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La Nasa attira cervelli coi social media

01 Aprile 2009

La Nasa attira cervelli coi social media

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L'ente spaziale americano invecchia, trovare nuove energie all'altezza non è semplice. Così ora ci prova coi social media, per darsi un'immagine e per far sognare ancora le nuove generazioni

Il dato è interessante: solo il 16% della forza lavoro della Nasa ha meno di 40 anni. Quella sotto i 30 anni raggiunge a malapena il 4%. Un tempo punta di diamante dell’America tecnologica, l’ente spaziale si sta appannando, almeno nella percezione. Certo, un’era dove lo spazio è un’impresa commerciale e non più valoriale non aiuta. I tagli di budget che mettono a rischio i posti di lavoro (spesso indipendentemente dalle crisi contingenti) non la dipingono più come un luogo ideale. E anche le polemiche che periodicamente prendono di mira le missioni statunitensi non aiutano. Sono passati i tempi eroici di “The Right Stuff”, quando ogni bambino sognava di fare l’astronauta (oggi che cosa sognano? Di fare la stella del rap? Di diventare il manager di una multinazionale?).

Dura concorrenza

Breve: forse la Nasa non è più un luogo così appetibile per andarci a lavorare, probabilmente molto meno di tante start-up, della Silicon Valley, di molte altre strutture altamente tecnologiche percepite in modo più smart. Per attirare i brillanti cervelli e gli ingegnosi tecnici necessari per mandare uomini e macchine al di là dell’atmosfera (e tutte le altre varie cose meno note che fa la Nasa) non si può più contare sull’effetto alone generato dai media né far troppo affidamento su mezzi e strategie tradizionali. Il nuovo bersaglio, di comunicazione e di recruitment sono le generazioni per cui un satellite spaziale ha che vedere con la Tv o forse il meteo, certo non con una carriera gloriosa. Persone che hanno con i media e forse con la realtà stessa una relazione ben diversa degli ingegneri che hanno mandato l’uomo sulla Luna.

Generazioni di giovani americani che stanno mostrando disaffezione per i campi della matematica, della scienza stessa, dell’ingegneria. Di qui la necessità di eccitarli, di far loro sognare una carriera nello spazio, di costruire un sogno che li porti all’università giusta per formare le future schiere di menti pensanti e operanti nel campo aerospaziale (a fronte di nazioni in via di sviluppo, come l’India, dove invece… con tutte le implicazioni in termini di supremazia tecnologica e di capacità di influenza nello scenario geopolitico mondiale).

Proviamo a farlo strano

Da qualche tempo l’ente ha iniziato un processo di ripensamento. Forse anche stimolati dal successo dell’operazione La sonda marziana che parla su Twitter, la Nasa sembra affrontare seriamente le problematiche di comunicarsi sui social media e non solo, entrando nei circuiti dei contenuti user generated e così via. Con uno sguardo non solo al recruitment, non solo all’opinione pubblica (che se rumoreggia fa tagliare i budget), ma anche al mantenimento delle professionalità importanti all’interno dell’organizzazione. Il tutto a partire da un maggiore coinvolgimento del pubblico (giustamente a livello mondiale, non solo statunitense) nelle iniziative e nei progetti. Rifocalizzando la percezione del pubblico su che cosa la Nasa sia e su che cosa accidenti faccia. Facendo passare la sensazione di quanto la Nasa sia ancora un posto “exciting” dove si fanno progetti “exciting”.

Un salto epocale, probabilmente doloroso per tutti i burocrati o anche solo per tutte quelle persone di buona volontà che non hanno effettuato se non una transizione almeno un cammino di esplorazione dei modi in cui si deve comunicare nell’era del 2.0/digital/interattiv/smartcrowding.

Oltre la Nasa

Staremo a vedere, di certo è una lezione interessante per tutti. È indiscutibile che in tempi di crisi, se di lavoro ce n’è poco, la gente si tappa il naso e accetta quel che c’è. Resta però un fatto che per avere successo è fondamentale, almeno nella visione delle aziende intelligenti, avere a bordo gente maledettamente in gamba. Gente che probabilmente oggi ragiona in modo diverso. E quando la crisi passerà e ripartirà il mercato del lavoro, si riaprirà una lotta a coltello per i cervelli migliori e le competenze più appetibili. Se invece la percezione della nostra azienda è, scusate il termine tecnico, quella di un’impresa sfigata, ci saremo messi da soli un bastone fra le ruote di dimensioni straordinarie.

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