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Internet e Giganti in Europa

03 Maggio 2002

Internet e Giganti in Europa

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Ecco come si comportano le 235 principali imprese europee. Oltre all'atteggiamento nei confronti dell'Internet più commerciale, sono stati valutati gli aspetti di natura "creativa"

Con una ricerca effettuata da Mazar in collaborazione con Nouvel Hebdo, si è cercato di dipingere l’atteggiamento delle 235 principali imprese europee (quelle, per intenderci, del DAX 30, del MIB 30 per l’Italia e dei corrispettivi francesi, inglesi, tedeschi e spagnoli), attraverso un questionario di quaranta domande. L’orientamento dell’indagine, di natura eminentemente commerciale, premia una ventina di campioni: sul podio i francesi di Schneider, i tedeschi di Dexia, gli inglesi di Marconi, gli spagnoli di Banco Popular, ancora i francesi di Valeo e, solo dopo BNP Paribas, al settimo e all’ottavo posto, le prime due italiane, Olivetti e Pirelli, staccate di una decina di posizioni da Fiat (15) e Telefonica (19).

Oltre all’atteggiamento nei confronti dell’Internet più commerciale (e-procurement, CRM e MarketPlace innanzitutto), uno scorcio è stato dedicato a quelli che la società ha definito gli aspetti di natura “creativa”: reclutamento, formazione, comunicazione interna, condivisione delle conoscenze, apertura, stimolo innovativo. Ricordandoci che stiamo parlando di “giganti”; è interessante notare che la metà delle risposte ha riconosciuto l’efficacia di Internet nella gestione delle relazioni sociali, spiccatamente riguardo alla messa in comune della documentazione e delle idee, coniugata con l’indispensabile circolazione dell’informazione e della discussione. In seconda battuta e con un’incidenza marginale, sono stati indicati i metodi di reclutamento e formazione, accanto alla creatività.

Se lo studio è probabilmente troppo poco significativo per valutare l’impatto di strumenti come e-learning o e-recruitment, può offrirci alcuni stimoli non del tutto privi di valore. Il primo: che forse non si può parlare di e-learning fuori dai portali di comunicazione e condivisione di informazioni, conoscenze, idee, esperienze e che la via della “scuola” digitale e dei cataloghi elettronici non sembrerebbe la strada giusta, mentre lo sarebbe quella focalizzata sui processi, sulle relazioni e sulla cultura d’impresa.

Il secondo, di conseguenza, che sarebbe meglio stracciare le distinzioni fra Knowledge, Content e Learning; superare la priorità dello strumento per orientarsi alla concretezza dei comportamenti. Internet è bene perché apre, assieme al mercato, le menti degli impiegati al mondo esterno, nello stesso modo in cui Intranet, apre quelle dell’impresa a un’intelligenza collettiva che parte dalla voglia, seppure conflittuale, di condividere esperienze e valori con i colleghi, al di là della forma e della gerarchia. Accettando questi presupposti sarà tutto più facile: la formazione come la cura del cliente o le relazioni coi fornitori.

Dei risultati restano da citare alcuni dati curiosi, come la tendenza degli intervistati italiani a eludere le domande, la maggiore attenzione degli spagnoli alle relazioni interne (una probabile priorità delle Intranet); orientamento seguito a distanza dai tedeschi, con un più spiccato atteggiamento di servizio che coniuga l’attenzione all’impiegato con quella al cliente (CRM); apparirebbero scetticamente strutturati gli inglesi, con una forte eccezione a favore dell’e-procurement. L’Italia starebbe al balcone, con un cospicuo investimento che però non è bastato a fare chiarezza e a maturare una posizione originale: i nostri manager stentano a rispondere con decisione e, seppure siano pochi gli strumenti rifiutati (spiccherebbero e-CRM ed e-Marketplace), non mostrano particolari entusiasmi e a dirsi soddisfatte sarebbero quasi esclusivamente le società finanziarie e le banche.

Se i ricercatori sottolineano che “siamo lontani dal poter parlare di rivoluzione manageriale”, per chi si occupa di formazione e sviluppo organizzativo, di lavoro ce ne sarebbe molto, se solo ci si sapesse concentrare sui bisogni reali, in primo luogo, almeno a casa nostra, quello di capire di che cosa si sta parlando e come lo si possa concretamente usare.

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