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Internet governance a una svolta?

02 Aprile 2004

Internet governance a una svolta?

di

ICANN nella morsa del business, VeriSign in testa, e delle agenzie pubbliche ONU: ma non dimentichiamo gli utenti

“ICANN si trova assalita all’interno da VeriSign, che il mese scorso l’ha querelata perché ne impedirebbe il tentativo di capitalizzare sul proprio diritto, sancito del governo USA, alla gestione dei domini.com e.net. Mentre a livello internazionale deve difendersi dal deciso attacco portatole dalle Nazioni Unite, che fin dal 1999 insiste per avere voce in capitolo sulla gestione mondiale della rete.” Questo il quadro attuale di fronte all’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) — per come delineato nell’introduzione a una recente intervista di CNet a Vinton Cerf. Dove quest’ultimo, attuale chairman dello stesso ente e considerato uno dei ‘padri’ di internet, spiega tra l’altro che “governi e business iniziano a svegliarsi sull’importanza di internet rispetto ai rispettivi interessi economici”, e vogliono perciò dire la loro su domini, architettura, protocolli. Il tutto porta a uno scenario quantomeno confuso sul futuro del governo di internet — con analoghe conseguenze poco chiare per l’utenza a largo raggio.

Va intanto ricordato che, lasciati alle spalle gli anni della gestione affidata ad accademici e volontari, dal 1998 ICANN ha modellato le policy dei domini su un dichiarato stile-business, per quanto ufficialmente trattasi di un’organizzazione “super-partes.” Eppure il problema più serio al momento rimane il potente assalto commerciale: la formale denuncia di VeriSign mira infatti non soltanto ad aprire un varco legale per il ripristino del proprio servizio di ricerca siti (SiteFinder.com), quanto ancor più ad affermare la forza e i diritti delle corporation nella internet governance. Non a caso nel testo della denuncia, VeriSign sostiene che ICANN abbia assunto un ruolo che non le spetta, proponendosi di fatto come “regolatore della gestione dei nomi di dominio”. In altri termini, ad ICANN non spetterebbe alcuna l’autorità nel bloccare il rilancio di SiteFinder. E VeriSign avrebbe il diritto di sfruttare come e quando meglio crede l’enorme database accumulato finora in quanto gestore dei domini.com e.net. Una sorta di privatizzazione dei servizi pubblici offerti finora.

Intanto si fanno avanti anche le Nazioni Unite, la cui task force sull’Information and Communication Technologies ha tenuto un forum a New York a fine marzo. L’ente non fa mistero di voler formalmente ottenere la gestione dei domini a livello globale onde tutelarne le politiche a favore del pubblico. L’incontro ha visto la presenza di rappresentanti di aziende e governi a livello mondiale, aventi come obiettivo una maggiore apertura delle pratiche gestionali di ICANN, le quali hanno sforato dal semplice campo amministrativo (come previsto), per sfociare invece in questioni squisitamente politiche. È accaduto, ad esempio, nel 2001, quando si è assunta la gestione del domino.af, fino ad allora curato sino ad allora dal regime talebano in Afghanistan. Oppure, l’anno precedente, con la creazione del dominio.ps per i territori palestinesi ancora privi di una nazionalità di riferimento. E la fresca controversia per.ng (Nigeria), il cui presidente è dovuto intervenire personalmente onde risolvere i disaccordi dello stesso governo su chi doveva gestire quel top-level domain.

Altro punto cruciale riguarda i rapporti con il Dipartimento del Commercio USA, di cui ICANN è emanazione diretta. In tal senso rimane il fondato timore che questi stretti legami possano portare a qualche tipo di azione, da parte del governo statunitense, per controllare lo spazio internet di altri paesi. Non a caso l’amministrazione Bush si oppone a qualsiasi allentamento di tali legami, come pure alcuni membri del direttivo di ICANN ritengono che qualsiasi gestione più allargata dell’attuale porti soltanto a ulteriori problemi e confusioni per tutti. Motivo per cui non è affatto chiaro se e quali prospettive avranno le pressioni dell’ONU per un passaggio delle consegne. Queste assegnerebbe la gestione dei domini all’International Telecommunication Union (ITU), agenzia basata a Ginevra dedita ai problemi delle telecomunicazioni con enfasi sulla tutela dei diritti pubblici. Va notato che, in una simile prospettiva, nel 1999 l’agenzia aveva anche proposto la tassa di 1 cent per ogni 100 e-mail inviate.

Nel complesso dunque la internet governance pare aver raggiunto un punto di svolta. Ovviamente in coincidenza allo sviluppo sempre più ramificato e universale del digitale, con tutta la varietà di soggetti coinvolti a ogni livello e paese. Un ambito in cui vanno affrontati con decisione, ad esempio, problemi quali l’architettura tecnica, con il difficoltoso passaggio dal protocollo IPv4 a IPv6, componente centrale del design della rete e sfida piuttosto complessa. Oppure la creazione di nuovi top-level domain, con.aero e.museum già approvati dal governo USA e altri in fase di discussione in senso allo stesso ICANN. Finora sono nove quelli presentati formalmente, tra cui:.xxx per siti per adulti,.mail per comunicazioni senza spam,.mobi per i dispositivi mobili. Il processo di accettazione prevede ora un mese per i commenti pubblici, seguito dal dibattito all’interno di ICANN. C’è particolare pressione e attesa per i domini del wireless (tipo.mobi), la cui introduzione è appoggiata dalle maggiori aziende del settore e copre un’area in forte penetrazione, quella dei cellulari e PDA di prossima generazione.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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