non si sa più quale sia.

Il trucco è quello di farlo con intelligenza. Il popolo della Rete crede preferibilmente allo scandalo, al complotto, al cattivo. Preferisce credere alle storie che contraddicono i media ufficiali, che tutti sappiamo censurare e manipolare la verità; che quindi può emergere solo dai blog… e dalla controinformazione. Bisogna giocarsela con intelligenza. Dire che è una tutta manovra di Bush, o dell’Iran, o della Corea del Nord o di Al Qaeda. A seconda di chi sia la nostra opinione pubblica target.

Svelare che i monaci buddisti sono una fotoshoppata della CIA, generare numerosi interventi sui blog, in cui si racconta in maniera credibile l’orrendo segreto, che ci vuole sempre per essere creduti. Ad esempio che Bush sta manipolando i media e la Cnn per punire i generali Birmani, perché (ad esempio) sono contro la guerra in Iraq e a favore del popolo palestinese e del caffè equosolidale, perché sono amici di Cuba e del Venezuela, che i generali sono quindi buoni e democratici. E per dieci post che dicono che non è vero, che incitano a resistere, farne cento (tanto soldi e risorse ci sono) che dimostrino che gli intossicatori al servizio del male sono quelli che invece dicono la verità.

Di bufale che il navigatore ideologicamente medio della Rete è pronto a trangugiare al volo si fa purtroppo in fretta a scriverne un sacco. Mancando il senso critico e la comparazione delle fonti, ci si butta a credere al primo grillo che canta, purché le spari grosse e sopratutto le spari “contro”. Un altro esempio che fa riflettere. Anni fa c’è stato un gruppo dibuontemponi che, per fare uno scherzo, è riuscito a dimostrare con un video che l’atterraggio sulla luna era una montatura e che in realtà non è mai avvenuto. Poi hanno rivelato lo scherzo, ma ancora dopo anni, quel video goliardico è strausato da molti di quelli che sostengono che l’allunaggio è stato solo una montatura dei cattivi americani e che l’uomo mai è andato sulla Luna.

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