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La banda lenta aspetta gli investimenti promessi

06 Aprile 2010

La banda lenta aspetta gli investimenti promessi

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La velocità reale delle connessioni italiane? Circa la metà di quanto viene pubblicizzato. Ma il problema, più che il presente, è il futuro

Gli utenti italiani vanno verso un destino di Adsl lente e sempre più inaffidabili. È quanto risulta con evidenza se mettiamo insieme un po’ di elementi e notizie disparate, di quest’ultimo periodo. L’ultima è uno studio sui generis, monumentale, basato su 110.000 test condotti su Adsl italiane in un centinaio di province italiane. È dell’Osservatorio Banda Larga di Between e ha sfruttato il software di Isposure, utilizzato dagli utenti per testare le proprie connessioni. Interessante non è tanto il risultato finale, quanto le considerazioni a corollario, che fanno da spia ai problemi della nostra banda larga.

Velocità reali

Il risultato è infatti una media di 4 Megabit di velocità in download e 380 Kbps in upload. Come si vede è circa la metà della banda di download pubblicizzata, ma non è di per sé un cattivo valore: è circa il doppio della soglia minima della banda larga. Ben più problematica la velocità media su banda larga mobile. Su rete fissa, i risultati che fanno riflettere sono altri: c’è una grande oscillazione nella velocità, da 2 a 5 Megabit, a seconda dell’operatore, della fascia oraria e della zona geografica. Sono spie di un problema: c’è un digital divide nascosto, riguardante le prestazioni. In alcune zone, tipicamente i comuni minori (come si legge nel test), c’è meno banda reale e lo si avverte soprattutto nelle ore di punta, quando i network sono più congestionati.

Alcuni operatori (tipicamente quelli low cost) soffrono di più di questo problema, perché hanno investito di meno sulla rete oppure hanno comprato meno banda da Telecom Italia. I comuni minori soffrono per vari motivi. Per esempio a causa di doppini più lunghi (cioè a una maggiore distanza dalla centrale, il che è tipico delle campagne), dell’assenza di fibra ottica in centrale (in questo caso le Adsl sono “lite”, cioè a 640 Kbps). Oppure per la mancanza di Dslam Adsl 2 Plus nelle centrali, condizione necessaria per avere i 20 Megabit.

Più di frequente, però, il problema che affligge gli abitanti di una città minore è un altro: l’assenza di unbundling. Solo su rete unbundling gli operatori alternativi fanno una concorrenza davvero agguerrita a Telecom Italia. In unbundling hanno prezzi minori e velocità reali maggiori. Tipicamente, fuori dall’unbundling il canone costa 5 euro in più e la velocità reale è inferiore (in alcuni casi anche quella di picco) perché l’utente non raggiunge con propria fibra ottica la centrale Telecom. L’operatore ha meno banda reale e quella che ha deve comprarla da Telecom. Infine, anche le telefonate sono meno comode, fuori dall’unbundling, con alcuni operatori alternativi: avvengono in VoIP, quindi sfruttando la banda dell’Adsl.

Un problema italiano

Il problema di questo digital divide di prestazioni è tipicamente italiano. La nostra rete di centrali è molto frammentata e quindi per gli operatori alternativi non è pensabile raggiungerle tutte con la propria fibra. La maggior parte delle centrali serve un numero di utenti troppo limitato. È evidente: per coprire il 100% della popolazione bisogna raggiungere 9.000 centrali, ma ne bastano 1.000 per il 50%. Così adesso Wind, Fastweb e Vodafone-TeleTu raggiungono appunto circa il 50% della popolazione italiana con il proprio unbundling. Nel 2010 Wind e Vodafone mirano ad aggiungere qualche punto percentuale, non di più. Di conseguenza, oltre il 45% circa della popolazione italiana sarà nel lungo periodo escluso dalle offerte Adsl che hanno il rapporto migliore tra qualità e prezzo.

Per queste persone la scelta più ovvia sarà l’Adsl di Telecom Italia, visto che le Adsl alternative non costano di meno e hanno banda più contingentata. Anche in altri Paesi, per esempio nel Regno Unito, gli utenti si lamentano del calo di prestazioni nei piccoli centri, ma il problema è mitigato dalla presenza di una rete alternativa su cavo coassiale e da una minore frammentazione delle centrali. Altre autorità di regolamentazione, infine, sono più severe con i provider che deludono le aspettative degli utenti. Ofcom nei giorni scorsi ha dato un ultimatum ai provider. Da noi sembra restata lettera morta una delibera Agcom che da un anno e mezzo chiede maggiore trasparenza sulle velocità reali.

Appello al governo

Se gli investimenti privati sulla rete hanno le gambe corte, a maggior ragione sarebbe auspicabile l’intervento del governo, ma anche in questo caso l’Italia ha la maglia nera. Di fatto ci sono fondi contro il digital divide solo per lavori di copertura fino al 2010. Oltre, il buco nero. Gli 800 milioni promessi dal governo contro il digital divide ancora uccel di bosco e ora Confindustria è arrivata a lanciare l’allarme: «Almeno dia 200 milioni di euro, ma subito». In questo clima stagnante, si materializza lo spettro di un’Italia divisa in due: dove la banda larga va a velocità molto diverse. E comunque, ben presto, con un mal comune: di essere più lente rispetto al resto d’Europa.

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