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La macchina del tempo: il 1997

01 Agosto 2006

La macchina del tempo: il 1997

di

In diretta dal 1997, tra Internet Service Provider, cellulari, Mp3, open source e antivirus

From: [email protected]
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Sent: Wednesday, April 14, 1997 6:08 PM
Subject: Salve, sono un web designer

Fin qui la strada è stata un po’ in salita. Ho passato i primi tre mesi dell’anno a recensire software grafici per Graphicus. È un periodico dedicato al design in tutte le sue forme, e ovviamente mi sono ritagliato il mio spazio in quella che si può definire la “nicchia del web”. Un po’ di esperienza con i software Adobe paga, insomma. I pacchetti che mi passano me li installo e li provo, così imparo anche qualcosa di nuovo. Macromedia Authorware, per esempio: ho il sospetto che presto diventerà un marchio famoso quanto Adobe. O Kai’s Power Tools, il classico software che fa da via di mezzo tra un applicativo e un gioco.

Ma questa settimana è diverso. Ho ottenuto un contratto con un Internet Service Provider. Oddio, non è che sia proprio un contratto vero e proprio. Non ho firmato nulla, e mi pagano in nero. Però posso entrare quando voglio e uscire quando mi pare (tendenzialmente tardi). Sembra che la gente non debba mai mangiare, in questi posti. Alle nove di sera sono ancora tutti lì! Però un po’ di soldi girano, e il titolare (che ha solo un paio d’anni più di me) mi ha fornito la connettività gratuita anche da casa.

L’Isp è a conduzione familiare, il che vuol dire che la madre del titolare fa la contabilità, il padre fa il commerciale e la sorella e il cognato si occupano rispettivamente della grafica e della sistemistica. Io e un altro ragazzo ci barcameniamo tra brochure online, siti vetrina e cataloghi online. Saranno classificazioni un po’ vaghe, ma in effetti è quello che facciamo. Sembra che tutti siano ansiosi di ribaltare il loro materiale promozionale cartaceo sul web. In effetti, tra il lavoro sul codice, quello sulla grafica e quello sull’organizzazione dei contenuti, ora posso dire di essere veramente un web designer: me lo hanno scritto persino sui biglietti da visita!

Certe volte mi mandano dai clienti, con una macchina fotografica digitale per scattare qualche foto da inserire nei siti. È una Kodak molto compatta, ma efficace: registra le foto in formato Jpg su una memoria estraibile. E il bello è che non c’è bisogno di svilupparle, basta collegare la macchina fotografica al Pc e salvare le foto su una cartella. Ovviamente è diventato il mio oggetto del desiderio! Ma dato il costo, per ora mi devo accontentare di un’altra tecnologia: gli Mp3. Nel giro di poche settimane è diventata la nuova mania. C’è WinAmp, il lettore che li può suonare, e Audiograbber, un software che trasforma le tracce di un Cd in Mp3. Negli ultimi giorni ho già archiviato i Prodigy, i Primus e i Portishead.

Collage di ricordi dal 1997

Collage di ricordi dal 1997

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Sent: Wednesday, July 12, 1997 11:02 AM
Subject: Cellulari e quotidiani online

Fa caldissimo. Odio l’estate. E soprattutto odio i telefonini. Persino la mia ragazza se n’è comprato uno, un aggeggio tutto nero e trillante su rete Tacs. Io insisto a non volere assolutamente uno di quegli aggeggi nelle mie vicinanze. Non è tanto per le radiazioni elettromagnetiche (secondo me sono un po’ una leggenda metropolitana), ma perché non voglio diventare come quei pazzi dell’agenzia, sempre reperibili con il telefonino che squilla anche mentre mangiano! Mi sembra una dipendenza immotivata.

In ufficio siamo passati a Netscape Communicator: una piccola rivoluzione. Una vera suite con il suo browser, il programma di mail, quello di news e un suo editor integrato. Stanno spuntando come funghi sempre nuovi software che aiutano nel lavoro sul web. Cute FTP, ad esempio, serve per mandare online i file prodotti in locale. Posso dire addio al vecchio collegamento Ftp da Dos che era ormai l’unico residuo di un’epoca che ormai percepiamo come preistorica (e si parla solo di tre anni fa). L’ultima frontiera, per noi designer, è il Vrml (Virtual Reality Modeling Language). Non semplice da imparare, ma può integrare nelle pagine web ambienti 3D simili alle primissime versioni di Wolfenstein 3D (e quindi implicitamente “vecchi”).

Si batte sempre sullo stesso tasto. Per quanto l’evoluzione del web grafico sia veloce, non arriverà mai a livello delle realizzazioni offline come i videogame sempre più evoluti che stanno uscendo in questi mesi. A casa ad esempio sfoghiamo le frustrazioni lavorative giocando a Carmageddon (non dovrei dirlo, perché è un gioco un po’ amorale, ma è divertente). Peraltro l’industria dei videogames si è un po’ ripiegata su sé stessa: adesso vanno di moda i sequel, come al cinema. Quindi non si trova che Quake 2, Tomb Raider 2, Alone in The Dark 3… chissà se prima o poi arriveranno a fare film tratti da questi giochi. Mi sembra improbabile.

Intanto la sonda Pathfinder si è finalmente posata su Marte, ed è proprio grazie a Internet che da casa o dall’ufficio riusciamo a vedere le prime immagini del pianeta rosso. Ormai anche tenersi informati è diventato più semplice. Basta tenere una finestra del browser sempre aperta su Repubblica.it. Era ora che un quotidiano serio e diffuso iniziasse a far qualcosa di concreto su Internet. E poi non si tratta solo di una replica del giornale in edicola, c’è molto di più. In questo caso, mi sa che la redazione ha visto lontano…

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Sent: Wednesday, September 21, 1997 9:25 PM
Subject: Hacker, cracker, virus, warez

In ufficio si comincia a parlare di open source. Il sistemista ha riportato dalle sue vacanze un libro che tutti gli informatici guardano con grande rispetto, The Cathedral and the Bazar. Devo dire che a me Linux, come sistema operativo, sembra un po’ una cosa da smanettoni. Sicuramente tutti gli amici e i conoscenti che ormai si autodefiniscono hacker lo installeranno, ma io pur condividendo il principio penso che resterò su base Windows, almeno per il momento, tanto più che è appena uscito l’Office 97: non è detto invece che escano tanti programmi che girano su Linux.

Tra l’open source – un’iniziativa sicuramente meritevole, che però non andrà molto lontano – e i software proprietari c’è quello che il nostro sistemista chiama “il circuito dei warez”. Un po’ come se ci fossero gli hacker buoni e quelli cattivi, insomma. Quelli che si battono per realizzare software dal codice accessibile a tutti e quelli che si battono per crackare (verbo sempre più utilizzato) i software più inaccessibili e costosi. È innegabile che la cosa è allettante. Si possono ottenere i crack di moltissimi software utili e giochi solo andando su Astalavista, una parodia “nera” di Altavista che però nel suo genere ha la stessa efficacia e velocità!

Manco a dirlo, per navigare in quel tipo di siti è fondamentale avere un antivirus degno di questo nome. Perché c’è un terzo tipo di hacker (quello cui i media danno più facilmente attenzione) che mette in giro sulla Rete virus informatici che procurano danni all’hard disk o semplicemente spiano e controllano i dati presenti su disco. Ormai sembra sia diventato facilissimo diventare vittima di un virus. Il problema cresce di pari passo con la crescita degli abbonamenti: è nato da poco anche il provider Tin.it, e se ci si mette la Telecom si può star sicuri che ci sarà il boom.

A conti fatti potrei anche dire che tutto va per il meglio. Ma come tutti gli anni, qualcosa che non funziona si trova sempre. Se guardo indietro, mi sono fatto in quattro per star dietro agli articoli, i lavori su commissione, e i miei due impieghi part time. Ma grattando sotto la superficie c’è sempre l’incertezza. In uno dei due lavori non ho nemmeno un contratto vero e proprio, mentre nell’altro (dove pure il contratto c’era, e veniva rinnovato ogni tre mesi) mi ritrovo a piedi senza più un rinnovo, per mancanza di fondi dalla Regione. E come sempre, tocca far quadrare tutto un’altra volta…

L'autore

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