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La guerra delle telecomunicazioni

30 Dicembre 1999

La guerra delle telecomunicazioni

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La Grande Guerra delle Telecomunicazioni che ha infiammato i 1999, lungi dall'essere conclusa, sembra avviarsi ad una nuova, infuocata stagione.

I piani su cui questa lotta viene combattuta sono essenzialmente tre: Internet, tariffe e borsa. A dare il via alla lotta ci ha pensato Tiscali che, grazie al suo ispiratissimo condottiero, Renato Soru, ha importato nel nostro Paese, a partire dalla fine di marzo di quest’anno, il metodo già sperimentato in Inghilterra dell’accesso gratis a Internet.

Una rivoluzione, più che una novità per l’Italia, che ha portato in breve tempo ad un crescente interesse degli utenti per la Rete e al tempo stesso ha costretto gli altri operatori telefonici a seguire la politica dell’Internet gratis. Infostrada ha subito risposto con Libero, ma anche l’ex monopolista Telecom è stata costretta ad adeguarsi, anche se in maniera diversa, affiancando l’abbonamento gratuito a quello a pagamento, che promette prestazioni migliori.

Poi è stato un susseguirsi di abbonamenti free Internet: da Jumpy.it ad Albacom in collaborazione con Kataweb, da Yahoo! a Wind per finire a Ciaoweb, ma l’elenco potrebbe continuare. La situazione attuale, secondo il quadro pubblicato da Milano Finanza dell’11 dicembre, vede Tin.it sempre leader con 1.200.000 abbonati, seguita da Infostrada ad un 1.000.000 e Tiscali a quota 710.000. La stessa indagine valuta il grado di penetrazione della rete in Italia al 6% della popolazione, una cifra ben al di sotto degli altri Paesi industrializzati, il che lascia prevedere una rapido incremento degli abbonati nei prossimi mesi.

Così Soru, ancora una volta anticipando tutti, ha scelto di adottare una nuova strategia per acciuffare clienti, dando vita al servizio “Più che gratis”. Vediamo in cosa consiste: fino alla fine di gennaio chi utilizza Tiscali Freenet potrà ricevere un rimborso di 15 mila lire da spendere in chiamate via servizi telefonici Tiscali. Dal primo febbraio, chi utilizzerà le connessioni Tiscali per accedere a Internet godrà di un credito di 6 lire al minuto di collegamento. Credito da spendere con “Tiscali Ricaricasa”, il servizio telefonico ricaricabile. Una mossa, questa, che ha colto di sorpresa gli altri concorrenti.

Il secondo campo di battaglia è rappresentato dalle tariffe. Attualmente Telecom mantiene il monopolio sulle telefonate urbane, ma a gennaio partirà la liberalizzazione del settore e, sia Wind, sia Infostrada, hanno già annunciato di voler operare da subito con tariffe che, assicurano, saranno fortemente concorrenziali rispetto a quelle attualmente applicate dalla Telecom.

In particolare Infostrada ha reso noto che le sue tariffe saranno pari a 28 lire al minuto nella fascia più alta e 15 lire in quella più bassa. A gennaio ci si potrà abbonare al nuovo servizio di Infostrada solo nelle città di Ancora, Bari, Bologna, Ivrea, Milano, Modena e Padova, ma entro l’estate del 2000 il servizio dovrebbe essere esteso a tutto il territorio nazionale. Dal 1° luglio del prossimo anno il processo di liberalizzazione presenterà un’altra tappa fondamentale: i gestori alternativi potranno affittare la parte finale della linea telefonica, per cui, da quella data, gli utenti potranno disdire l’abbonamento a Telecom e non pagare più l’odiato canone.

La terza sfida si sta giocando in borsa. Il settore delle telecomunicazioni e in particolare i titoli collegati, direttamente e indirettamente ad Internet, stanno infiammando nell’ultimo mese la borsa italiana, mentre in America il Nasdaq, il listino contente i titoli ad alto potenziale tecnologico continua a macinare record. Non dimentichiamo l’importanza dell’accesso al credito per le aziende che intendono porre in essere un grande piano di sviluppo.

Il primo a beneficiare dell’interessa della borsa per il binomio telecomunicazioni-Intenet è stato Tiscali. Il gestore sardo, quotato in borsa dal 27 ottobre, in meno di un mese e mezzo ha moltiplicato il suo valore. Di fatti dalla quotazione del collocamento al prezzo di 46 euro, si è passati ad un valore di 247,02 euro, prezzo di chiusura di venerdì 10 dicembre, con un guadagno del 437%.

A questo punto il gruppo Olivetti ha deciso di rispondere, annunciando la prossima quotazione di Tin.it, valutata dagli analisti non meno di dieci miliardi di euro. E se, come è facile prevedere, l’Internet mania continuerà a contagiare i mercati anche nei prossimi mesi, per il gruppo di Colaninno sono in arrivo grosse soddisfazioni.

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