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La FTC benedice la fusione tra HP e Compaq

08 Marzo 2002

La FTC benedice la fusione tra HP e Compaq

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Un successo riportato da Carly Fiorina, l’intraprendente amministratore delegato di HP nel suo processo di fusione con Compaq. La Commissione federale americana del commercio (FTC) ha dato il consenso all’unione delle due aziende, senza porre condizioni.

La FTC ha, dunque, confermato questo accordo, sottolineando che “sulla base dell’inchiesta, la Commissione non ha trovato alcuna ragione per pensare che la fusione proposta possa portare danni alla concorrenza su qualsiasi mercato”.
Una decisione che i membri della Commissione hanno preso all’unanimità.

Dunque, dopo aver incassato l’ok delle autorità europee sulla concorrenza (il 31 gennaio scorso), Fiorina ha un’altra freccia al suo arco per convincere l’assemblea dei soci.

“Durante tutto l’arco delle rispettive inchieste, la FTC e l’Unione europea hanno mantenuto consultazioni – spiega la FTC – Le due parti (Hp e Compaq) hanno facilitato questo processo di consultazione mettendo da parte i loro diritti alla riservatezza e permettendo una piena e intera comunicazione tra FTC e UE”.

Carly Fiorina, in un comunicato, esprime la sua grossa soddisfazione: “Siamo felici della decisione della FTC. Questa rinforza la convinzione che avevamo che la fusione non può che rinforzare la competizione sui nostri mercati”.

“La fine della procedura d’esame della FTC – continua l’amministratore delegato di HP – è una tappa importante nel processo d’approvazione e vogliamo subito ottenere il voto dei nostri azionisti”.

Una Fiorina all’attacco, dunque, spalleggiata dall’amministratore delegato di Compaq che dichiara: “Con l’accordo della FTC, è chiaro che riceveremo sostegno dal mercato. Attendiamo ormai il voto dei nostri azionisti alla fine del mese”.

La prova del fuoco per Carly Fiorina sarà il 19 marzo prossimo, quando gli azionisti di HP dovranno pronunciarsi sul progetto di fusione e il giorno dopo quando toccherà a quelli di Compaq.
Un risultato ancora incerto e che pesa come una spada di Damocle su un accordo da 20 miliardi di dollari.

Accordo che non va giù a Walter Hewlett, erede di uno dei fondatori del gruppo HP, che si oppone alla fusione tentando di raggruppare gli azionisti e persuaderli che l’accordo tra i due giganti dei personal computer non ha senso, proprio nel momento in cui diventano un bene di consumo corrente sul quale è difficile guadagnare soldi.

Hewlett propone un progetto alternativo e diametralmente opposto: dividere l’azienda in due, separando la divisione computer da quella stampanti. Progetto molto più redditizio secondo lui.

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