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Internet nemico n.1 della dittatura

18 Gennaio 2001

Internet nemico n.1 della dittatura

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Il rapporto annuale di Reporters sans Frontières, che fa il punto sugli attentati alla libertà di stampa nel 2000, è disponibile sul sito dell’associazione. Per i regimi autoritari, il nuovo media da distruggere si chiama Internet.

I regimi totalitari, infatti, abituati a un controllo rigoroso dei media, vedono di cattivo occhio le possibilità di libertà che permette la Rete.
Ma, cosa che accomuna i dittatori di tutto il mondo, non esiste male senza rimedio.

Ecco, allora, che l’elenco di strumenti repressivi al servizio della censura internazionale si modernizza.
Attualmente 45 paesi effettuano un controllo molto stretto sull’accesso a Internet della loro popolazione, utilizzando sistemi di “filtro ideologico” (nessun accesso a siti politici, stranieri, a carattere sessuale), facendo dello stato il solo fornitore di accessi o, più semplicemente, vietando tutte le connessioni alla rete ai cittadini.

L’associazione ha realizzato anche una “Top 20” dei nemici di Internet, inserendo quelli che brillano per la loro capacità di soffocare ogni opposizione, non solo virtuale.

La Birmania, per esempio, obbliga tutti i possessori di computer a dichiararlo all’amministrazione: chi non si adegua rischia 15 anni di prigione.
La Libia ha semplicemente deciso di non connettersi alla rete mondiale, continuando a fornire alla popolazione una sola fonte d’informazione.

La Tunisia ha bloccato ogni accesso ai siti di Amnesty International, perché, nel rapporto del novembre 1998, recensiva questo paese come teatro di violazioni ripetute contro i diritti umani.

Seguono Cuba, Cina, Bielorussia e Sudan in questa non edificante classifica, che potete leggere a questo indirizzo.

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