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IPv6, il nuovo protocollo per gli indirizzi Internet

03 Luglio 2001

IPv6, il nuovo protocollo per gli indirizzi Internet

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Immaginate un mondo, non tanto lontano nel tempo, in cui tutto sia connesso: i computer, le automobili, i mezzi pubblici, gli elettrodomestici, ecc.
Al di là se sia o no un bene per l’umanità (l’argomento che trattiamo non tocca la morale), si prefigura un alto numero di connessioni alla rete.

Qui nasce il problema: l’attuale protocollo IP quanti indirizzi simultanei può fornire?

Tenuto conto che l’attuale versione 4 (Ipv4) dell’Internet Protocol può arrivare fino a 4 miliardi di combinazioni diverse, basato com’è su un codice a 32 bit, l’urgenza non è attuale.
Se non fosse che, vuoi il sistema di attribuzione degli indirizzi, vuoi le caratteristiche tecniche dei router fanno sì che gli indirizzi realmente disponibili siano duecento milioni.

Quasi tutti disponiamo di indirizzi dinamici e l’indirizzo fisso è un lusso che costa.
Con i soldi raccolti il fornitore di accessi distribuisce ai propri clienti gli indirizzi dinamici, con il risultato che lo stesso indirizzo IP è utilizzato a turno da diversi utenti.

Fino alla saturazione.

Ma da alcuni anni (dal 1996) per la precisione, universitari, industriali e operatori di telecomunicazioni lavorano a un nuovo sistema conosciuto come Internet Protocol versione 6 (IPv6), che non usa 32 ma 128 caratteri alfanumerici.

In questo modo i numeri di indirizzi possibili diventa quasi infinito e in grado di supportare la crescita di Internet ancora per parecchi anni.
Non solo: il nuovo protocollo integra alcune funzioni interessanti.

Gli utenti, ad esempio, non dovranno più preoccuparsi di stabilire le connessioni o impazzire con finestre di configurazione: l’Ipv6 è autoconfigurante, una specie di plug and play come quello che permette ai computer di conoscere se è collegato il modem o la stampante.

Il passaggio tra i due sistemi, però, non sarà semplice. Sarà come cambiare le ruote di un auto mentre corre a 160 chilometri orari.
I due sistemi dovranno convivere per un certo periodo e dovranno essere creati dei modi di passaggio.

Ma questo è il futuro, però non tanto lontano.

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