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La difesa del free speech online

27 Settembre 1999

La difesa del free speech online

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Ancora schermaglie legali negli Stati Uniti sul fronte dell’accesso dei minori a siti Web “inappropriati” e il conseguente “free speech” online. In New Mexico si sono appena concluse le sedute relative ad una legislazione nazionale che praticamente ricalcava le linee-guida del notorio Communications Decency Act (CDA) del 1996, poi dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema. Sulla base di quest’ultima decisione, la legge — entrata in vigore lo scorso marzo dopo la firma del governatore — era stata bloccata temporaneamente a giugno dai giudici locali. Le autorità statali sono però ricorse in appello, perchè ne vogliono comunque l’implementazione all’interno della propria giurisdizione. Posizione contraria hanno invece assunto i legali dell’ACLU, American Civil Liberties Union, che ha svolto un ruolo centrale contro il CDA e lo stesso va facendo nelle aule di giustizia di altri Stati, come è ora il caso del New Mexico.

Secondo l’avvocato di ACLU la legge, che peraltro verrebbe ad applicarsi ovunque, vista l’impossibilità di tracciare confini su Internet, è contraria al primo emendamento della Costituzione USA (tutela della libertà d’espressione) e contravviene alle norme sul libero commercio. Al termine della requisitoria finale, lo stesso avvocato si è dichiarato fiducioso sulle decisioni della corte, anche sulla base delle numerose domande poste dai giudici per comprendere nei dettagli i meccanismi dell’accesso ai siti Web. Un’ottima preparazione per la nuova e più complessa battaglia che attende l’ACLU, insieme alle altre organizzazioni a difesa dei diritti civili online, a partire dal prossimo 4 novembre contro il Child Online Protection Act (COPA). In quella data inizieranno infatti presso la Corte di Appello di Filadelfia le sedute relative al ricorso dell’amministrazione federale contro il blocco all’applicazione del COPA (soprannominato CDA n.2) ordinato dai giudici lo scorso febbraio.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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