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La Georgia Valley

22 Giugno 2000

La Georgia Valley

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Anche se la cosiddetta "e-Georgia" fa molto meno notizia di Silicon Valley, quanto a sviluppo e potenza economica nelle nuove tecnologie non ha nulla da invidiare alla California

Vista da Atlanta, la Grande depressione e quel che ha rappresentato, sembrano storia non di 70 anni fa, ma di altri secoli e altri luoghi. A meno di cento chilometri dalla capitale della Georgia c’era la “Via del tabacco” narrata da Erskine Caldwell. Caldo, umidità, povertà e mancanza di lavoro, relazioni razziali e umane spinte sempre al limite estremo.
Ora la via del tabacco è un museo aperto qualche ora il sabato e la domenica, a Moreland, 450/500 anime e poco altro. Quella è memoria del Sud che spesso e volentieri il Sud cerca di dimenticare, preferendo precipitare nelle memorabilia della guerra civile, tra bandiere sudiste e feltri grigi. O magari buttandosi sul futuro.

La via del tabacco è diventata l’autostrada tecnologica attraverso cui gli Stati Uniti stanno muovendo per conquistare la loro nuova frontiera. E se la Georgia fa molto meno notizia di Silicon Valley, quanto a sviluppo e potenza economica non ha nulla da invidiare alla California. Anzi ha forse molto per cui essere invidiata.

Tanto per cominciare Atlanta è una delle città più importanti di tutto il paese. Non ci credete? Questa non è solo la città della Coca Cola – che per altro ha qualche problema di tipo razziale che fatica a risolvere – o della CNN. È anche la sede della Delta Airlines, seconda compagnia aerea al mondo per traffico passeggeri. È la sede della Ups. E, segno distitivo più che ogni altro, è una delle pochissime (non più di quattro o cinque) città americane ad avere squadre che giocano in prima divisione negli sport principali: hockey, baseball, basket e football. Ad Atlanta c’è il quartier generale di Earthlink, il secondo provider degli Stati Uniti. Che negli ultimi tempi, come tutte le compagnie high tech, ha subito una bella flessione, visti anche gli andamenti del Nasdaq. Ma è sempre lì con i suoi uffici lungo la celebre Peachtree street.

Come è lì Cobb County, nucleo conservatore duro e puro, dove alle reliquie dei Confederati si uniscono quelle filo-naziste mescolate a reminiscenze da Ku Klux Klan. Ma Cobb County tanto è legata al proprio passato quanto è proiettata nel futuro. Nel cuore della contea si è formata un’area chiamata “Triangolo di platino”, intersezione di due autostrade – la 75 che arriva da Detroit e la 285 che circonda in un anello Atlanta. In mezzo sono fioriti i centri commerciali e le imprese high tech. Il governo centrale ci ha speso, nei primi anni ’90, qualcosa come 73 milioni di dollari per migliorare le vie di comunicazione. La fortuna del luogo è stata la Lockheed, con i suoi aerei militari e la sua produzione di tecnologia bellica a cui non sono mai venuti a mancare i fondi statali.

Il paradosso di Cobb County sembra potersi adattare a tutto lo stato. Il passato non è mai passato, forse anzi non è mai diventato passato. Ma allo stesso tempo si vive in un presente pieno di futuro. Che della storia di questi luoghi si porta dietro molto.
Un lunghissimo reportage del ‘New York Times’ di qualche giorno fa raccontava la storia di due soci in affari tecnologi – uno bianco e uno nero – di Atlanta. E spiegava come anche nell’impalpabile vita della rete, quando si va a stringere conta il verde dei dollari ma il colore della pelle aiuta parecchio.

La Georgia, e con lei gli altri stati del Sud, ha ancora ben visibili le ferite dell’uscita dalla segregazione razziale. É poi storia di soli 30 anni fa. Se sei nero, a quanto pare, avrai problemi anche nella Rete. Problemi che il protagonista della storia raccontata dal ‘Nyt’ ha affrontato e superato: è uno dei primi neri dello stato ad essere diventato miliardario grazie a Internet, con classico pragmatismo americano del Sud il suo motto essendo: “Non guardo a Michael Jordan come a un modello, io gareggio con lui”. Un po’ come il famoso Woody Allen che difendeva le citazioni divine sottolineando di aver bisogno di confrontarsi con qualcuno.

Non sarà dunque un caso se ‘Intercomm’ si svolge ad Atlanta, nell’arena accanto alla CNN. Quest’anno la partecipazione ha superato ogni aspettativa. Sono arrivate 60.000 persone, almeno diecimila in più di quelle che si attendeva. Il traffico è andato in tilt, i trasporti sono esplosi, i fast food della food court al CNN Center hanno esaurito le loro misture di cajun, pollo fritto, pastrami e taco in tempi rapidissimi.

I 60.000 ospiti, ciascuno con la sua targhetta sul risvolto di giacche tailleur, hanno riempito le sale delle conferenze e se ne sono tornati a casa dopo tre giorni più ricchi di idee – e forse un po’ più confusi – su tutto quello che l’e-commerce può fare per cambiare la tua vita. I più fortunati sono stati gratificati di un concerto della Blues Brother Band – con tanto di Dan Aykroyd e James Belushi. I più ricchi hanno partecipato al ricevimento organizzato dalla Cisco System all’Arts Center. Sul tavolo centrale una serie di decorazioni che avevano come principale caratteristica piccole decorazioni in ghiaccio.

La “e-Georgia” non vuole rinunciare alla propria natura fatta anche di evidenti contraddizioni. Come immaginare altrimenti che in uno dei luoghi più caldi e umidi degli Stati Uniti si facciano decorazioni con il ghiaccio?

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