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La casa di oggi con i servizi di domani

26 Maggio 2003

La casa di oggi con i servizi di domani

di

Le case che abbiamo non saranno sostituite da palazzi che si auto-costruiscono, continueranno ad avere il tetto, pareti e pavimenti.

Tramite le innovazioni provenienti da vari settori potremo però fruire di molti nuovi servizi che rendono la vita più semplice: intrattenimenti più coinvolgenti, ma anche maggiore sicurezza e tranquillità, maggiore ricchezza di informazioni e maggiore possibilità di aprire virtualmente la nostra casa ad amici lontani tramite comunicazioni sempre più…naturali.

Una casa … non per tutti

L’uomo ha sempre cercato di costruire case confortevoli utilizzando le migliori tecnologie disponibili, compatibilmente con le possibilità economiche. Dalle caverne degli uomini primitivi con cunicoli in grado di aerarle e far fuoriuscire il fumo alle case dei romani con cortili centrali in grado di far entrare più luce a quelle di oggi con vetri doppi per insonorizzarci da un ambiente esterno sempre più rumoroso…

La casa nella fotografia è quella di Bill Gates. L’uomo più ricco del mondo se l’è fatta costruire ad inizio anni novanta in una posizione incantevole sul fiordo di Seattle, negli Stati Uniti.

Con 6600 m2 di superficie coperta, piscina, biblioteca, palestra, un cinema, sala giochi, sale riunioni, 24 bagni e 7 camere da letto non può certo essere presa come esempio di casa tipo. Anche se ci si limita alla zona “riservata” in cui abita Bill e famiglia siamo sempre su dimensioni poco comuni: 1100 m2 una camera da letto a testa più una per la baby sitter…

Questa casa non è costata poco: le stime parlano di 97 milioni di $ e circa un terzo, 30 milioni, è stato speso per la migliore tecnologia disponibile negli anni 90.

La costruzione segue criteri antisismici molto sofisticati, è in grado di resistere a terremoti anche molto intensi assorbendo le onde sismiche e nel caso avvenga uno spostamento di terreno è in grado di staccarsi dalle fondamenta e “galleggiare”.

Il sistema antifurto è in linea con il valore che contiene: nella biblioteca sono conservati il codice Leicester e gli appunti di Leonardo costati circa 30 milioni di $, quanto tutta la tecnologia utilizzata.

La casa è in grado di riconoscere gli ospiti (oltre ai padroni di casa..) tramite delle piccole spille che vengono consegnate a chi arriva. Queste sono delle tag, etichette radio in grado di comunicare la loro identità e di interagire con i diversi ambienti. La casa impara quello che piace al singolo ospite (o viene informata da Bill…) e si adatta prontamente. Sistemi di adattamento della temperatura creano dei micro climi sulla singola persona. La temperatura pur essendo costante in un certo ambiente (più calda attorno alla piscina, più fresca nella palestra….) viene percepita dal singolo ospite in modo diverso tramite dei sistemi di infrarossi in grado di dare la sensazione di temperature maggiori a quella singola persona. I quadri appesi alle pareti in molti casi sono degli schermi LCD che visualizzano in alta definizione opere di quel particolare artista che piace a quell’ospite. Gli schermi “sentono” l’avvicinarsi dell’ospite e, voilà, visualizzano quel quadro piuttosto che l’altro. Se l’ospite seleziona una musica di sottofondo il sistema se lo ricorda ed anche un anno dopo sarà pronto a diffondere quella melodia automaticamente, così come si ricorda la posizione dei canali televisivi.

Le comunicazioni sono effettuate in fibra ottica (a questa oggi si sovrappone la comunicazione tramite reti wireless); una chiamata in arrivo per una certa persona è automaticamente instradata alla camera dove questa si trova.

L’aspirapolvere … per tutti

Una casa di questo genere ha ovviamente bisogno di essere pulita come qualunque altra anche se nel futuro si iniziano ad intravedere materiali che sfruttano nanotecnologie in grado di respingere macchie e polvere in modo che dei filtri nell’impianto di condizionamento possono catturarle e mantenere pulito l’ambiente senza bisogno di spolverare. Essendo una casa degli anni 90, non una del 2020 occorre ancora l’aspirapolvere.

Quello nella fotografia accanto non è probabilmente il tipo utilizzato ma è stato il modello più venduto a Natale 2002 negli Stati Uniti. Si chiama Romba ed è un sofisticato robot.

Mettetelo in salotto ed è in grado di pulire il pavimento regolando la potenza al tipo di polvere che trova, al fatto che stia spolverando un tappeto o un palchetto di legno. Gira da solo per il salotto evitando i mobili tramite un sistema radar e dei sensori, ma passa sotto il divano e riuscendo a pulire anche negli angoli. Riesce anche ad evitare il gatto (probabilmente questa capacità è superflua visto che immagino il gatto sia pronto a scansarsi all’arrivo di questo minaccioso elettrodomestico). Il programma di intelligenza artificiale che lo guida prende le misure della stanza in modo automatico e seleziona una strategia di percorso tale da garantire al pulizia di tutto l’ambiente. Quando ha finito col salotto si sposta nella stanza adiacente a meno che non gli abbiate detto di pulire solo quella stanza e di pulire le altre in un altro orario (non è bello trovarsi un aspirapolvere in azione in camera da letto mentre stiamo cercando di dormire).

Riepilogando: un sistema radar, diversi sensori, un programma di intelligenza artificiale, un computer per far “girare” il tutto e anche la meccanica per aspirare la polvere. Questo insieme di tecnologie era disponibile già ad inizio anni 90 ma sarebbe costato un mucchio di soldi, circa 30.200 Euro (radar: 10.000, sensori: 10.000, computer: 2.000, programmi di intelligenza artificiale: 8.000, aspirapolvere: 200). A Natale Roomba è stato messo in vendita a 249 $. Tutte queste tecnologie sono in pratica vendute a 49$ visto che il prezzo della parte aspirapolvere si è mantenuto costante a distanza di 10 anni intorno ai 200 $.

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Roomba è prodotto da iRobot, una azienda che sviluppa tecnologie per robot con progetti rivolti ai militari.

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Stupefacente la diminuzione dei costi. E questa tendenza all’abbattimento dei costi continuerà anche nei prossimi anni. Allora possiamo provare ad immaginare l’evoluzione tecnologica e quanto questa potrebbe rendere possibile scordandoci del suo costo di oggi, confidando che nel giro di qualche anno diventerà accessibile anche alle nostre tasche.

Per questo motivo nel parlare della casa e dei suoi servizi faremo finta che il problema di quanto costa non esista. Questo ci permette anche di riflettere meglio, senza distrazioni, sul fatto che questa evoluzione sia o meno quello che ci farebbe piacere.

Piccolo, piccolo

La diminuzione del costo è particolarmente marcata nel settore elettronico (non così in quello meccanico). Nella fotografia a lato vediamo, fianco a fianco, un chip e la capocchia di un fiammifero da cucina. Il chip nella foto è in grado di memorizzare informazioni, riceverle ed inviarle su Internet. È quello che i tecnici chiamano un server. Le sue piccolissime dimensioni ci danno una sensazione di quanto piccolo sia anche il suo costo: l’elettronica, in generale, viene venduta sostanzialmente al metro quadro: non è importante cosa fa ma piuttosto la sua dimensione per determinare il costo. Le sue piccole dimensioni, inoltre, ci fanno immaginare che sia possibile inserire questo chip praticamente in qualunque oggetto, ad esempio in una lampadina. E cosa potrebbe fare un chip in una lampadina?

Una società tedesca ha messo in commercio degli interruttori senza …fili. La semplice pressione del pulsante esercitata dal nostro dito è sufficiente a generare un segnale radio che può essere captato a qualche decina di metri di distanza. Ad esempio da un chip contenuto nella lampadina. Questo chip può quindi far passare la corrente e la lampadina si accende, il tutto senza bisogno di un collegamento tra interruttore e lampadina. Facile capire la comodità ed il minor costo impiantistico di una soluzione di questo tipo. Non solo. Diventa possibile richiedere in modo semplice un insieme di azioni anche complesse. Ad esempio potrei schiacciare il pulsante per dire “adesso guardo la televisione”. Questo genera un comando che arriva a vari chip sparsi per la casa e oltre ad accendere il televisore vengono spente alcune luci, accese altre e se è giorno e c’è il sole che provoca un riverbero fastidioso sullo schermo del televisore le tapparelle si abbassano. Una azienda di Treviso sviluppa questi sistemi di comando “intelligente”: oggi il loro costo è ancora maggiore rispetto agli interruttori “normali” ma nel giro di qualche anno diventeranno competitivi anche sotto il profilo economico.

Il divano … come telecomando

La possibilità di utilizzare onde radio al posto dei fili è sicuramente interessante in un ambiente domestico dove il tirare nuovi fili deve fare i conti con la tappezzeria…Altrettanto interessante è il fatto che stanno iniziando ad apparire dei tessuti che hanno i fili al loro interno, come quello a lato fotografato ad alto ingrandimento. Questi tessuti diventano come dei circuiti stampati su cui possono essere inseriti vari tipi di componenti. Possiamo ad esempio immaginare che la stoffa del nostro divano sia di questo tipo, come magari quella del tappeto sotto divano e tavolino. Siamo seduti sul divano e picchiettando sul bracciolo possiamo comandare il televisore e magari interagire con lo spettacolo in corso. La stoffa può avere dei ricami per semplificare le operazioni, come mostrato nella figura.

La stoffa può trasformarsi in un vero e proprio schermo in modo da poter visualizzare informazioni. Sempre seduti sul divano potremmo essere interessati a quali altri film abbia fatto l’attrice che vediamo in quel momento. Qualche click sul bracciolo e su un’altra parte del bracciolo stesso potrebbero comparirci le informazioni desiderate. Nello stesso momento nostra moglie seduta di fianco a noi potrebbe anche lei cliccare sul suo bracciolo per sapere se la giacca indossata dall’attrice è in vendita in un grande magazzino vicino a casa. Di nuovo la risposta arriva sul suo bracciolo. Lo spettacolo cui si assiste è quindi uno solo, quello sul televisore, ma le due persone che lo guardano possono interagire in modo diverso e ricevere quindi informazioni personalizzate.

La possibilità di avere delle stoffe che funzionano anche come schermi è già una realtà in alcuni laboratori di ricerca. Nella figura viene presentato un prototipo di schermo portatile che normalmente è avvolto come una tendina all’interno di un piccolo cilindro e quando serve viene srotolato.

Esistono una varietà di tecnologie che permettono di visualizzare informazioni su sottili fogli di “plastica”, talmente sottili da poter essere posti sopra qualunque oggetto e così flessibili da poter essere arrotolati o deformati senza rovinarsi.

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e-ink, azienda leader in questo settore, www.eink.com, ha annunciato la realizzazione di uno schermo elettronico il cui spessore è equivalente a quello di 3 capelli, in grado di visualizzare in bianco e nero del testo con una risoluzione simile a quella di uno schermo LCD di un laptop.
Lo schermo è così sottile e flessibile da poter essere arrotolato formando un cilindro di circa 2 centimetri di diametro. Schermi di questo tipo potrebbero in prospettiva ricoprire le nostre scrivanie e permettere di visualizzare documenti con la stessa facilità con cui oggi posiamo sulla scrivania dei fogli di carta. Per ora le dimensioni sono piccole: un rettangolo di 7 * 10 cm.
http://www.cantonrep.com/index.php?Category=5&ID=98701&r=0

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Occhi … elettronici

La casa potrà, quindi, utilizzare sempre di più dei sistemi a basso costo per visualizzare le informazioni; potrà anche essere dotata di vari sistemi che faranno da occhi, permettendo quindi di raccogliere immagini su ciò che sta accadendo in casa.

I sistemi per la cattura di immagini, e di filmati, stanno diminuendo talmente di costo che una loro applicazione, finora riservata al settore della sorveglianza industriale e a piccole nicchie di mercato domestico, diventa economicamente fattibile in moltissime case. Di qui l’interessa da parte di designer di prodotti per la casa. Qui nella figura vediamo una telecamera da inserire in un ambiente, magari la camera del figlio piccolo, per poterlo seguire mentre siamo in cucina….Il collegamento è senza fili, quindi non c’è bisogno di effettuare lavori in casa per collegare queste telecamere ad uno schermo in un’altra stanza (c’è però bisogno di una presa di corrente).

Non sono pochi gli asili in Inghilterra che si sono dotati di telecamere e webcam. Queste permettono ai genitori durante la giornata di “buttare l’occhio” dal PC dell’ufficio per vedere i loro pargoli cosa stanno facendo.

Computer … in famiglia

Nelle nostre case sono entrati i computer, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Si sono nascosti in oggetti che da tempo utilizziamo, come la lavatrice, il microonde, la lavapiatti, il frigorifero, il televisore….La lista è molto lunga.

Persino un portafotografie può celare un computer. La Ceiva vende per 149$ un portafoto che in realtà all’interno della cornice ha uno schermo. La cornice si collega ad internet e può scaricare foto sullo schermo. La Ceiva offre anche un servizio per 5 $ al mese tramite cui si può utilizzare uno spazio privato in rete per caricare, noi o i nostri amici, fino a milel foto. Queste sono scaricate sulla cornice, 20 al giorno, e visualizzate nel modo che più desideriamo. Ad esempio potremmo farle cambiare in sequenza ogni minuto o potremmo far visualizzare certe foto in dipendenza dell’ora. Cornici più sofisticate potrebbero accorgersi (come nella casa di Bill Gates) di chi c’è in quel momento e visualizzare le foto che più possono interessarlo. Il servizio sta incontrando consensi in USA dove i figli regalano la cornice ai genitori (ora nonni) per permettere di vedere loro le foto dei nipotini man mano che queste vengono scattate. Quella stessa cornice può essere utilizzata come schermo per fare una videoconferenza (con associata una piccola telecamera). In alcuni alberghi in USA una pubblicità invita babbo o mamma a collegarsi in video con i figli a casa e fare cena con loro, sedendo virtualmente allo stesso tavolo tramite la videotelefonata.

Oggi questi computer sono utilizzati per far funzionare in modo migliore i singoli elettrodomestici ma la situazione sta rapidamente cambiando. Infatti questi computer hanno la possibilità, parlandosi tra loro, di creare degli ambienti intelligenti, in grado cioè di adattare il modo di reagire e funzionare al variare delle circostanze.

La lavatrice, quella in figura è Margherita della Ariston in grado di collegarsi ad internet e mandare e mail ad un centro di servizio per segnalare un malfunzionamento, potrebbe ad esempio comunicare con il frigorifero e la lavapiatti. Perché mai?

A chi non è capitato che il contatore “salta” perché stiamo cercando di utilizzare troppi elettrodomestici in contemporanea. Se questi si parlassero tra loro potrebbero fare in modo di evitare un sovraccarico. Il frigorifero, che per sua natura è paziente, potrebbe far partire il motore nel momento in cui altri elettrodomestici non lavorano. In fondo ritardare di qualche minuto, anche di una mezz’ora, un nuovo ciclo di raffreddamento non avrebbe alcuna conseguenza.

Non tutti sanno, inoltre, che il far funzionare insieme diversi motori aumenta il consumo di energia (e quindi il costo da sostenere) di più che se si utilizzassero quegli stessi motori in sequenza. Il frigorifero potrebbe allora far partire il suo motore quando quello della lavatrice non “gira” (ad esempio mentre questa scalda l’acqua). Diverse aziende di elettrodomestici stanno iniziando a mettere sul mercato prodotti in grado di coordinarsi tra di loro.

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Questo è dovuto alle caratteristiche induttive del carico generato dai motori che porta ad uno sfasamento della corrente e ad una perdita della capacità di sfruttare la potenza che consumiamo. La perdita è minima ma moltiplicata per milioni di utilizzatori diventa sensibile.

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Chi riesce … ad usarli?

Il fatto che questi computer siano per la maggior parte invisibili è un bene in quanto non siamo, e non saremo, preparati ad interagire con un computer. Tuttavia in generale è proprio dalla capacità di interazione che derivano dei benefici. L’interfaccia è quindi critica e cruciale allo stesso tempo.

Come fare a sfruttare le potenzialità di un sistema (e quelle di un sistema computerizzato sono molto grandi) pur mantenendo l’interfaccia semplice? Basta pensare un attimo a quanto sia ancora complicato programmare un video registratore per rendersene conto.

La Singer da tempo ha inserito nelle macchine da cucire un elaboratore che permette alla macchina di eseguire raffinati ricami, asole, cuciture. Il problema è come spiegare alla macchina quello che si vuole fare. L’idea è stata quella di utilizzare come interfaccia il Game Boy in quanto in USA le statistiche dicono che i maggiori utilizzatori del Game Boy dopo i ragazzini tra gli 8 e i 12 anni sono le mamme di quei ragazzini che hanno imparato dai figli come usarlo. Detto fatto. La Singer ora vende le macchine da cucire con un Game Boy e una cartuccia specificatamente dedicata al colloquio con il “PC” che sta dentro la macchina da cucire.

L’usabilità giocherà probabilmente il ruolo più importante nella evoluzione dei servizi nelle nostre case. È possibile addestrare il personale di un ufficio in modo che impari ad utilizzare un sistema per complesso che sia. Non è invece possibile addestrare milioni di persone. Nuovi approcci alle interfacce come quello predicato dall’Interaction Design sono importantissimi per sfruttare le nuove tecnologie senza neppure accorgersene.

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L’Interaction Design predica che la funzionalità di un oggetto deve essere evidente dalla sua forma e che le interazioni siano il punto di partenza attorno a cui progettare qualunque cosa. Telecom Italia ha posto una grande attenzione a questi temi ed è uno dei soci fondatori dell’Interaction Design Institute di Ivrea.

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Chi dirige … l’orchestra?

Cresceranno quindi i computer negli oggetti intorno a noi nella casa e crescerà nel tempo la loro interazione reciproca e la interazione che avremo con loro. La nostra casa è già oggi un punto a cui afferiscono varie linee da cui attingiamo informazioni e che sempre di più utilizzeremo anche per portare informazioni fuori dalla nostra casa. Occorrerà disporre di un direttore d’orchestra che amministri gli oggetti e la loro comunicazione interna ed esterna. Nelle telecomunicazioni si sta immaginando che il telefonino quando è in casa si agganci alla rete domestica, che quando è spento le chiamate in arrivo siano automaticamente dirottate sul telefono fisso e che, magari, se stiamo guardando la televisione ci arrivi la segnalazione che Franco ci sta chiamando con una scritta che scorre sul televisore, così come durante un programma di varietà può scorrere la scritta che informa di un goal della Juventus. Quello stesso telefonino può diventare il telecomando con cui pilotare il televisore. E siccome il telefonino è personale il mio telefonino farà apparire RAI 1 quando premo il tasto uno, che sia in casa o in una stanza d’albergo, mentre quello di mio figlio potrebbe far apparire Italia 1 quando lui preme il tasto 1.

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In realtà è un qualcosa in più del semplice immaginare. Diversi laboratori sono al lavoro per sviluppare soluzioni e prodotti che facciano da direttori d’orchestra.

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Questa, che può sembrare ben poca cosa, è in realtà una grande rivoluzione nel nostro rapporto con l’ambiente. Oggi noi dobbiamo capire l’ambiente in cui ci troviamo e adeguarci a questo. Domani sarà l’ambiente che capirà le nostre abitudini e si adatterà a noi. Ovvio come sia opportuno iniziare questa rivoluzione tra le pareti di casa…

Alcune case di elettrodomestici, ma anche aziende di telecomunicazioni hanno a catalogo dei prodotti servizi che vanno in questa direzione. Nella foto Leonardo, un sistema di controllo per i diversi elettrodomestici, l’impianto di riscaldamento, il sistema di sicurezza.

Il problema, ovviamente, è quello di come dirigere il direttore d’orchestra.

Il mio … ambiente

Nella foto a lato è rappresentato un insieme di oggetti, frutto del design di stilisti, che potrebbero contenere e trasmettere le informazioni personali al direttore d’orchestra in modo che questo pesi poi a farle eseguire all’ambiente.

Una semplice penna può contenere un PC con una capacità di memoria sufficiente a memorizzare enormi quantità di informazioni su di noi. È sempre con noi e raccoglie informazioni, impara. Dal medico impara che dobbiamo prendere ua certa medicina ad una certa ora e mentre stiamo guardando la televisione può fare apparire una scritta sul televisore per ricordarcelo, può programmare la sveglia se l’antibiotico deve essere preso durante la notte….così come può dialogare con il frigorifero per mettere “fuori legge” le uova se stiamo prendendo dei sulfamidici…

Come venga fatta questa magia è poco importante dal punto di vista di chi ha le pantofole e vuole solo che le cose funzionino. Per chi fosse curioso invece si può dire che nelle nostre case nel futuro avremo degli oggetti in grado di parlare tra di loro via radio, prima tramite il WiFi e verso il 2008 probabilmente con un’altra tecnologia di comunicazione, l’UWB.

Chi ricarica … le batterie?

Ovviamente se il futuro avrà tutto questo insieme di piccoli oggetti che si parlano tra loro la ricarica delle batterie potrebbe diventare un incubo. Già oggi abbiamo in casa diversi “ricaricatori” per i telefonini (in genere uno diverso dall’altro!), per il CD portatile, per il player MP3 ma anche per il giocattolo telecomandato del figlio, senza poi contare quello per le batterie della macchina fotografica, del telecomando…

La tecnologia dovrebbe venirci in aiuto. Già oggi esistono dei sistemi di ricarica delle batterie ad induzione, come quello che permette la ricariche dello spazzolino da denti elettrico. Una azienda ha da poco messo in commercio un tappetino che per induzione è in grado di ricaricare certi tipi di batterie. In futuro questo sistema dovrebbe diventare molto comune per cui basterà lasciare un oggetto in un piattino, come nella figura, o semplicemente appoggiarlo sul tavolo perché le sue batterie si ricarichino.

Dimentichiamoci a questo punto delle tecnologie e continuando a non considerare il loro costo come un problema proviamo a vedere alcuni scenari di vita nella nostra casa, quella di oggi che ci piace a il cui solo pensiero di un trasloco ci fa rizzare i capelli, scenari che però si basano su nuovi servizi resi appunto possibili dalle tecnologie descritte.

Il bimbo e il nonno

Il bimbo di tre anni corre nella sua cameretta e guarda sotto il lettino poi scoppia a piangere. Il nonno lo sente e lo chiama: “Cosa succede? Perché piangi?”

Il piccolo sente la voce del nonno, si volta, e lo vede nel grande schermo che occupa tutta una parete della sua cameretta. Il nonno è seduto nella sua poltrona preferita, nel salotto della casa in campagna in cui vive. In questo salotto ha anche lui un grande schermo che occupa parte della sua parete e che gli fornisce una finestra che si apre sulla camera del nipotino.

Il bimbo gli racconta dell’orsetto che aveva lasciato sotto il lettino e che adesso non c’è più.

Allora il nonno gli racconta di quando lui era bambino e di come anche lui avesse un orsetto ma quello era un orsetto vero. “Guarda”, gli dice. “Ecco come era il mio orsetto lavatore”. Sullo schermo compare una televisione con le immagini di un orsetto che gioca insieme ad un bambino piccolo. “Vedi” dice il nonno “quel bimbo, piccolo come te ero io, tanti anni fa”.

“Che bello, mi piacerebbe tanto averne uno anch’io” “Tu vivi in città e all’orsetto non piacerebbe. Però, se vuoi puoi giocare un po’ con lui, così come facevo io. Vuoi?” “Oh sì nonno, come si chiama?” “Lo chiamavo Gigio. Mettiti il guantino che ti ho regalato a Natale e prova ad accarezzarlo”.

Il televisore nello schermo si allarga ad occupare tutto lo schermo lasciando la cornice del televisore a delimitare i bordi estremi dello schermo. Il bimbo con il guanto tocca l’orsetto e sente il suo pelo morbido. Poi prova a tirargli la coda. I bordi dello schermo cambiano e diventano sfumati, il bimbo vede se stesso riflesso nello schermo di fianco all’orsetto che sentendosi tirare la coda si blocca e si volta stupito. Il nonno è scomparso e il bimbo continua a giocare con un orsetto “virtuale”.

Quando realisticamente potremmo avere questi tipi di servizi?

Forse verso il 2020. Prima però, molto prima, potremo avere un qualcosa che ci assomiglia abbastanza. ADSL oggi e fibra poi consentiranno di portare sufficienti informazioni da creare queste finestre sul mondo e rendere la comunicazione visiva spontanea quanto oggi lo è quella vocale. Se ci si accontenta di vedersi sul televisore “maluccio” già oggi la videocomunicazione su internet è possibile e la sua veicolazione sul TV tramite un set top box. Per avere una buona qualità televisiva a tutto schermo dovremo attendere probabilmente due anni. Per disporre di schermi più grandi, a prezzi accessibili si dovrà attendere il 2008. Si noti come all’aumentare delle dimensioni dello schermo occorre anche aumentare la sua definizione (e quindi la banda nel canale di connessione) per mantenere un effetto presenza.

Entro il 2015 i diversi tasselli dovrebbero essersi evoluti a tal punto che questo scenario non solo sarà possibile ma diventerà reale in diverse abitazioni.

Per il 2020, se tutto va bene, non dovrebbe più essere uno scenario ma un modo normale in cui viviamo nelle nostre case.

Condividere il salotto

Il ragazzino ascolta a tutto volume il concerto rock che stanno trasmettendo al televisore sul quarto canale, la mamma è seduta sul divano insieme al babbo che legge il giornale e discutono insieme del possibile acquisto di una nuova auto di cui viene fatta la presentazione nell’articolo sul salone dell’auto.

Nonostante il concerto rock nella zona del divano non ci sono rumori che disturbano la conversazione dei genitori. Il televisore infatti dirige il suono nella direzione del ragazzino e un sistema di puntamento è in grado di seguire gli spostamenti del ragazzino se questo si muove nella stanza. Dal telecomando il babbo ha comunque informato il televisore che non vuole sentire rumore nel punto in cui lui e la mamma sono seduti.

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Questa tecnologia sfrutta la capacità di un computer di spezzettare il suono in frammenti che vengono trasmessi con ritardi calcolati opportunamente da diversi altoparlanti in modo tale che le forme d’onda si ricompongono per dare nuovamente origine al suono solo in un ben preciso punto. È anche possibile creare un cono sonoro, come fa l’occhio di bue a teatro con la luce, utilizzando un insieme di altoparlanti posti in un unico punto. La tecnologia si chiama Audio Spot ed è stata sviluppata al Media Lab di Cambridge, USA.

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Per avere più informazioni sull’auto e rendersi conto se starebbe nello spazio disponibile in garage il babbo clicca sul telecomando un apposito tasto. Questo permette di leggere un micro codice inserito nell’articolo del giornale e via televisore e set top box di andare a recuperare in rete, presso il sito della casa automobilistica le informazioni desiderate.

Queste possono poi essere visualizzate direttamente sul bracciolo del divano.

Quando realisticamente potremmo avere questi tipi di servizi?

Forse verso il 2015. La capacità di focalizzare il suono in un punto dell’ambiente è una realtà che dal laboratorio sta movendosi verso la produzione industriale. La General Motors sta studiandone una applicazione nell’auto per permettere a ciascun passeggero di ascoltare la propria musica preferita senza disturbare gli altri e lasciando la possibilità di parlarsi l’un l’altro, cosa che non sarebbe possibile usando delle cuffie in quanto queste bloccherebbero i suoni. Tuttavia una efficace utilizzazione in ambiente domestico richiede sistemi di fono assorbenza per evitare il rimbalzo delle onde sonore sui muri. Questo impedisce di controllare l’emissione sonora e la ricostruzione in un punto preciso.

Le nano tecnologie applicate ai tessuti possono fornire una soluzione. La carta da parati in futuro potrà avere caratteristiche di fono assorbenza anche programmabili in modo dinamico.

L’inserimento di microcodici negli articoli del giornale è possibile tramite una tecnologia recente e qui si tratta solo di innescare il processo di uso equipaggiando oggetti comuni come i telecomandi di appositi lettori. La diffusione dei set top box come elemento di congiunzione tra televisore e Internet dovrebbe fornire la piattaforma tecnologica e di servizio su cui aggregare queste ulteriori tecnologie ed abilitare queste nuove classi di servizio.

Portarsi dietro la casa…

Siamo in auto diretti all’ufficio e ci viene in mente di aver dimenticato un documento sul tavolino del soggiorno. Chiamiamo il nostro robot maggiordomo e gli chiediamo di recuperare il documento, scannerizzarlo ed inviarcelo sul laptop che abbiamo in auto.

Ne approfittiamo anche per controllare che i figli quando sono usciti di casa per andare a scuola abbiano spento le luci e in caso contrario le spegniamo direttamente dall’auto.

Siamo quasi arrivati in ufficio e ci squilla il telefonino. In realtà a suonare è il campanello di casa ma non essendoci nessuno in casa il sistema di supervisione domestico provvede ad attivare una chiamata sul nostro cellulare.

Rispondiamo e vediamo sullo schermo del cellulare la persona che in quel momento è di fronte alla nostra porta di casa. Gli parliamo utilizzando dal nostro lato il cellulare e dal suo il citofono. Questo è stato collegato dal sistema di supervisione domestico alla linea telefonica e quindi è come se facessimo una videotelefonata con chi sta sulla porta di casa nostra. Quella persona è il postino che vorrebbe consegnare un pacco.

Visto che fino a sera non torneremo a casa gli chiediamo di lasciare il pacco nel garage, dietro la casa. Dal telefonino diamo il comando di apertura della porta del garage e ne verifichiamo la chiusura dopo che il postino ci dice di avere lasciato il pacco come indicato. Sullo schermo del telefonino, infatti, è possibile monitorare le varie porte della casa e vedere se sono o meno chiuse.

A questo punto attiviamo una transazione con la banca per effettuare il pagamento al postino.

Quando realisticamente potremmo avere questi tipi di servizi?

Anche subito. Alcune case di impiantistica, come la BTicino, offrono sistemi che consentono di collegare il citofono alla rete telefonica, di comandare tramite messaggi porte, condizionatori…Operatori di telecomunicazione, come TIM, offrono servizi che permettono di effettuare transazioni dal proprio telefonino.

Quello che manca per una diffusione di questi servizi è la facilità nella integrazione e nell’utilizzo dei diversi componenti.

La disponibilità di un robot in grado di aggirarsi per la casa, prendere oggetti e eventualmente, come nello scenario presentato, capaci di sfogliare un libro e scannerizzarne le pagine è un problema di tipo economico. Il costo dei (pochi) robot in commercio è ancora molto elevato. Per vederli circolare nelle nostre case occorrerà attendere la prossima decade ma è difficile immaginarli come elementi normali delle nostre case almeno fino al 2020.

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Alcune aziende offrono dei robot domestici come la Sony e la iRobot. Tuttavia un robot in grado di comportarsi come richiesto dallo scenario è oggi disponibile solo tramite la iRobot. Il costo è ancora molto elevato (qualche decina di migliaia di Euro) e questi robot sono oggi utilizzati principalmente in applicazioni pubbliche, come ad esempio ospedali, o industriali (per la gestione di magazzini).

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La casa di dopodomani…

In questo breve panorama sui servizi di domani, fruibili nelle case di oggi, abbiamo dato per scontato che le case che abbiamo non cambieranno in modo significativo nei prossimi 10-20 anni.

Questa ipotesi è ragionevole se si pensa al ciclo di vita delle abitazioni, specialmente in Europa. Abbiamo case che facilmente superano i cento anni. Chi acquista una casa nuova oggi non ne intravede una fine durante la sua vita.

Difficile quindi immaginare un cambiamento radicale per le case. Questo non vuol dire che le case che saranno costruite nel 2010 o nel 2020 non sfrutteranno delle tecnologie nuove che a loro volta potrebbero consentire nuovi servizi.

I maggiori cambiamenti potrebbero derivare da un lato dai progressi nelle scienze dei materiali che portano a prodotti sempre più flessibili e configurabili dinamicamente come vetri che cambiano la loro trasparenza a seconda delle necessità, ad esempio diminuendo la dispersione di notte e aumentando l’accumulo di calore di giorno nei giorni invernali…o come nuovi tipi di intonaco plastico che oltre a cambiare i parametri di impermeabilità, facilitando quindi il controllo dell’umidità in casa, possono essere utilizzati come sensori e come schermi…

Ulteriori progressi li avremo sul fronte della progettazione in cui tecniche di realtà virtuale potranno consentire al futuro proprietario di aggirarsi nella casa prima che questa venga costruita e quindi di affinare la progettazione alle sue esigenze.

È anche probabile che le tecniche costruttive arriveranno a produrre una casa nel giro di una settimana, non più in un anno o oltre. A lungo termine si può anche immaginare che le case diventino “usa e getta” specie in alcuni tipi di società con un’alta dinamica di cambiamento in cui le persone si spostano con frequenza da un punto all’altro. Anziché cercare una casa tra quelle libere si potrà arrivare a costruirne una in tempi brevissimi, 2-3 giorni. Sembra impossibile ma ricordiamoci di quando l’orologio da polso era un oggetto per la vita, e questo capitava solo 30 anni fa. Oggi è un oggetto da cambiare a seconda dell’umore. Costi bassi e velocità di produzione sono in grado di cambiare abitudini che si considerano immutabili.

Ma tutto questo avverrà …dopodomani. Per ora accontentiamoci di quanto è in arrivo domani, nelle nostre, sempre più confortevoli, case di oggi.

L'autore

  • Roberto Saracco
    Roberto Saracco inizia ad appassionarsi di tecnologia molto tempo fa. Formatosi come matematico e informatico è attualmente a capo della Industrial Doctoral School dell’Istituto Europeo dell’Innovazione e la Tecnologia, è presidente della Symbiotic Autonomous Systems Initiative promossa da IEEE-FDC. Ha diretto fino all’aprile del 2017 lo snodo italiano dell’EIT. In precedenza è stato, fino a dicembre 2010, direttore del Future Centre di Telecom Italia a Venezia, cercando di comprendere le interrelazioni tra evoluzione tecnologica, economia e società. È attualmente Senior Member dell’IEEE, dove dirige l’Industry Advisory Board all’interno del Future Directions Committee. Insegna all’Università di Trento. Roberto Saracco ha pubblicato oltre 100 articoli accademici in giornali e riviste specializzate.

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