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La prossima partita si chiama over the top

24 Marzo 2011

La prossima partita si chiama over the top

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Internet, IPtv, contenuti, neutralità della rete: ecco il prossimo settore che metterà a dura prova la tenuta degli assetti consolidati

Stiamo entrando nell’era compiuta dell’over the top internet, anche in Italia. Una definizione del fenomeno: contenuti e applicazioni di qualità, forniti e/o distribuiti da soggetti di vario tipo (anche leader della vecchia economia dell’audiovisivo), arrivano all’utente attraverso vari strumenti, tra cui troneggia la tv. Con impatto notevole sulla “politica” del web: la neutralità della rete – così come l’abbiamo intesa finora – è moribonda. È il risultato adesso più probabile, data la posizione che stanno assumendo le pedine sulla scacchiera, nella fase dell’over the top.

Nuova direzione

Tocca prendere atto che tutti i leader attorno a questo banchetto stanno ormai marciando uniti in una nuova direzione. Lo dice una notizia sottovalutata, che però mostrerà effetti probabilmente nei prossimi mesi: i principali operatori telco e fornitori di contenuti over the top hanno detto alla Commissione europea di essere d’accordo, in linea di massima, per cambiare le regole di internet. In modo da favorire la nascita di nuove reti. Queste stanno a cuore a tutti i soggetti in gara. Così si spiega perché alcuni storici fautori della neutralità (Google, l’Authority Usa) sono ultimamente sempre più propensi a compromessi con gli operatori.

Adesso anche qui in Italia si entra nel vivo della vicenda. Non a caso Agcom ha avviato la consultazione pubblica sulla neutralità della rete, primo passo per una futura eventuale delibera che imponga agli operatori una nuova disciplina. Agcom ha capito infatti che il tema anche da noi è maturo. Quest’idea deve averla avuta anche per la presenza di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, tra i soggetti chiamati al tavolo della Commissione europea a discutere di nuove regole Ue. Quel Confalonieri che alla corte dell’Unione europea prima parlava solo di tv.

Il mondo cambia

È che il mondo cambia. La tivù pure e Mediaset l’ha capito. Si sta guadagnando un posto quindi nell’olimpo degli over the top, con il servizio Premium Net Tv (trasmette, via banda larga e set top box tv, contenuti di cui ha diritti). E’ solo l’inizio. Sky farà una mossa simile- è certo, anche se non ufficiale- quest’anno, abilitando contenuti banda larga on demand sui decoder MySky HD (già posseduti dal 30 per cento della clientela). Sky e Mediaset stanno seguendo un approccio chiuso all’over the top – niente web tv né piattaforme con applicazioni, servizi internet di terze parti – com’era prevedibile. Ma potrebbe prevalere una via diversa, adesso battuta dagli operatori italiani (Telecom Italia e Tiscali in testa): più aperta a contenuti web e di terze parti. Notevole, visto che fino a ieri le telco italiane puntavano tutto sulla chiusissima IPTv (che, ricordiamo, non funziona nemmeno su internet, ma su una rete a parte).

Sta andando in questa direzione anche l’operatore che ha introdotto l’IPTv in Italia: Fastweb. Sta diventando un over the top, con una propria piattaforma aperta (Chili Tv), che andrà su vari set top box (già è, in via sperimentale, sul Blobbox di Telesystem). È un modello tipo Google Tv: aggrega contenuti di tante parti e cerca di espandersi su più hardware possibili. Insomma, l’over the top tv comunque è un fenomeno interessante, per il futuro di internet. Il problema è che ha un impatto dirompente sugli equilibri. Abbiamo visto ancora in piccola parte gli effetti del boom di contenuti over the top, sulla politica delle reti. Certo è che gli operatori non possono fare come con il peer to peer: se limitano la velocità dei video over the top, ne ostacolano la fruizione. Impensabile, soprattutto nel caso di streaming di film a pagamento.

L’ipotesi fibra

Una soluzione in teoria sarebbero le reti in fibra ottica, che però nella migliore delle ipotesi copriranno solo il 50% della popolazione nel lungo periodo. Comunque, il problema impatta la neutralità della rete. In alcune zone, gli operatori vorranno costruire le nuove reti in fibra con l’aiuto degli over the top. Nelle altre, si porrà la questione di evitare la congestione e al tempo stesso tutelare i contenuti video. È prevedibile che anche in questo caso gli operatori chiederanno un pedaggio agli over the top, per assicurare il funzionamento dei loro servizi. Al momento non ci sono leggi che lo vietino. La Commissione europea se ne sta guardando bene, perché teme di ostacolare il futuro delle reti banda larga e degli stessi contenuti internet.

Ci sono alternative alla distorsione dei rapporti tra reti e contenuti? Sì, ma richiedono interventi di sistema, pubblico-privati, per aiutare gli operatori a fare le nuove reti senza arrivare a chiedere soldi agli over the top. E, laddove la rete resterà quella vecchia, gli over the top dovrebbero puntare su soluzioni meno impattanti: sul downloading e su tecnologie di caching di contenuti nei set top box, invece che sullo streaming. Come si vede, in un senso o nell’altro, la nuova fase di internet si nutrirà di accordi e collaborazioni tra le parti, molto più di quanto si è visto finora.

Le conseguenze per l’utente

L’impatto sull’utente è difficile da stimare, ma è possibile che gli operatori adatteranno le tariffe al boom degli over the top. Potrebbero assicurare una certa velocità solo entro una certa quantità di traffico mensile; oppure far pagare a parte i pacchetti video per chi acquista una connessione low cost. Sono cose che già avvengono, sempre più spesso tra l’altro, sulle offerte di rete mobile. Non è da escludersi che si estendano anche alla banda larga fissa. C’è solo da augurarsi che le istituzioni (Agcom e Commissione europea in primis) vigilino perché non si creino effetti distorsivi per la concorrenza e l’innovazione. Oltre a continuare a fare il tifo per una rete in fibra quanto più estesa possibile, ovviamente. E’ un traguardo da cui dipende, come si è visto, anche la libertà dei nuovi media.

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