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La cooperazione comunicativa

28 Maggio 2001

La cooperazione comunicativa

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L'autore di una comunicazione sul Web nella costruzione del proprio messaggio, deve tener conto del lettore, il navigante in Internet, al quale richiede una collaborazione interpretativa-

Su Internet, come su qualunque altro mass-media, comunicare non è altro che un gioco. I partecipanti sono due, l’Emittente e il Navigante, che si rimandano l’un l’altro l’oggetto di tale gioco comunicativo, ovvero il messaggio. Ecco perché è importante capire che la comunicazione, soprattutto quella digitale, non segue mai un flusso monodirezionale, ma impegna attivamente entrambi i partecipanti.

È necessario che il navigante, durante la visita a un sito, riesca a cogliere immediatamente il senso del testo senza bisogno di dover leggere sino alla fine l’intero scritto. Ciò che viene comunicato è il messaggio.

Nel caso della comunicazione orale o scritta, ovviamente anche scritta per il Web, tale messaggio viene comunemente chiamato “testo”, intendendo con questo termine, come scrive Umberto Eco, una successione ordinata e coerente di enunciati, cioè di contenuti, di concetti, tra due interruzioni marcate della comunicazione. In altre parole può essere inteso come testo sia un giornale sia ognuno degli articoli che lo compongono.

Il testo è un’entità che necessita di un faticoso impegno da parte del lettore o se vogliamo, su Internet, del navigante. Egli deve infatti esplicitare idee implicite, deve leggere fra le righe, generare nuovi concetti da concetti esposti e che lui già conosce, nel caso delle inferenze, per esempio. In altre parole il testo, per esistere, deve essere reso attuale e vivo dal destinatario.

Insomma, il navigante partecipa attivamente con l’Emittente nella creazione del messaggio. In senso lato, possiamo affermare che questa è una forma di interazione del lettore con la pagina che sta leggendo. Ovvero, in questo momento, proprio mentre state leggendo, interpretate le parole che sono state scritte, dando loro un significato che potrebbe anche non essere quello che esse vorrebbero trasmettere.

L’emittente ed il ricevente, tacitamente si impegnano ad osservare una sorta di patto, un principio di collaborazione tale per cui il contributo di ognuno dei due partecipanti a tale scambio comunicativo sia quello richiesto dallo scopo che deve raggiungere questo scambio linguistico, né di più, né di meno. L’autore di un fumetto richiede ai suoi lettori una partecipazione alla creazione del messaggio che vuole veicolare molto diversa dalla collaborazione richiesta dall’autore di un testo universitario di chimica ai suoi studenti.

In altre parole, chi scrive, chi progetta un sito, si aspetta dal suo lettore/navigante una collaborazione, un contributo, alla creazione del testo che sta leggendo. L’autore comincia a dare al suo navigante, già dal nome dell’URL o dal titolo in home page, delle preziose indicazioni, affinché si renda conto del genere del sito e, almeno grosso modo, dell’argomento che viene trattato. Ricordiamo che in un qualunque processo comunicativo, un destinatario è messo di fronte a un determinato messaggio. Occorre far sì che il destinatario, nel caso di Internet, il navigante, decodifichi esattamente tale messaggio, sulla base degli stessi codici dell’emittente.

Prendendo come riferimento il sito www.netsemiology.com , è come se, già dall’URL, l’Emittente dicesse: “Questo è un sito che tratta di comunicazione, quindi se cercate pagine Web di intrattenimento o un portale generalista, non sono le pagine Web più adatte a voi”. L’Emittente si attende del resto, dal suo navigante, una collaborazione: prima di tutto che sia interessato alle tematiche che vengono trattate; seconda cosa che sappia interpretare i vari segni comunicativi. Come dire che, se questo fosse un sito che si occupa di canto gregoriano, il termine “polifonia” sarebbe il segno comunicativo di un concetto ben preciso, ovvero “canto a più voci”.

Trattandosi di un sito di semiotica e analisi comunicativa, tale parola corrisponde a una diversa accezione del termine, ovvero “discorsi a più voci”. Insomma, si presuppone che il navigante interpreti come polifonica ogni espressione in cui chi parla si distanzi dall’opinione riportata nel discorso da lui pronunciato attraverso il ricorso a segnali del tipo “secondo …”, “dice che”, “sembra che”, oppure attraverso l’utilizzo del condizionale e non come una manifestazione artistica e musicale.

A conti fatti, ciò che emerge è che nella comunicazione “l’importante è partecipare”.

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