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La fresca estate del pinguino

21 Agosto 2000

La fresca estate del pinguino

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Da IBM a Transmeta a Collab.Net, buoni segnali per l'open source d'agosto

Nonostante la calura estiva, il pinguino continua a veleggiare tranquillo. Basti sentire ad esempio l’opinione di Adam Jollans, manager del marketing europeo per il software IBM dedito a Linux: “Oggi stiamo assistendo alla netta espansione di Linux in Europa.” Una posizione confortata dalla notevole presenza di SuSE in Germania, Red Hat in Gran Bretagna e Mandrake in Francia. Forte di tali basi, ecco che Big Blue annuncia l’ennesima iniziativa pro-Linux: nei prossimi quattro anni stanzierà 200 milioni di dollari per facilitare alle aziende europee il passaggio del software ivi utilizzato verso la piattaforma open source.

Nello specifico, tali fondi andranno a finanziare sette centri dislocati in Germania, Francia, Inghilterra, Polonia e Ungheria. Paesi in cui IBM metterà a disposizione personale specializzato e appositi server atti allo sviluppo del necessario software. Una parte del denaro verrà inoltre utilizzata per avviare forme di partnership con consulenti e specialisti Linux in loco. Da segnalare anche un primo accordo tra IBM e Mandrake in Francia, che va ad aggiungersi alle promettenti relazioni avviate da tempo con i quattro maggiori distributori internazionali, SuSE, Red Hat, Caldera Systems e Turbolinux.
Inizialmente quest’incentivo per stimolare il passaggio a Linux in Europa vedrà privilegiate le piattaforme che girano su Intel, tuttora il più richiesto. Ma, precisano i portavoce di IBM, quest’ultima spingerà ovviamente per il ricorso a propri chip e sistemi, in primis i mainframe della serie S/390. In tal senso, SuSE vanta già una propria versione di Linux per queste macchine, con alcuni prototipi che girano sul chip IBM di prossima generazione, il Power4, previsto per l’installazione sui server a partire dal prossimo anno.

Nel frattempo l’inguaiata Corel piazza un buon colpo nella strada verso la ripresa dopo la crisi seguita alla mancata fusione con Borland-Inprise. Si tratta di un accordo stipulato con Hewlett-Packard, pur se non direttamente connesso a Linux. La nuova serie di scanner prodotti da quest’ultima, azienda leader in tale ambito, sarà dotata del software prodotto dalla casa canadese. I pacchetti di Photo-Paint 8 per Power Macintosh e Print Office 2000 verranno accoppiati agli ScanJet 5370C di HP. Si spera ciò porti ossigeno (e contanti) nella società di Michael Cowpland, il cui chiaro orientamento verso Linux purtroppo non ha ancora portato i frutti sperati.

Ma l’annuncio forse più importante di questo scorcio d’estate arriva dalla californiana Transmeta, balzata all’onore delle cronache a inizio anno per la presentazione di Crusoe, nuovo chip per dispositivi mobili in grado di attentare seriamente allo strapotere di Intel. Il chip, messo a punto in tutta segretezza e con lo zampino di Linus Torvalds, preferirà ovviamente i sitemi basati su Linux. Ebbene, entro fine anno Trasmeta avvierà l’attesa IPO per l’entrata a Wall Street. Nelle scorse settimane è stato infatti assegnato all’agenzia Morgan Stanley, in collaborazione con la Deutsche Banc, l’avvio delle procedure necessarie per dare il via all’operazione.

Pur non avendo tuttora fissato le quote iniziali per la vendita dei titoli, è certo che l’iniziativa farà entrare nella casse di Transmeta svariate centinaia di milioni di dollari, fino a divenire una delle più elevate IPO in ambito high-tech per quest’anno, nelle previsioni di più d’un esperto. Ciò a conferma della grossa attenzione assegnata alla startup fin dalla sua nascita, nel 1995, quando ricevette fondi da nomi quali Paul Allen, George Soros e Sony. Lo scorso aprile una cordata di investitori capitanata da AOL e Gateway aveva fruttato altri 88 milioni di dollari. Nel frattempo, qualcuno ha avanzato dubbi sulla effettiva potenza di Crusoe, visto che finora non si è andati oltre le promesse e i prototipi. Per tutta risposta, Transmeta ha chiarito che quanto prima il chip verrà impiegato nel rampante mercato dei dispositivi portatili per l’accesso a Internet. In particolare, saranno aziende quali Hitachi, IBM, America Online e Gateway a ricorrervi come concreta alternativa ai chip Intel. Il tutto basato sul solito Linux, il quale non potrà non trarne giovamento, soprattutto sull’onda della conferma della scalata in borsa prevista da qualche tempo.

Flash finale per segnalare l’avvio di un progetto comune tra Oracle e Collab.Net mirato alla creazione di un mercato online su misura per gli sviluppatori di software. L’iniziativa troverà posto all’interno del sito web che da qualche tempo Oracle, al pari di grandi corporation quali IBM e Microsoft, va offrendo come raccolta si risorse e consigli utili alla realizzazione di software per l’ambito business. Settore questo in cui, vista la miriade di possibili applicazioni aziendali, si va registrando una certa penuria di sviluppatori. Il nuovo progetto vuole porsi come punto d’incontro tra questi ultimi e l’imprenditoria per opzioni come cerca-trova lavoro, integrandosi con i database di altri siti (Developers.net, Niku.com, WorkExchange). Sarà inoltre possibile scambiare codici sorgenti e collaborare a lavori comuni, nel pieno stile open source. In tal senso si rivelerà fondamentale l’apporto di Collab.Net, fresca startup nata da un’idea di Hewlett-Packard e di O’Reilly & Associates chiamata SourceXchange (http://www.sourcexchange.com).

In pratica, una sorta di messa all’incanto dell’operato dei programmatori open source sulla base delle esigenze specifiche di ogni singola azienda. Collab.Net prende una percentuale delle transazioni andate effettivamente in porto. Un’idea che va incontrando molto successo, come testimoniano i 35 milioni di dollari raccolti a giugno da investitori quali Dell Computer, TurboLinux, Novell e Marc Andreessen. Guidato da Brain Behlendorf, uno dei maggiori artefici del progetto Apache, oggi Collab.Net dà lavoro a 70 persone e prevede l’espansione dei servizi offerti, soprattutto riguardo consulenza e hosting.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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