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Intossicazione da gadget elettronici per le famiglie USA

13 Luglio 2001

Intossicazione da gadget elettronici per le famiglie USA

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Triplicato il budget casalingo riservato ai servizi di comunicazione, nonostante aumenti e problemi.

Quasi 600 dollari per servizi di comunicazione elettronica. Questa la quota media di quest’anno a carico di ogni famiglia statunitense. Per quanto atteso, il dato segnala un incremento esponenziale: oltre il triplo dei 175 dollari spesi nel 1995. La cifra include servizi quali utilizzo di telefono wireless, pager con funzioni email, navigazione online, agendine digitali. Un risultato, inserito all’interno di recenti indagini curate per conto della Consumer Electronic Association, che conferma un trend dilagante: l’assuefazione ai gadget high-tech. Scenario che ovviamente non appartiene ai soli Stati Uniti, ma che qui va raggiungendo eccessi inusitati. Con conseguenze a tutto campo, insieme alle attese impennate commerciali. Sorge spontanea, tra le altre, una domanda: ma abbiamo davvero bisogno di essere così ‘wired’? Dobbiamo proprio portarci sempre appresso tutti questi gadget?

Sono 118 milioni gli statunitensi che oggi possiedono un cellulare. Un incremento di quasi quattro volte rispetto al dicembre di quattro anni fa, quando erano appena 33 milioni. Secondo Forrester Research, oltre la metà dei 105 milioni di famiglie — il 54 per cento — ne possiederebbe almeno uno. Chiudendo rapidamente il gap con il mercato europeo, ecco quindi che i telefonini vanno conquistando tutti (o quasi) anche oltreoceano. Tendenza d’altronde pienamente visibile nelle strade e nei supermarket di metropoli e cittadine. Sembra invece che il Palm Pilot abbia raggiunto soltanto il sei per cento della popolazione, mentre una famiglia su dieci ricorre ancora al pager. Al tutto va naturalmente aggiunto l’ubiquo accesso a Internet, sempre più richiesto in maniera ultra-rapida e con banda larga, grazie a DSL, modem via cavo, satellite. Senza infine dimenticare il fax, che mantiene comunque ampi spazi sia a livello di piccoli business sia in ambito casalingo.

Complessivamente si raggiungerebbe così un budget di 2-300 dollari al mese per famiglia riservato alle relative bollette. Questa la stima fornita da uno che se intende, Michael Powell, chairman della Federal Communications Commission. Nello specifico, oggi più che mai spende volentieri soprattutto per il senza fili: quasi 112 dollari a famiglia, un terzo in più rispetto allo scorso anno. Altre cifre tutt’altro che irrisorie, visto che tradizionalmente i servizi di comunicazione hanno sempre avuto costi assai contenuti. Mediamente la bolletta telefonica viaggia intorno ai 30 dollari mensili. Ma l’introduzione di gadget sempre più sofisticati spinge al consumo sfrenato, con un mercato in perenne crescita a fronte dell’inarrestabile sviluppo tecnologico. E al di là delle facili ironie suscitate da un siffatta situazione, rimane il fatto che la gente sembri non poter più fare a meno dei “120 canali della TV via cavo.” Oppure della navigazione online veloce tramite cable modem, nonostante questi non siano affatto economici e stiano subendo inevitabili aumenti.

È il caso di Cox Communications, tra i maggiori operatori nazionali, che appena informato oltre la metà dei propri 587.000 utenti di prepararsi a tariffe più alte. Sta infatti per scattare un aumento pari a 5 dollari mensili nelle aree maggiormente servite, tra cui Connecticut, Rhode Island, San Diego, Phoenix. In media gli abbonati pagheranno 44,95 dollari al mese, rispetto ai precedenti 39,95. Per chi possiede il proprio modem via cavo, la bolletta sarà di 34,95 dollari anziché di 29,95. Da notare che la medesima manovra al rialzo era stata implementata qualche settimana addietro dal colosso dell’Internet via cavo, AT&T Broadband, con un incremento di sei dollari. E un paio di mesi fa, EarthLink e SBC Communications avevano alzato le tariffe per le linee DSL. In pratica i provider dei servizi veloci affermano di avere margini troppo ristretti con abbonamenti al di sotto dei 40 dollari al mese. Al quale vanno poi aggiunti gli scatti imposti dagli aumenti delle spese gestionali e dell’inflazione.

Comunque sia, le cifre riportate all’inizio confermano il fatto che questi e altri aumenti tariffari non fungono da deterrente. Lo confermano tra l’altro gli stessi dirigenti di Cox, i quali si dicono convinti “che il nostro servizio è il migliore e prevediamo di perdere pochissimi clienti.” Ecco così che i gadget impazzano e nessuno vuole né può sentirsi tagliato fuori dal fenomeno. Qualcuno si immedesima talmente nella parte finendo col sentirsi una sorta di Batman, con vari dispositivi penzolanti dalla cintura o infilati in tasche e taschini. Ma il bello è che nessuno tra i milioni di persone ultra-wired di questi tempi gioca a fare il super-eroe. Per lo più si tratta di comuni imprenditori e impiegati, o anche semplici cittadini, ai quali piace essere sempre collegati col resto del mondo — dagli agenti immobiliari ai rappresentanti di commercio passando per gli info-addicted e gli attivisti hard-core.

Chissà, forse non resta che sperare si avveri quanto proponeva Michael Dertouzos nel suo ultimo lavoro di qualche mese fa, “The Unfinished Revolution”. Delineando il futuro dell’informatica il luminare del MIT scriveva tra l’altro: “in realtà siamo noi a servire le basse esigenze delle macchine anziché il contrario — situazione che andrà solo peggiorando con l’arrivo sulla scena di milioni di nuovi dispositivi mobili.” Invece l’info-tech di domani dovrebbe mettere sempre più a fuoco l’approccio human-centered della tecnologia. E Dertouzos fa di tutto per dimostrarci come siano in avanzata fase di sperimentazione soluzioni concrete verso tale direzione. Bene, tutto vero — speriamo solo queste non arrivino quando sia già troppo tardi.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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