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Jini e il “Distributed Computing” secondo John Gage

17 Giugno 1999

Jini e il “Distributed Computing” secondo John Gage

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Intervista in esclusiva John Gage, responsabile del settore scientifico di Sun Microsystems, su Jini e sul futuro del computer.

Abbiamo incontrato John Gage a Roma durante la “1999 European Press & Analyst Conference”. In un’intervista concessa in esclusiva ad Apogeo Online, Gage ha parlato di Jini – la nuova tecnologia dell’azienda di Palo Alto per il Plug and Play universale – e del futuro del PC così come noi oggi lo conosciamo.

Poco dopo questo colloquio Scott McNealy, CEO di Sun, concludeva la conferenza facendo precedere il suo intervento da un filmato nel quale un sommozzatore moriva rimanendo senza ossigeno mentre il suo orologio segnava un “winsock.dll fatal error”. Il sommozzatore altro non era che la metafora degli attuali PC basati su Windows, destinati a morire per mancanza di ossigeno in un mare (l’informatica del futuro) nel quale una miriade di pesci diversi si muovono vivendo in stretta relazione (il network, la rete), ma indipendenti gli uni dagli altri.

Il computer del futuro è quindi come un pesce nel mare: un individuo libero di muoversi, ma strettamente collegato con il suo ambiente. E Jini è uno dei pilastri del “Sun pensiero” per andare verso un mondo nel quale, come dice uno degli slogan dell’azienda “la rete è il computer”.

Ma cos’è esattamente Jini mister Gage? Quali sono i presupposti di questa tecnologia e i suoi scopi?
“Il modo migliore per spiegare Jini è di immaginare quelli che sono i problemi più tipici che si hanno in una casa quando si acquista un nuovo dispositivo. In una casa abbiamo un televisore, un videoregistratore, un lettore di CD, un impianto stereo: tutti apparecchi collegati con dei fili. I fili hanno connettori diversi, tensioni diverse, e vanno nascosti perché sono brutti da vedere: un disastro.

Ultimamente sono stati messi in commercio nuovi dispositivi. Mio figlio ha appena comprato un masterizzatore, che serve a registrare i CD: chiunque abbia meno di vent’anni non sogna altro. Ma serve un computer perché funzioni, non puoi semplicemente collegarlo agli altri dispositivi. E quindi servono altri cavi, altri connettori, altri fili.
Il sogno è semplicemente quello di entrare con il tuo nuovo dispositivo in una stanza, collegarlo alla corrente elettrica e vederlo funzionare”.

Un bel sogno, ma come collegare tra i loro i diversi dispositivi, come farli dialogare?
“Le diverse apparecchiature sarebbero collegate tra di loro utilizzando le reti già presenti in una casa: quella elettrica, i cavi telefonici, collegamenti senza fili agli infrarossi e cavi di nuova concezione. Due anni fa le principali aziende di elettronica di consumo, Sony, Philips, Thomson, Sharp, Mitsubishi, Grundig, Panasonic e Siemens, sono state convocate in una stanza ed è stato mostrato loro un cavetto per realizzare collegamenti digitali molto veloci. Questo cavo si chiama Fire Wire (rete di fuoco) e permette collegamenti da 200 o 400 Megabit tra diverse apparecchiature elettroniche.

Per la prima volta, quindi, abbiamo una notevole larghezza di banda ad un prezzo molto basso. Una volta un collegamento di questo tipo poteva costare alcune migliaia di dollari.
Le società si sono subito dimostrate interessate ad utilizzare questo sistema per collegare tra loro videocamere, televisori, videoregistratori, impianti stereo e computer. L’idea è quella di utilizzarlo come standard per tutti i dispositivi audiovisivi.
L’obiettivo è di fare in modo che di collegamenti ve ne possano essere moltissimi, a prescindere dal tipo di hardware: via filo, via infrarossi, via radio”.

Un collegamento in rete, però, non basta per far funzionare insieme apparecchi diversi.
“Certo. Al di sopra della rete era necessario elaborare un sistema che permettesse a questi dispositivi di dialogare tra di loro. L’idea di Jini e dell’HAWI – che è questo consorzio di aziende che operano nel settore dell’elettronica di consumo – è lo stesso: il futuro è nell’avere dispositivi intelligenti che comunicano tra di loro utilizzando una qualsiasi rete. Può essere la Fire Wire, oppure le onde radio o i cavi elettrici.

L’idea è che in ogni dispositivo vi sia del software che viene inviato in rete appena noi colleghiamo il nuovo dispositivo. Questo è un tipo d’informatica analogo ai bar per single. Se noi due volessimo incontrarci probabilmente ci daremmo appuntamento in un bar. Noi sappiamo che è un punto d’incontro. Con Jini, quando noi colleghiamo un nuovo dispositivo, questo dice: “salve, c’è un punto d’incontro qui? C’è un computer per collegare i nostri software?” In caso affermativo la nuova apparecchiatura invierà il suo software al punto d’incontro.

Quando il software arriva in questo punto d’incontro rende subito disponibile il dispositivo. Se si tratta di una macchina fotografica digitale, ad esempio, compare l’icona di una macchina fotografica che potrà subito essere utilizzata: senza installare nessun driver. Si potrà fare un foto, salvarla, farne un’altra. Se io collego una stampante, questa dirà: “Sono una stampante, a qualcuno interessa?” e manderà il suo software in rete. Il software è un codice eseguibile che sarà visto dalla macchina fotografica e sarà possibile stampare immediatamente le foto. La stessa cosa con un hard–disk.

L’idea per tutti i prodotti di elettronica di consumo, videoregistratori, stampanti, videocamere, ma anche lavastoviglie, lavatrici e frigoriferi, è di scrivere un software che descrive l’apparecchiatura e che può essere mandato in rete. Jini è quel software che gestisce la comunicazione tra questi dispositivi”.

È comunque sempre necessario un computer.
“È necessario un qualche tipo di computer, non necessariamente un PC. Il servizio centrale, quello che fa dialogare tutte le apparecchiature, potrebbe anche essere dentro un impianto stereo o dentro una videocamera.

Già oggi in una casa o in un’automobile ci sono decine di microprocessori: uno qualsiasi di questi potrebbe essere il luogo d’incontro, il gestore di tutti i software mandati in rete dai vari terminali. Entrando in auto con il tuo Palm Pilot dotato di porta a infrarossi, questo comunicherà con l’auto dicendo: “Salve, sono l’elenco dei ristoranti e indicherà il locale prescelto per il pranzo. L’auto, da parte sua, richiamerà il sistema satellitare con tutte le cartine per capire la strada più rapida per arrivare al ristorante prescelto.

Oggi ci siamo abituati ad un concetto di computer egocentrico che svolge una quantità enorme di funzioni. Qual è la sua visione del futuro?
Questo è uno dei punti principali di Jini. Noi stiamo trasformando il modo in cui funzionano i computer. Oggi quando accendiamo un PC, questo cerca un disco, cerca su questo disco dei file, esegue i comandi, tutto il software si trova sul disco: c’è il software per far funzionare centinaia di stampanti, o centinaia di modem, anche se poi noi ne usiamo uno solo. Tutto dentro il PC. Tutto superato dopo pochi mesi. Questa è la vecchia mentalità.
I cellulari, ad esempio, funzionano in modo più intelligente. Basta accenderli, loro si collegheranno alla rete e sono immediatamente utilizzabili.

La vecchia concezione è quella di un’informatica alla Saddam Hussein: tutto centralizzato a Baghdad. È un modello che naturalmente non potrà valere in futuro.
Il nuovo modello è basato su un sistema nel quale il software che fa funzionare i dispositivi risiede sui dispositivi stessi. Quando connetto un dispositivo non devo caricare anche i suoi driver. È il modello del “Computing Distribuito” e questa è la trasformazione più significativa che abbiamo di fronte per i prossimi anni.

Il modello è quello della rete telefonica. Aggiungere un telefono è un’operazione molto semplice: basta infilare la spina. Ogni telefono in più aumenta la ricchezza della rete stessa, che si è allargata, estesa ulteriormente.
Il futuro è chiaro: il costo dei chip sta scendendo permettendo il loro inserimento anche nelle lampadine o negli interruttori. Le case del futuro saranno piene di dispositivi intelligenti che potranno comunicare tra di loro”.

Anche Microsoft sta sviluppando una tecnologia analoga a Jini, l’Universal Plug ad Play. In cosa si differiscono le due tecnologie e perché secondo lei Jini è migliore?
“Microsoft ha annunciato l’intenzione di mettere a punto un software analogo a Jini. Ma quello che hanno annunciato non è qualcosa che possa eguagliare Jini, perché il loro punto di partenza è diverso. Loro pensano ancora a un modo in cui il software risiede centralmente in attesa che qualcosa si colleghi. Non pensano invece a un modo in cui il codice eseguibile, ovvero il programma per far funzionare il dispositivo, si possa muovere su rete per arrivare nel posto in cui qualcuno può usarlo.

Il mondo della Microsoft è un mondo in cui il software è già tutto lì e sulla rete viaggiano solo dei segnali.
La Microsoft ha annunciato l’Universal Plug and Play alcune settimane fa, quando ha saputo che noi stavamo lanciando Jini. Hanno fatto un annuncio di qualcosa di simile, ma è solo marketing”.

Il futuro è quindi quello di un’informatica di rete, quello che voi chiamate “Distributed Computing”?
“Da 25 anni noi stiamo lavorando al concetto di elettronica distribuita. Oggi è già possibile far lavorare insieme vari dispositivi elettronici, ma i risultati non sono brillanti perché ogni dispositivo è dotato di un chip diverso e i codici binari non sono compatibili. Se fai solo un collegamento ci sono dei grossi problemi.

Secondo problema, non c’è nessuna sicurezza in questi collegamenti, anche perché alla Microsoft avevano messo a punto i loro sistemi senza prevedere che un giorno si sarebbero collegati in rete. Oggi con Java e Jini abbiamo la possibilità di realizzare sistemi distribuiti molto efficienti”.

Possiamo immaginare un PC che “esplode” quindi, generando tanti dispositivi diversi?
“Sì, una miriade di PC intelligenti microscopici. Un PC ha uno schermo; immaginiamoci di staccarlo e appenderlo alla parete dotandolo di una porta a infrarossi. Immaginiamo poi una tastiera, anche questa con una porta a infrarossi, che potremo usare con lo schermo, ma anche con altri dispositivi.

Quello stesso schermo potrà essere usato per vedere la televisione o fare un videogame. Il disco rigido sarà da qualche altra parte e sarà utilizzato anche dal videoregistratore. Questa è una rete che contiene tutte le componenti che oggi formano un computer. Una rete che possiamo far crescere senza problemi, grazie a Jini, semplicemente collegando i nuovi dispositivi che compriamo. In questo senso è molto semplice capire cosa intendiamo quando diciamo che “la rete è il computer”.

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