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Internet e la pipì

19 Aprile 2001

Internet e la pipì

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Signore e signori, la notizia dell’Associated Press ha dell’incredibile. Un uomo di 42 anni per fare soldi vende online la sua urina.

A che scopo e chi, soprattutto, sono i suoi clienti? Pervertiti? Niente di tutto questo.
Kenneth Curtis vende la sua pipì a tutti quelli che, tossicodipendenti o consumatori di sostanze illecite, devono sottoporsi a test medici.

Un’idea per tutti gli sportivi in odore di possibile squalifica per uso di sostanze illecite, cosa abbastanza frequente nello sport nostrano.

Naturalmente, il prodotto è certificato puro ed esente al 100 % e venduto a circa 130 mila lire la confezione (la nota di agenzia non specifica le quantità).
Un commercio durato tre anni e che ha fruttato all’inventore, o al fornitore decidete voi, un discreto gruzzolo.

Il commercio, però, è stato scoperto e bloccato. Infatti, una talpa della Law Enforcement Division, si è fatto passare per un cliente e, una volta condotta la transazione, lo ha fatto arrestare.

Adesso, Curtis è in attesa di processo. La vendita di urina è una pratica vietata dalla legge nello stato della Carolina del Sud, dove risiede il “fornitore”.
Durante la perquisizione dell’appartamento dell’imputato, sono stati scoperti ben 80 litri di urina e una moltitudine di kit che permettono di mantenerla alla temperatura corporea.

In realtà, l’idea era già stata portata sullo schermo in un film di fantascienza, dove un ragazzo si fa passare per un’altra persona utilizzando campioni dell’urina del prestatario.

Panta rei, tutto scorre.

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