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La fotografia digitale migliora con il formato RAW

14 Luglio 2004

La fotografia digitale migliora con il formato RAW

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Le macchine fotografiche digitali hanno conquistato il mercato, dall'amatore al professionista, grazie ai formati RAW è possibile memorizzare le foto digitali senza la perdita di qualità tipica dei formati compressi e lasciando alla successiva elaborazione al PC la messa a punto del fotogramma

Le variabili in gioco

Quando si scatta una foto, indipendentemente dalla fotocamera che si utilizza, sia essa a pellicola o digitale, ci sono alcuni parametri che devono essere decisi in anticipo e che influenzano la qualità tecnica della fotografia, si tratta in particolare di:

  • sensibilità ISO della pellicola;
  • apertura del diaframma;
  • tempo di esposizione.

Nel caso particolare dell’utilizzo di una macchina digitale ci sono altri parametri che incidono, a volte anche pesantemente, sul risultato finale.
Ecco qualche esempio tratto dalle impostazioni della Canon Eos 300D:

  • compensazione digitale dell’esposizione;
  • bilanciamento del bianco (che influisce sulla temperatura di colore);
  • contrasto;
  • saturazione colore;
  • tono colore;
  • nitidezza.

Il fotografo digitale deve tener conto di un insieme di fattori molto elevato, che costituisce un impressionante numero di combinazioni, talmente alto che spesso viene la tentazione di lasciare le cose “al caso” e far decidere alla macchina come impostare alcuni parametri.
Nel caso del bilanciamento del bianco, ad esempio, quasi tutte le fotocamere hanno la capacità di riconoscere la tipologia di luce presente al momento dello scatto ed impostare il bilanciamento di conseguenza.

Il risultato, alla fine, è quasi sempre un file in formato JPG che contiene la nostra foto digitale, in caso di errori non troppo gravi è spesso possibile recuperare lo scatto intervenendo con i programmi di fotoritocco, anche se, lavorando sulle immagini JPG che sono compresse, si ottiene una perdita di informazioni ad ogni operazione di salvataggio e quindi di compressione.

L’informazione grezza

Quello che avviene all’interno della fotocamera digitale durante l’operazione di scatto è la lettura di tutte le informazioni che arrivano dal sensore CCD / CMOS. Quello che si ottiene è un pacchetto di dati grezzi che rappresentano la nostra foto. A questi dati grezzi vengono poi applicati una serie di filtri che consentono di effettuare le regolazioni dei parametri che non sono propri della fotografia in senso stretto, ma piuttosto dell’elaborazione digitale, come ad esempio il bilanciamento del bianco.

Per evitare l’applicazione di questi filtri direttamente all’interno della fotocamera, e quindi consentire l’applicazione degli stessi in una fase di post-produzione e di elaborazione, è possibile in alcune fotocamere utilizzare il formato RAW (grezzo).
Il formato RAW contiene la memorizzazione delle informazioni ricevute direttamente dal sensore CCD / CMOS, così come il negativo fotografico memorizza chimicamente le informazioni ricevute dall’obiettivo.
A queste informazioni grezze non vengono applicati algoritmi di nessun genere, se non quelli relativi alla compressioni senza perdita di informazioni, con l’obiettivo quindi di risparmiare lo spazio prezioso sul dispositivo di memorizzazione.
Questo significa che l’applicazione dei filtri e degli effetti, che normalmente verrebbero applicati dal software della fotocamera, è rimandata alla fase di elaborazione su PC, con l’innegabile vantaggio di poter controllare con precisione ogni singola modifica.

Un esempio

Dopo una bella gita in montagna scarichiamo le nostre foto sul PC e con orrore le troviamo tutte bluastre, come quella in questo esempio:

Cosa è successo? Semplice, ci siamo dimenticati che la sera prima eravamo andati ad una festa di compleanno in un locale illuminato artificialmente e, per non sbagliare, avevamo impostato il bilanciamento del bianco su “Tungsten”.

A questo punto possiamo tranquillamente modificare la temperatura di colore delle nostre foto utilizzando un qualsiasi programma di fotoritocco, ma non senza perdita di qualità a causa della compressione JPG.

Se invece avessimo scattato un RAW avremmo esclusivamente le informazioni grezze ottenute dal CCD / CMOS ed il concetto di bilanciamento del bianco non avrebbe senso fino a quando non venisse esplicitamente applicato al formato RAW per ottenere la foto da stampare.

Vediamo la stessa foto scattata in RAW con una Canon EOS 300D all’interno del software di gestione delle immagini grezze.

Come si può vedere il software consente di selezionare la temperatura di colore da applicare alla foto grezza, per ottenere una nuova visualizzazione degli stessi dati grezzi, ma questa volta con la temperatura di colore corretta.

La cosa importante da capire è che l’applicazione della temperatura di colore, così come di tutte le altre alterazioni che si possono fare all’immagine in questa fase, non fa parte dell’immagine stessa in quanto si tratta di informazioni che non possono essere memorizzate all’interno di un file RAW.
Il voler memorizzare in un file RAW le informazioni sulla temperatura di colore equivale, nella sostanza, a pretendere di memorizzare informazioni sul formato (grassetto, corsivo, ecc) all’interno di un file di testo, è chiaro che è un’operazione non fattibile a meno di utilizzare convenzioni e tag particolari.

La seconda cosa importante è che tutte queste operazioni di alterazione avvengono senza perdita di qualità, infatti il file JPG che servirà per la stampa verrà prodotto soltanto in un secondo tempo, quando tutti i parametri di regolazione della foto saranno corretti.

Il prezzo da pagare

Come tutte le cose belle, anche il formato RAW ha un prezzo da pagare, si tratta dello spazio necessario alla memorizzazione.
La foto dell’esempio in formato RAW è grande 6,822 KB. Siamo quasi a 7 MB!
La stessa foto in formato JPG alla massima risoluzione e qualità, che per la Canon EOS 300D è 3.072 x 2.048 pixel, può pesare da un minimo di 1,8MB ad un massimo di 3MB.
Siamo quindi di fronte ad un incremento di dimensione considerevole, soprattutto se si pensa al costo attuale dei supporti di memorizzazione.
Il formato RAW è quindi da utilizzare con intelligenza e quando le condizioni lo consentano, sempre meglio comunque avere un’alternativa in più.
Buone foto!

L'autore

  • Massimo Canducci
    Massimo Canducci lavora per Engineering Ingegneria Informatica come Technical Manager della Direzione Ricerca e Innovazione. Si occupa di nuove tecnologie e architetture web.

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