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Internet e computer in famiglia

07 Febbraio 2001

Internet e computer in famiglia

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Cosa succede quando il computer entra in una casa? Le dinamiche familiari vengono modificate? E se la televisione ha cambiato radicalmente il modo di comunicare in famiglia, il PC quali mutamenti porterà tra genitori e figli?

Sono alcune delle domande che inevitabilmente ci si pone quando la “tranquillità” familiare è “disturbata” da un nuovo intruso tecnologico, il PC appunto, e che “Internet e computer in famiglia“, il nuovo libro di Marco Gasperetti, appena edito da Apogeo, affronta nelle quasi duecento pagine di testo. Un libro atipico, rivolto a un target eterogeneo. Perché se alcuni capitoli sono dedicati a un pubblico di neofiti, altri spiegano come utilizzare al meglio il computer anche in modo complesso. Capitoli con un taglio da manuale pratico (si danno suggerimenti su come collocare il computer a casa e quale hardware e software utilizzare), si alternano dunque ad altri più teorici (di interesse scientifico l’ultimo capitolo dedicato alle interfacce della conoscenza), il tutto scritto con un linguaggio semplice e mai pedante.

Il libro è già stato adottato da alcune università, proprio per il suo duplice aspetto: divulgativo (ottimo per una conoscenza di base da parte di studenti che vogliono comprendere i rapporti che esistono tra personal media ed educazione) e scientifico con capitoli che aprono il campo a ulteriori sviluppi.

L’autore, Marco Gasperetti, è un giornalista professionista (scrive sui più importanti quotidiani e magazine italiani e su Apogeonline ha una rubrica dedicata alla scuola e alle nuove tecnologie) e insegna “Teoria e tecnica dei linguaggi multimediali” alle università di Pisa, Firenze e Trieste. Esperto di problemi di psicologia dell’età evolutiva, ha già scritto diversi saggi, alcuni dei quali sono stati tradotti in altre lingue. A Marco Gasperetti abbiamo rivolto alcune domande.

Nel tuo ultimo libro hai usato un linguaggio molto semplice e intuitivo, ma affronti anche problemi complessi di natura psicologica e filosofica. Perché hai preferito essere così divulgativo?

“Non è una mia preferenza, ma un dovere. Negli ultimi mesi ho letto decine di saggi scritti da autori di scuola anglosassone, europea e italiana. Gli autori americani scrivono quasi sempre in modo scarno, molto semplice e divertente e un manuale, anche il più ostico, si legge con facilità. Altri saggi, scritti da illustri autori europei (italiani compresi) sono spesso scritti in modo ermetico, pieni zeppi di anglicismi e neologismi incomprensibili. Una volta lo feci notare a un docente universitario. Sai cosa mi rispose? Ma dai, in questo modo si dà più tono al libro. Bene, “Internet e computer in famiglia” è un libro stonato, o meglio, che se ne frega di questo tipo di tono. É scritto in modo semplice, ha capitoli dedicati a genitori che del computer non sanno niente, ma cerca di essere qualcosa di più della semplice guida”.

Ed è per questo motivo che la seconda parte del libro, pur mantenendo un linguaggio semplice e immediato, è più teorica?

“Certo. Ci puoi trovare teorie anche complesse, ma (spero) spiegate in modo chiaro e divertente. “Computer e Scuola“, il libro che ho scritto alla fine del 1998 sempre per Apogeo, ha ricevuto molti elogi da parte della critica, ma quelli che ho apprezzato di più sono stati i complimenti dei singoli lettori. Quasi tutti mi hanno detto che a leggerlo si sono divertiti”.

In “Internet e computer in famiglia” tu parli molto di comunicazione in famiglia e, contro ogni luogo comune, affermi che il computer può essere un modo per comunicare meglio tra genitori e figli. Perché?

“Perché il computer e un medium allo stato puro, un grande comunicatore. La sua versatilità e il suo carattere ludico lo rendono eccellente per garantire una migliore comunicazione in famiglia. Certo, ci si può anche isolare, ma se una mamma o un papà imparano a giocare con il PC insieme ai figli, oppure a navigare su Internet e a esplorare un nuovo mondo, certo pieno di insidie, ma anche straordinario, ci guadagnano i rapporti in famiglia”.

Due parole sulle interfacce della conoscenza. Cosa sono?

“Sono tutti quegli strumenti, hardware e software, con i quali è possibile esplorare il mondo e imparare meglio. Una penna scanner, una videocamera, un programma autore, un software di business presentation, possono essere utilizzati per personalizzare il proprio sapere e realizzare un simulacro della propria conoscenza. Immaginatevi di avere a disposizione un grande database di tutti gli appunti, le letture, i giochi che ci hanno accompagnato a scuola e fuori di scuola. Bene, questa metafora digitale, può essere già realizzata utilizzando le nuove tecnologie in un modo costruttivo”.

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