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La formazione delle coppie nella società digitale

07 Dicembre 2006

La formazione delle coppie nella società digitale

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L'amore eterno esiste, ma è una variabile computazionale. La ricerca dell'anima gemella come capacità di processare informazioni e i grandi network come moltiplicatori di occasioni (non soltanto in amore)

Sulla rivista Internazionale ogni settimana viene selezionata una “domanda all’economista” del Financial Times. Nel numero di qualche settimana fa, una donna riteneva fuori moda il fatto che fossero sempre gli uomini a dover fare la proposta di matrimonio. Tim Harford rispondeva così (i link sono miei):

È una consuetudine fuori moda dal lontano 1962, quando David Gale e Lloyd Shapley pubblicarono uno studio su chi deve sposare chi. L’obiettivo è accoppiare le persone giuste evitando che potenziali adulteri si sposino. Gale e Shapley hanno inventato l’algoritmo per l’equilibrio di coppia. Ogni uomo chiede in matrimonio la donna che preferisce. Lei scarta i meno interessanti tenendosi il migliore. A quel punto gli uomini rifiutati ripetono l’operazione con le donne più vicine alla loro categoria. L’umiliante procedimento può continuare all’infinito. L’algoritmo produce un equilibrio di coppia in cui ognuno trova accanto la persona che preferisce tra quelle disposte a sposarlo. Certo, ci saranno un miliardo di cuori infranti. Probabilmente si crea un equilibrio stabile perchè nessuno ha voglia di rifare quell’esperienza. L’algoritmo funziona altrettanto bene invertendo i ruoli. Nel sistema in cui gli uomini fanno la proposta, sono le donne a rimetterci. Per cui, a quasi cinquant’anni dalla scoperta di Gale e Shapley, forse è il caso di cambiare questa tradizione.

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Matrimoni che durano. È abbastanza evidente che la formazione di un rapporto di coppia stabile – almeno da un punto di vista analitico – è un problema di informazioni: se conosco tutti i possibili partner del mondo, se so quanti di loro sono disponibili a essere miei partner e se sono in grado di misurare la potenziale affinità con una certa precisione, sarò ragionevolmente in grado di costruire un matrimonio stabile. È un processo che accomuna tutte le attività umane in cui sia necessaria una scelta. La similitudine più facile è quella con i libri: se avessimo tutte le informazioni necessarie per valutare l’incontro con i libri in grado di emozionarci, probabilmente acquisteremmo direttamente quelli. È la linea di Amazon: una grande libreria online, non potendo lasciarci passeggiare tra i volumi come una liberia tradizionale e disponendo di un numero elevatissimo di titoli, per rendersi usabile deve immettere informazioni nell’ambiente. Con le customer reviews e con algoritmi che lavorano sul matching, sull’incontro. E, se per i libri abbiamo osservato per la prima volta il fenomeno della coda lunga, probabilmente finiremo per scoprire che anche nella formazione delle coppie sta avvenendo qualcosa di simile.

Nelle amicizie, che culturalmente ci creano meno resistenze in un ragionamento di questo tipo, siamo già in grado di ammetterlo: quanti nostri amici abbiamo trovato sulla base di interessi e affinità, grazie alla Rete, mentre nel mondo reale non li avremmo incontrati mai (perchè, magari, lontani geograficamente)? Se ci pensiamo bene è anche il modo in cui funziona il mercato: tutti gli economisti sanno, ad esempio, che se ci fosse piena informazione si troverebbe un perfetto equilibrio tra domanda e offerta. Ma è anche la storia di Internet, che può essere ricondotta totalmente al tentativo di farne un sistema di “incontri” che funzioni sempre meglio: tra noi le informazioni che ci servono, tra noi e i prodotti che ci servono, tra noi e le persone con cui condividiamo affinità e interessi. Eccetera.

Matrimoni che non durano. Un’altra evidenza è che una variabile importante è rappresentata dalla capacità di calcolo, ovvero dalla capacità (degli individui, ma anche delle società) di processare informazioni. I nostri ministri neo-moralisti non potrebbero esercitarsi oggi nelle loro corte soluzioni se la capacità di calcolo dei tempi moderni non li avesse fatti incontrare con problemi (tipo il bullismo) che prima non erano in grado di processare. E, paradossalmente, la loro soluzione è assurda proprio perchè ricorda lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia quando ha paura. È una soluzione che, fondamentalmente dice: ok, allora se abbiamo informazioni che riportano a un problema, non processiamo le informazioni. Proprio laddove, invece, emerge la necessità di affrontare il problema che le informazioni fanno emergere.

Matrimoni che possono durare. Nel 1992, con la capacità di calcolo dell’epoca, il professor Harry Mairson riconosceva che il problema delle coppie (o del “matching”) era centrale nello sviluppo della computer science e che avrebbe coinvolto il design degli algoritmi, le tecniche combinatorie, l’intelligenza artificiale e sistemi distribuiti. Diceva Mairson (The Stable Marriage Problem) che i computer e la loro moderna applicazione hanno modificato il modo in cui noi umani riteniamo di dover organizzare e sviluppare le idee. Tra i tanti studi che si sono concentrati sullo Stable Marriage Problem (a partire da Gale-Shapley Stable Marriage Problem Revisited: Strategic Issues and Applications fino a tutti gli altri), quello che io preferisco si intitola Happier World with More Information. L’autore, il fisico teorico Yi-Cheng Zang, spiega (e dimostra con le sue – per me – inaccessibili formule) che:

[…] quando l’informazione è molto imprecisa, l’intero sistema si rompe in piccoli gruppi poichè intrinsecamente non c’è necessità di cercare partner più affini in un ambiente più ampio. Man mano che aumenta la precisione [della ricerca], si allargano gli ambienti e cresce la qualità degli incontri. […] In una società primitiva, in cui l’informazione è imprecisa su tutto, anche le attività economiche sono confinate in gruppi limitati e isolati, senza il vantaggio aggiunto dei contatti tra i gruppi. Se l’informazione diventa più abbondante e più precisa, le regioni connesse diventano più ampie, portando fino alla comunità globale. […] Se l’informazione è molto imprecisa e primitiva, l’individuo non sarà stimolato abbastanza da far emergere le sue qualità latenti, poichè si convincerà che non saranno apprezzate abbastanza. Allo stesso modo, un individuo non può desiderare molto in una società con poche informazioni, poichè è forzato ad essere realistico. I gusti, persino i più frivoli, hanno bisogno di tempo per svilupparsi.

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Zang, in pratica, dimostra che più l’informazione tende a zero, più le nostre decisioni assomigliano ad un problema di ottimizzazione, il che detto in altre parole assomiglia all’accontentarci (della moglie che abita vicino casa, del libro che riusciamo a trovare ecc.). Gli esseri umani, spiega il fisico, reagiscono alle sempre maggiori possibilità di ricerca e di “incontro”. La Rete, in questo modello, è uno strumento potentissimo: ad esempio per l’espressione dei propri talenti e per l’incontro (ora possibile) con chi può o vuole apprezzarli (potrebbe essere questa la storia dei blog). Di fatto, l’aumento di informazione nell’ambiente rende quella che Chang chiama la nostra optimization task sempre più complessa. E, sebbene lo studioso avverta che in una sorta di principio di indeterminazione la perfezione non sarà mai possibile, si dice convinto di due cose: 1) abbiamo bisogno di un modello sistematico per descrivere i gusti e le affinità degli individui e, 2) man mano che la ricerca di informazioni e potenza dei computer aumenteranno, si ridurrà l’entropia, per cui la maggiore capacità di calcolo renderà il mondo più piccolo e più felice.

Lo abbiamo già notato in parte (chi ricorda il mondo dei primi anni Novanta?), ma è bene saperlo e scherzarci un po’ su: l’amore esiste, ma è una variabile computazionale. E quanti di noi hanno sempre sospettato che la propria anima gemella esiste, ma è nata a Tokyo per pura sfiga, oggi sanno di avere maggiori possibilità di incontrarla. Esattamente come chi utilizza la Rete ha maggiori possibilità di incontrare, rispetto a chi non la usa, un libro in grado di emozionarlo. O come un governo oggi, grazie ai video di YouTube, finisce per avere in agenda dei problemi sociali che non conosceva e che – quindi – non poteva pensare a risolvere.

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