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Internet e l’aborto in acque internazionali

22 Giugno 2001

Internet e l’aborto in acque internazionali

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L'iniziativa di un sito olandese riaccende la discussione sul rapporto tra Internet e diritto. È giuridicamente possibile offrire via Internet, alle donne che abitano in paesi in cui è vietato, la possibilità di abortire in acque internazionali, aggirando le leggi statali?

Un’iniziativa dell’associazione olandese Women on waves ripropone, in un ambito molto particolare, la dibattuta questione del diritto applicabile e della giurisdizione competente, in materia di utilizzo delle nuove tecnologie e soprattutto di Internet.

In considerazione dell’elevatissimo numero di aborti clandestini praticati ogni anno nel mondo – circa 20 milioni, in seguito ai quali si verificano circa 70.000 decessi – l’associazione Women on waves ha finanziato la creazione di un ospedale ad altissima tecnologia, specializzato nelle interruzioni di gravidanza e collocato in un container, caricato a bordo di un’imbarcazione.

Sulla base delle prenotazioni ricevute via Internet, la nave fa tappa nei porti di paesi nei quali l’aborto è illegale e fa salire a bordo le donne che hanno aderito, intendendo interrompere una gravidanza indesiderata in tutta sicurezza.

La barca si reca, quindi, in acque internazionali e, una volta praticati gli aborti, riporta le donne al proprio paese d’origine.

Sino qui, nessun problema. Non c’è, infatti, alcun dubbio sulla non punibilità delle donne, al loro rientro in patria, in quanto la loro legge penale nazionale si estende solamente sino alle acque territoriali, mentre, in acque internazionali, si applica la legge dello Stato al quale la nave appartiene. Cioè, in questo caso, la legge olandese, che consente l’interruzione volontaria della gravidanza.

Il problema giuridico è di altro genere. Può il giudice di un paese nel quale l’aborto è illegale imporre all’associazione di predisporre un sistema di filtri per l’ingresso al sito, in modo da impedire l’accesso alle proprie cittadine? In teoria sì, ma la sentenza dovrebbe poi venire eseguita in Olanda. I giudici olandesi potrebbero appellarsi, contro l’esecuzione automatica delle sentenza, alla sua contrarietà rispetto alla legge olandese – che consente espressamente l’aborto – e alla libertà di espressione.

La vicenda, in conclusione, rappresenta un ennesimo esempio della difficoltà crescente di conciliare le norme nazionali e internazionali con la capillare diffusione delle nuove tecnologie e, in particolare, di Internet, che è in linea di principio indifferente all’esistenza delle frontiere.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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