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La follia dell’e-mail

27 Maggio 2002

La follia dell’e-mail

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La posta elettronica, a priori, è simpatica e inoffensiva: elimina le barriere sociali e facilita gli scambi. Ma genera anche deviazioni: l'anonimato, l'irresponsabilità, l'aggressività e il ripiegamento su se stessi

L’e-mail è una specie di superdivano. A Michel Pieront, uno psicanalista che esercita nella periferia di Bruxelles, capita di vedere alcuni dei suoi pazienti lasciare il Paese per motivi professionali. Allora, come fare per continuare l’analisi? Tramite l’e-mail, ovviamente. Bisognava avere il coraggio, lui l’ha avuto. I suoi pazienti gli inviano quanti messaggi vogliono, una volta alla settimana Michel li esamina e risponde.

“Assurdo”, gridano i colleghi. Ma l’idea dimostra, in ogni caso, che il boom della posta elettronica genera nuovi comportamenti e nuovi utilizzi. La psicologia dei praticanti di fronte allo strumento si svela a poco a poco. Disinibente, distruttrice di barriere sociali, l’e-mail facilita la comunicazione, ma nello stesso tempo solleva inquietanti questioni. Quella della menzogna per esempio, sempre presente in filigrana negli scambi a distanza. In quanto a distruggere barriere sociali, non sarà solo per crearne altre?

I cyberpsicanalisti hanno scoperto che, davanti allo schermo di un computer le persone si confidano più facilmente. Forse stiamo assistendo alla nascita di una nuova categoria letteraria: il “mormorio intimo”. Nei nostri scambi e-mail scriviamo, infatti, in un modo più impulsivo. Risultato: vengono esternate le piccole cose della vita che, in precedenza, restavano non dette.

Con il tono “cool” nasce una casta

Purtroppo, la follia dell’e-mail genera anche alcune patologie. “Con gli psicotici, la posta elettronica è la porta aperta per ogni straripamento”, avvertono alcuni psicanalisti. Nulla impedisce ormai al paziente di inventarsi una personalità fantasma. Ecco che appare il vero pericolo della virtualità: non vi è più niente che si opponga alle varie forme di delirio o alle infiammate e disinibite dichiarazioni d’amore che spesso ricevono gli psicanalisti online. E il rischio non riguarda soltanto gli psicotici.

Strumento a priori ideale per presentarsi così come realmente si è, la scrittura elettronica può paradossalmente portare a un sistema di relazioni viziato dal dubbio e dal sospetto. Il responsabile principale è l’anonimato. Nei siti di chat ognuno sa che il proprio interlocutore può mentire a suo piacimento. Ecco il paradosso: mitomani o no, non importa. Perché non è tanto il contenuto che conta, quanto il modo di esprimersi. Dietro l’apparente semplicità del tono si nascondono nuovi codici, come pure un nuovo modo di giudicare e di essere giudicati.

“Con l’e-mail – afferma Thierry Leterre, ricercatore e professore di filosofia all’Istituto di studi politici di Parigi – lo scritto ritrova uno status privato”. Spiegazione: eravamo abituati a vedere nello scritto uno strumento a vocazione universale. Da qui la necessità di utilizzare delle regole condivise da tutti, come l’ortografia. Ma l’e-mail non ha niente a che vedere con un libro o un testo di legge. Di colpo, l’ortografia diventa “flessibile”. Nonostante ciò, le regole non spariscono. La distinzione sociale non si basa più sull’opposizione tra coloro che fanno errori e coloro che non ne fanno, risiede piuttosto nella natura stessa degli errori e nella natura stessa della scrittura. Conclusione: più si cripta il proprio messaggio con sigle e abbreviazioni e più si appartiene alla casta degli iniziati che comprendono questi codici.

In fondo, la prossimità virtuale con l’interlocutore puzza un po’ d’ipocrisia. La semplicità nel tono, che ci viene dagli Stati Uniti, è un’illustrazione della società americana. Le persone sono più vicine al prossimo e più lontane da chi è lontano. In breve, il vostro dirimpettaio di pianerottolo può essere un vostro confidente, ma il vostro cyberinterlocutore è uno sconosciuto. E lo resterà. Non sarà certo l’e-mail che farà scomparire la complessità insita nelle relazioni umane. Emergono parole eventualmente riconfortanti, ma che resteranno sempre meno coinvolgenti rispetto agli atti. In altre parole, sulla Rete ci si dà del tu, ma non si guarderà mai negli occhi il proprio interlocutore. Il Web spinge a parlare di sé descrivendo un’altra persona, esclude l’altro producendo dei rituali fortemente egoisti, offre a due persone la possibilità di far finta di essere i migliori amici del mondo senza mai vedersi.

L’e-mail, forse, non è una vera rivoluzione, dato che, in fondo, la posta elettronica non risolve i problemi dell’uomo. Ma esprimersi portando il proprio vissuto sulla pubblica piazza può avere un effetto benefico e liberatorio. Almeno per chi scrive.

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