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Internet e la fine del libro

05 Ottobre 1998

Internet e la fine del libro

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Internet finirà per sostituire i libri? L'ipertesto multimediale rappresenta la nuova forma di letteratura? E perché agli intellettuali di solito non piace Internet?

Il tipico intellettuale “umanista” è reticente a dare importanza alla tecnologia, come se così facendo si privasse di prestigio e, in ultima analisi, anche di potere. In effetti, l’intellettuale è sempre contrario all’ultima tecnologia emergente, quasi avesse bisogno di un tempo più lungo di altre persone per non temerla ed assimilarla.

Derrick De Kerckhove, l’erede di McLuhan, dice che, invece di temere le nostre macchine dovremmo cercare di superarle, cioè assorbirle all’interno del nostro universo psicologico personale, Ieri contro la televisione ed il personal computer, oggi contro Internet: quasi sempre le accuse propongono scenari da regime totalitario. Noam Chomsky, in una recente intervista ha detto testualmente che “Internet è il nuovo grande fratello di orwelliana memoria”. Accadrà insomma ciò che è accaduto vent’anni fa per la televisione: apparente proliferazione di canali ma sostanziale concentrazione del controllo dell’informazione in poche mani.

Ma le ragioni del particolare accanimento contro la Grande Rete sono invece più profonde di un generico timore per la democrazia ed hanno piuttosto radici inconsce nella stretta relazione che esiste tra la nostra cultura e “l’oggetto libro”.

Quando si naviga in Internet ci si può imbattere in due tipi di documenti: dei semplici testi oppure degli ipertesti. Dei testi cioè che hanno al loro interno parole o frasi sensibili al mouse (detti in inglese “link”) e che se “cliccati” portano ad altri documenti.

Il problema sorge quando il link non porta effettivamente al documento indicato; questo per i motivi più diversi, per esempio perché il sito Internet dove risiedeva non esiste più, oppure perché il documento è stato cancellato dallo stesso autore. Come fare allora per controllare una fonte citata come residente in Internet? In un libro le note di solito citano altri libri o pubblicazioni cartacee. Se non si trova il testo in libreria, lo si può sempre cercare in una biblioteca, e se anche lì non lo si trova, ci si può rivolgere alla casa editrice. Purtroppo l’universo virtuale di Internet non permette citazioni e riferimenti “sicuri” ad altri documenti presenti nella rete. Di qui il disagio dell’intellettuale quando sia costretto a citare la rete come fonte. A parziale soluzione di questo sentito problema una società americana, la Alexa sta cercando di registrare ogni documento presente in Internet(!) così che il famigerato errore del Web “404 Not Found” non si presenti più, ma il compito, visti i ritmi di crescita delle pagine web, sembra sinceramente immane.

Siamo precipitati da un giorno all’altro nella cultura telematica di Internet e di colpo sembra che tutto il sapere che “conta” possa essere rintracciato in questo spazio virtuale relegando il libro ad una fonte di conoscenza meno importante. Assurdità? Forse, ma è anche vero che nei secoli passati, quelle lingue che non sono state codificate in qualche forma di stampa sono divenute dialetti o sono scomparse. Lo stesso potrebbe accadere alla “conoscenza” che non riesce a codificarsi nella rete.
Succede spesso che gli utenti di biblioteche che possiedono sia cataloghi consultabili in rete che cataloghi cartacei, tendano a consultare solo quelli on-line: con l’eccezione di coloro che non hanno le competenze necessarie per accedere alla rete e che sono scarsamente interessati ad acquisirle.

È stato detto che nessuno sviluppo della riforma protestante vi sarebbe stato se si fosse continuato ad utilizzare le pelli di 300 pecore per poter stampare una sola copia della Bibbia di Lutero. Elizabeth Eisenstein, studiosa dei portentosi mutamenti indotti nella civiltà occidentale dall’invenzione della stampa, afferma che l’invenzione di Gutemberg, salutata da più parti come “l’arte pacifica”, contribuì più di ogni altra invenzione tecnica a distruggere la concordia cristiana e a scatenare le guerre di religione. A cosa ci porterà la rivoluzione di Internet? Alla scomparsa del libro?
Un buon libro spesso è il risultato di mesi e mesi di lavoro dell’autore che condensa in qualche centinaio di pagine tutta la sua conoscenza su di uno specifico argomento e capita di frequente che le informazioni trovate in Internet non siano considerate sufficienti neanche da chi le ha immesse e rimandino perciò alla lettura di un buon libro, considerato magari un testo fondamentale sull’argomento.

A tutt’oggi problemi di copyright non permettono la consultazione dei libri recenti in formato digitale. Ma se un giorno non lontano riuscissimo a consultare i libri tramite la rete? Ovvero non solo la catalogazione degli stessi via rete, come molte biblioteche permettono già di fare, ma proprio il loro contenuto?
Disporre di decine o anche centinaia di libri sullo stesso argomento in formato digitale, che si possono velocemente scorrere alla ricerca di un passo importante, un nome, o un evento costituirebbe una risorsa preziosissima.
Esistono già da anni sia in Italia che all’estero associazioni che mettono a disposizione gratuitamente in formato elettronico, libri, articoli, e testi vari come ad esempio il ” Progetto Gutemberg“. Per l’Italia questa meritevole opera è svolta dall’associazione Liber Liber con il Progetto Manuzio che prende il nome dal famoso editore veneziano del cinquecento.

Vi sono certamente dei problemi relativi alla quantità di libri e pubblicazioni che verranno resi in formato digitale, un grosso ostacolo per esempio sarà quello del copyright: attualmente possono essere resi pubblici solo quei testi i cui diritti d’autore sono scaduti. Negli Usa recentemente è stata proposta una revisione alla legge sul copyright che estenderebbe per altri 20 anni i diritti, cosicché un’opera potrebbe essere tutelata per quasi un secolo dopo la data di pubblicazione.
Comunque è molto probabile che nei prossimi anni riusciremo ad ottenere una notevole massa critica di testi in rete tale da renderne appetibile la consultazione; ma la loro struttura probabilmente non sarà quella lineare del vecchio testo stampato. Assisteremo ad una trasformazione dei testi in ipertesti ricchi di collegamenti ad altri documenti in un rincorrersi senza fine di analogie e riferimenti. Ma non spaventatevi, con altrettanta probabilità il libro come lo conosciamo oggi non verrà mai completamente sostituito dal suo formato elettronico, se non altro per considerazioni di ordine meramente pratico: leggere su di uno schermo da computer è sempre un po’ difficoltoso, dà fastidio agli occhi e occorre un computer, mentre un libro lo posso leggere anche a letto o in autobus, ha bisogno solo di un po’ di luce e soprattutto non consuma energia e non si guasta mai, neanche se lo fate cadere da un tavolo. A questo proposito Umberto Eco ci rassicura: “I libri si dividono in due categorie: libri che si leggono e libri fatti per essere consultati. Tutti i libri fatti per essere consultati possono essere sostituiti da un CD-ROM”.

In realtà probabilmente si è solo aperto un nuovo “canale informativo” attraverso il quale riusciremo ad accedere alla conoscenza in modo più rapido ed efficace, ma che si giustappone ai media precedenti, senza appunto estinguerli (anzi!, ad esempio i libri sull’argomento “Internet” stanno riempiendo scaffali e scaffali nelle librerie). Sembra addirittura che, per così dire, il cerchio si stia chiudendo: dal libro su carta, al libro su video, al libro “elettronico”: alcuni ricercatori del MIT recentemente hanno rivelato di lavorare ad una sorta di “libro dei libri”; si tratta di un libro di centinaia di pagine composte da una carta speciale nella quale sono compressi dei substrati di un sottile film sensibile ad un “inchiostro elettronico”.

In realtà l’inchiostro elettronico non sarebbe altro che un insieme di milioni di puntini che hanno la capacità di diventare bianchi o neri a comando.
Quando si desidera leggere un certo libro, basta ordinarlo via Internet e il libro si collega alla rete e si riempie di pagine. Quando si finisce di leggerlo, un altro libro può essere scaricato dalla rete, sostituendo il precedente. Si tratta quindi di un oggetto che rappresenta un meta-libro e che sottolinea definitivamente la differenza tra contenitore e contenuto perciò dite addio al profumo della carta stampata ed al fruscio delle pagine sotto le dita. Mi sono chiesto poi: perché creare un libro con molte pagine elettroniche invece di due sole facciate? La spiegazione è semplice: il fatto è che a noi esseri umani piace sfogliare e soprattutto ritrovare le informazioni localizzandole visivamente sulle pagine scritte. Quando potremo leggere il nostro romanzo preferito sull’e-book? entro due-tre anni ed il costo per il modello base dicono, non supererà i 200 dollari. Ma già questo autunno ben tre società, la SoftBook, la RocketBook e la EveryBook, metteranno in vendita degli e-book, grandi come un piccolo PC portatile e forniti di uno schermo ad alta risoluzione e con la memoria sufficiente a scaricare dalla rete un intero libro.

Da piccolo, leggendo Topolino, spesso mi imbattevo in qualche storia con i nipotini di Paperino con il loro enciclopedico “Manuale delle Giovani Marmotte”. Lì dentro riuscivano a trovare la risposta ad ogni domanda e a cavarsi dai guai. Mi sono sempre chiesto come facesse a starci un’intera enciclopedia in un libro, tutto sommato, abbastanza piccolo: ora lo so.

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