Home
Italia 2012, banda larga senza futuro?

29 Dicembre 2011

Italia 2012, banda larga senza futuro?

di

Occhi puntati sulla conferenza stampa di fine anno del governo Monti, sperando che venga annunciata una visione strategica per il comparto digitale. Perché fin qui i segnali sono stati a dir poco timidi

L’Italia entra nel 2012 senza ancora un programma per la banda larga del futuro. Sebbene tra esperti e studiosi ci sia consenso che da qui verrebbe la crescita economica. E sebbene altri Paesi europei si stiano mostrando più coraggiosi su questa strada. È sì, certo, anche una questione di coraggio. Perché non si sa se e quando la banda larghissima potrà ripagare gli enormi investimenti necessari (pari a mille euro per casa cablata in fibra). Ma di contro si sa con sufficiente certezza che l’intera economia di un Paese se ne avvantaggerà. A questa mattina, in attesa della conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Mario Monti, non è ancora chiaro se il nuovo governo investirà di più del precedente in banda larga (di meno sarebbe del resto impossibile). Ma il problema – magari non ce ne siamo accorti – è che anche i privati hanno ridotto a livelli letargici l’entusiasmo per le nuove reti, in Italia. Vediamo il quadro della situazione.

Banda larga

Dice uno studio Ocse: per ogni euro investito in banda larga, ne vengono 1,3-1,5 euro in più in Pil (Prodotto interno lordo). Per l’Italia il valore ipotizzato è 1,45. Altri studi a conferma del concetto sono riassunti da un recente discorso del presidente dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. Che cosa c’è, invece, in Italia ad oggi? Cinquecento milioni. A tanto ammontano i fondi che Infratel ha a disposizione per portare banda larga di prima generazione (almeno 2 Megabit). E ne servirebbero un miliardo – stima la stessa Infratel – per eliminare il digital divide entro il 2013, come richiesto dall’Agenda digitale europea. Per l’esattezza, Infratel è una società di scopo che utilizza fondi pubblici (stanziati da vecchie legislature, dalle regioni e soprattutto dall’Unione europea) per portare la fibra ottica vicino a centrali telefoniche e, in futuro, ad antenne radio mobile (poi spetta all’operatore fare l’ultimo pezzetto di collegamento).

Se per la banda larga c’è un’incognita, stagnante e senza futuro sembra invece la situazione per la banda larghissima. Cominciamo da una buona notizia: è partita la società della rete per portare la fibra nelle case della Provincia di Trento. Poca roba, appena 160 milioni di euro spalmati su sei anni. Da una parte è il primo esempio di accordo possibile tra pubblico e privato per la banda larghissima. Dall’altra, meglio non entusiasmarsi troppo: «Difficilmente sarà replicabile altrove, così com’è. La società pubblico-privata è figlia delle particolari condizioni politiche ed economiche della Provincia di Trento», dice Alessandro Zorer, amministratore delegato di Trentino Network, che porterà la banda larghissima nelle case della provincia non coperte dalla nuova società.

In Italia e in Europa

Bisogna quindi vedere oltre Trento. Siamo impantanati nella situazione di febbraio 2011, con qualche piccolo aggiornamento: la Regione Lombardia ancora tentenna a investire nel progetto fibra ottica poiché manca un accordo con i privati; lo Stato centrale non ha previsto niente a riguardo, ma si è limitato a sbloccare, a dicembre, un miliardo di fondi europei per la banda larghissima al Sud. Poiché sono largamente insufficienti per la fibra ottica nelle case (ci fai solo un milione di appartamenti), forse saranno usati solo a supporto di altri progetti. Che ancora però non si vedono. I privati, da parte loro, vanno avanti con il freno a mano tirato. Gli operatori alternativi a Telecom Italia non hanno fatto più nulla, nonostante gli annunci del passato, complice il fallimento del tavolo aperto con il precedente ministero allo Sviluppo Economico.

Telecom Italia per ora ha lanciato un’offerta 100 Megabit in solo 40.000 appartamenti, per altro a prezzi molto cari (75 euro al mese). Fastweb non intende aumentare la propria copertura storica in fibra (2,2 milioni di unità immobiliari). In Europa invece qualcosa si muove, come dice l’ultimo rapporto Idate, di cui qui forniamo un paio di grafici. Metroweb ha fatto annunci generici di copertura, comunque limitata a poche città del Nord. L’Europa dell’Est, la Russia e la Francia continuano ad ampliare le reti. BT e Virgin nel Regno Unito e le municipalità tedesche hanno piani di sviluppo nel 2012. La sola BT pensa di coprire il 66% del Regno Unito entro il 2015. Il vecchio piano di Telecom Italia – per altro in ritardo sulla tabella di marcia, come ammesso dallo stesso operatore – prevedeva il 50% dell’Italia entro il 2018.

Il nuovo governo

L’Italia rischia insomma di essere il solo Paese del G8 a restare esclusa dal futuro della banda larga. Insomma, le carte sono chiare: serve proprio una spinta del nuovo governo per sbloccare la situazione. Potrebbe essere in termini di nuovi investimenti e/o di incentivo ai progetti. Purché non faccia l’errore del precedente governo, che ha fatto scappare Telecom Italia dal tavolo per eccessivo dirigismo (come dice la stessa Telecom). Fino a qui i segnali sono stati troppo timidi. Alcuni davvero negativi: nel primo via libera Cipe dopo tanto tempo non ci sono i soldi promessi alla banda larga. Nella formazione del governo non c’è nessuna delega all’Innovazione, alle Comunicazioni e tantomeno all’Agenda digitale (il precedente almeno aveva le prime due).

La migliore buona notizia che arriva da quella parte è quindi l’impegno a fermare il regalo delle frequenze alle tv. Un impegno ancora da verificare nella sostanza e nelle conseguenze (si vocifera che potrebbe dare quelle frequenze alla banda larga, come del resto la Commissione europea spinge a fare entro il 2015). Ma comunque è il primo segnale di discontinuità rispetto al precedente “televisivo” governo. Adesso bisognerà scoprire se la strategia statale dell’innovazione si limita alla possibilità di fare cassa (con l’asta delle frequenze). O porterà anche a investimenti in banda larga, a vantaggio del Paese.

Vuoi rimanere aggiornato?
Iscriviti alla nostra newletter

Novità, promozioni e approfondimenti per imparare sempre qualcosa di nuovo

Gli argomenti che mi interessano:
Iscrivendomi dichiaro di aver preso visione dell’Informativa fornita ai sensi dell'art. 13 e 14 del Regolamento Europeo EU 679/2016.