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Jini è stata la stella della quarta Java Conference di Milano

19 Luglio 1999

Jini è stata la stella della quarta Java Conference di Milano

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Con gli applausi degli oltre mille partecipanti, Jini e Java hanno fatto gli onori di casa all'Hotel Marriot di Milano, tra discussioni sul modello Open Source e anticipazioni sulle reti del futuro.

Jini, ultima nata in casa Sun Microsystems, ha tenuto banco tra musica, luci ed effetti speciali davanti a una platea di amministratori di aziende, responsabili dei sistemi informativi e sviluppatori. Strategie di mercato e dimostrazioni tecniche si sono alternate tramite le voci di chi ha partecipato in prima persona alle fasi di sviluppo e di chi sta delineando i piani di marketing per il futuro. Lo scenario, tanto per intenderci, è quello delle rete, dei network computer, delle periferiche intelligenti e degli elettrodomestici connessi a Internet; insomma, stiamo parlando della casa e dell’ufficio del futuro.

L’accento viene spostato a un livello più alto rispetto alle soluzioni per il networking a cui siamo abituati: non parliamo più di computer che eseguono programmi, ma di oggetti che forniscono dei servizi. La distinzione tra software e hardware viene in qualche modo superata, riportando l’attenzione sullo scopo per cui i programmi vengono realizzati. È indispensabile questo passaggio nel momento in cui si vuole recuperare la tecnologia “stupida”, ovvero le apparecchiature concepite esclusivamente per l’esecuzione di compiti banali e ripetitivi, che non sono “programmabili” per attività di tipo diverso.

Ogni oggetto con cui abbiamo a che fare, o meglio, ogni strumento che utilizziamo, sia nell’ambiente lavorativo sia in quello domestico, è stato concepito per fornire un servizio e come tale va utilizzato. Come afferma Gianluca Ferremi – Java Tecnologies System Engineer – alla gente non interessa sapere se una tale periferica ha bisogno di un driver, o se una particolare apparecchiatura deve essere configurata per collegarsi a un’altra.

Con l’aumentare della pervasività della tecnologia informatica, deve di pari passo diminuirne la complessità di utilizzo. Lo scopo è di venire sempre più liberati dal compito ingrato di aiutare la comunicazione in rete delle apparecchiature: non saremo più noi a farci carico di risolvere i problemi di incompatibilità o di difformità tra le piattaforme. Non esisteranno nemmeno più questi problemi se riuscirà il salto di livello.

Quando, per esempio, collegheremo una stampante a un computer (per prendere in esame una situazione familiare), non dovremo più preoccuparci di come impostare la comunicazione, configurare la porta, installare i driver e indirizzare la periferica. Il problema è spostato a un livello più alto. La stampante è un oggetto in grado di fornire un servizio, precisamente il servizio di stampa. L’unica nostra preoccupazione quindi è di abbinare tale servizio con un processo che ne ha bisogno, per esempio un programma di elaborazione testi.

La rete Jini di servizi usa la metafora della “federazione”. Ognuno partecipa fornendo i propri servizi e le possibilità di interazione con la rete. Tutti “comandano” per quel che riguarda il proprio territorio, per cui non esiste un centro di elaborazione vero e proprio, per quanto una CPU possa entrare a far parte della rete Jini a pieno titolo. L’aspetto più interessante è la dissoluzione del computer come noi lo conosciamo. Non più un blocco unico a cui fa capo tutto, ma una rete di apparecchiature intelligenti. Unità di memorizzazione dei dati (dischi), di visualizzazione (monitor, stampanti), di elaborazione, di acquisizione, di trasmissione e quant’altro si possa immaginare, diverranno oggetti separati, ovviamente interconnessi e dotati ciascuno di intelligenza sufficiente a farsi riconoscere in rete e offrire così i suoi servizi.

Ma alla fine Jini è un protocollo tra gli altri? O è un altro ambiente di rete proprietario? L’asso nella manica di Sun in questo caso sta nel modello di distribuzione della tecnologia, che segue una forma di licenza molto simile allo stile di sviluppo Open Source. Tuttavia, il modello Community Source di Sun (nome derivato dalla Sun Community Source License, SCSL) si differenza da questo per almeno due caratteristiche principali: è richiesta la compatibilità tra le versioni di sviluppo e sono consentite le aggiunte proprietarie, sempre che non vadano a influire sulla compatibilità.

Con questa mossa, Sun spera di riuscire a ottenere il meglio dai due mondi, ovvero dallo stile di sviluppo proprietario (“a cattedrale”, per dirla con Raymond e dalle comunità di sviluppo aperto (“a bazaar”). Obiettivo di Sun è quello di fornire la tecnologia, non i servizi – è quello che afferma Mauro Banchero, amministratore delegato e direttore generale di Sun Microsystems. Per cui il mercato è aperto, si tratta solamente di vedere quante saranno le aziende che decideranno di entrare a far parte di questo consorzio e iniziare a mettere in commercio prodotti e servizi abilitati per Jini o, per usare la terminologia di Sun, “jinizzati”.

L'autore

  • Alberto Mari
    Alberto Mari lavora col Web dal 1998. La passione per le tecnologie e una cultura umanistica l'hanno portato a occuparsi di editoria digitale e ebook.

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