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Internet ha smesso di crescere

09 Dicembre 1999

Internet ha smesso di crescere

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Secondo i dati emersi da una ricerca di Cyber Dialogue, la crescita di Internet ha subito negli ultimi sei mesi un netto rallentamento. In particolare aumenta il numero degli utenti delusi che si allontanano dalla Rete.

I dati diffusi dalla società di ricerche statunitense (vedi anche la News di Apogeonline), non hanno mancato di sorprendere la quasi totalità degli osservatori. Secondo Cyber Dialogue, infatti, il numero di persone che utilizza Internet negli Stati Uniti è aumentato negli ultimi sei mesi del 13% (+3,9 milioni di persone) contro una crescita del 58% registrata nello stesso periodo dell’anno scorso.

Si tratta, come si può notare, di una contrazione piuttosto netta del tasso di crescita. Secondo lo studio, il numero di adulti online negli Stati Uniti non dovrebbe così superare i 109 milioni nel 2003, data per la quale altre ricerche prevedono una popolazione di utenti di circa 200 milioni di persone.

Quali sono i motivi alla base di questo rallentamento? Innanzi tutto il costo d’ingresso in Rete, che taglia fuori ampie fasce di popolazione a basso reddito. E questo anche in Paesi ricchi come gli Stati Uniti. Come ha dimostrato il quarto studio condotto dalla National Telecommunication and Information Administration (NTIA) per conto del ministero del Commercio e pubblicato lo scorso 8 luglio, l’accesso alle risorse informatiche accresce le ineguaglianze razziali, sociali ed economiche.

Secondo il rapporto un bianco agiato dello Utah ha statisticamente venti possibilità in più di possedere un computer collegato a Internet di un nero del Mississippi. Globalmente lo studio rileva che il 47% dei bianchi e il 55% degli asiatici che vivono negli Stati Uniti possiede almeno un computer. La percentuale dei neri è esattamente la metà e quella degli ispanici scende a un quarto.

Secondo il rapporto dell’NTIA, inoltre, a parità di reddito e di educazione, le differenze razziali continuano a giocare un ruolo importante. Tra le categorie sociali svantaggiate il 32% dei bianchi possiede un computer contro il 19% di neri e ispanici. Ma il dato più preoccupante è che questo vero e proprio fossato digitale è aumentato dal 1994 del 6%.

Larry Irving, sottosegretario di Stato all’informazione ha descritto questa situazione come uno dei “problemi maggiori che l’America deve affrontare in materia di diritti economici e civili”. Purtroppo il rapporto del ministero non propone nessuna soluzione, limitandosi a invitare i poveri a frequentare più assiduamente scuole e biblioteche provviste di computer collegati a Internet.

Un altro dato che colpisce nel rapporto di Cyber Dialogue è il tasso di disaffezione a Internet, che risulta in costante aumento.
Secondo gli analisti, circa 28 milioni di utenti avrebbero abbandonato la Rete negli ultimi sei mesi. Un numero di delusi molto alto, soprattutto se lo si confronta con i dati degli anni scorsi. Nel 1997, ad esempio, il numero delle persone che si erano disconnesse era stato di 9,4 milioni.

Certo, c’è da considerare che la popolazione totale di Internet è aumentata parecchio in questi anni e quindi anche il numero assoluto dei delusi era destinato a salire in proporzione. Ma in due anni la Rete è anche maturata, almeno così tutti hanno pensato e dichiarato, e quindi anche la sua capacità di fidelizzare gli utenti sarebbe dovuto migliorare. Così non è stato e forse è giunto il momento di guardare in faccia la realtà.

Anche in un Paese come gli Stati Uniti, infatti, dove ormai una larga maggioranza di adulti utilizza abitualmente la Rete, i motivi per allontanarsene non sono pochi e tra questi due spiccano sugli altri: la difficoltà di utilizzo e la bassa qualità di informazione e servizi. L’uso di Internet, attualmente, comporta un impegno eccessivo da parte dell’utente, che è costretto a rimanere immobilizzato davanti al suo computer in un esercizio di ricerca e orientamento che spesso crea frustrazione e isolamento. Il computer stesso, inoltre, è un oggetto, oltre che costoso, ancora troppo complesso e difficile da utilizzare.

La Rete è in un qualche senso vittima del suo stesso potere e l’estrema frammentazione dell’informazione – conseguenza in parte del tipico laissez faire anglosassone – ne rappresenta al tempo stesso il fascino e il limite. L’introduzione di nuovi terminali abilitati all’accesso a Internet, come telefoni cellulari di seconda e terza generazione, agende elettroniche o telefoni fissi dotati di schermo e tastiera, potrebbe rappresentare un nuovo impulso alla diffusione della Rete facilitandone l’utilizzo. Il problema della scarsa qualità dell’informazione e dei servizi, però, rimane.

I problemi di crescita registrati negli Stati Uniti non interessano per il momento l’Europa che, a causa del suo forte ritardo, è destinata a prosperare ancora per qualche tempo. Ma il rallentamento americano è un problema per tutti perché potrebbe avere conseguenza negative su quella che viene ormai definita l’Internet Economy.

Già ora molte iniziative, anche di successo, non riescono a conquistare un’audience sufficiente per raggiungere la redditività. Un esempio per tutti è quello di Google, motore di ricerca sempre più apprezzato dagli utilizzatori ma che, dal 1998, data del suo lancio, non riesce a ritagliarsi una sufficiente quota di mercato pubblicitario. Tanto che l’azienda ha deciso di realizzare accordi commerciali con altri siti ai quali rivendere la propria tecnologia.

Quando la crescita della Rete registrava tassi non inferiori al 100% annuo, ogni nuovo entrato aveva significative possibilità di affermazione. Oggi non è più così e il fenomeno della concentrazione si fa sempre più forte. Chi entra sulla scena oggi si trova di fronte un mercato particolarmente competitivo nel quale è sempre più difficile farsi largo. E per farlo non bastano più le buone idee, ma sono necessari forti investimenti. L’era dei pionieri è forse definitivamente tramontata anche se quella della maturità appare ancora lontana.

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