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La Cina ancora contro i cybercafè

01 Luglio 2002

La Cina ancora contro i cybercafè

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I rapporti tra Internet e autorità cinesi si fanno sempre più tesi. E in mezzo, a pagarne le conseguenze, i cybercafè, spesso unico luogo per navigare della maggioranza dei cinesi.

La Cina decide di rafforzare i propri controlli sugli Internet cafè, costringendoli a installare software capaci di bloccare fino a 500 mila siti Web e di segnalare alla polizia ogni consultazione di pagine illecite, come fa sapere un’associazione di difesa dei diritti dell’uomo.

Secondo questo centro informativo per i diritti umani e la democrazia, con base a Hong Kong, le autorità cinesi avrebbero approfittato dell’emozione suscitata dall’incendio di un cybercafè a Pechino che era costata la vita a 24 studenti, per imporre una sorveglianza più forte degli internauti cinesi.

Mentre anche il principale fornitore di accessi cinese chiude i siti giudicati politicamente sensibili o moralmente “malsani”, le autorità hanno chiesto recentemente all’insieme dei cybercafè di dotarsi di software molto perfezionati che permetterebbero non solo di bloccare i siti ritenuti “sensibili”, ma anche di segnalare immediatamente alla polizia i contravventori.

Un software chiamato “Filter King”, come spiega il Centro, permette di segnalare quotidianamente alla polizia quanti internauti hanno tentato di connettersi a pagine illecite.
Visto che i locali sono tenuti a registrare ogni loro utente, dovrebbe essere facile per la polizia risalire ai colpevoli.

A fine marzo, la Cina contava circa 200 mila cybercafè, molti operanti illegalmente, a causa delle difficoltà che si incontrano per ottenere l’autorizzazione.

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